Il Genoa forse è una corazzata, ma ha ancora troppe falle da correggere

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Genoa corazzata? Sarà, ma allora la sua chiglia presenta ancora parecchie falle, che ne condizionano la navigazione. Quattro turni di campionato hanno detto, innanzitutto che, ogni qualvolta il livello dell’avversaria di turno sale, la vittoria si volatilizza. È presto per parare di ricorrenza e non di casualità, ma forse è già tempo di affermare papali (sperando in una… cantonata) che questa squadra non sarà l’ammazzacampionato e, se promozione sarà, scaturirà da sofferenze indicibili e non da un cammino liscio come l’olio.

Chi vede rosa ha buon gioco nel sostenere che nell’ultima mezz’ora con il Benevento i rossoblù avrebbero stralegittimato il successo e di fronte al Parma il pareggio finale è stato frutto di episodi tremendamente avversi. Chi vede nero potrebbe rispondere che a Venezia la vittoria è stata presa per i capelli e a Pisa s’è fortemente rischiato, nel finale, di essere raggiunti, persino con uomo in più.

È indubbio che sabato la sorte non sia stata amica del Grifo: il primo gol ospite ha dell’incredibile (capocciata nel sacco senza che l’autore se ne accorgesse), il secondo è stato frutto di una deviazione di Dragusin che ha spiazzato il portiere. Mettiamoci pure l’offside dello stesso difensore rumeno che ha vanificato il 4-2 ed ecco che i crediti accumulati con la sorte sono ragguardevoli.

Al di là dei momenti salienti, il quadro di fondo è stato tutt’altro che esaltante. Il Genoa aveva in mano il successo e, di fronte ad una squadra che appariva vulnerabile in difesa e deboluccia in avanti, ha commesso la fatal distrazione costata il 3-3: un team maturo e organizzato non incorre in certi inciampi. Latita ancora la capacità di gestire il vantaggio: la’rma del contropiede va sguainata, ma non bisogna abusarne, e così è successo nell’ultima mezz’ora, quando sarebbe stato preferibile tener palla, far girare a vuoto l’antagonista, dimostrarsi realmente padroni del campo. Si dirà: non esistono palleggiatori all’altezza, ma c’è il sospetto che il mister non li abbia neppure chiesti alla dirigenza.

Altro elemento rivedibile: la qualità della manovra. Dopo mezzo campionato scorso, un mese e passa di ritiro e qualche settimana di ulteriori gare vere, non si scorge la minima impronta del lavoro di Blessin in fase propositiva. Ok il pressing alto, ok le ripartenze, ma appena l’avversario si chiude e aspetta, affiorano i difetti di un team poverissimo di soluzioni offensive, con attaccanti poco disposti ad agire di concerto. Quante volte, nel primo tempo, è parso che Coda e Ekuban non sapessero come comportarsi e si limitassero a stazionare come pali al limite dell’area intasando gli spazi? Vero che due gol sono ugualmente arrivati, ma senza che i bomber ci mettessero il becco. In compenso, i quattro parmigiani in avanscoperta, al di là del destino alleato in occasione dell’uno-due vincente, hanno spesso imperversato negli spazi concessi da un Genoa incapace di proteggere i propri difensori.

La ripresa, dopo il nuovo vantaggio rossoblù, ha messo a nudo altre carenze. Quando l’oppositore ti concede almeno dieci contropiedi facili e tu non ne approfitti, è necessario porsi qualche domanda. Un undici competitivo per la vetta avrebbe dovuto mettere in ghiaccio i tre punti con largo anticipo.

Detto del gioco non spettacolare e neppure funzionale, ci chiediamo se la scelta dei giocatori d’attacco non sia stata improvvida. Yalcin avrebbe le qualità per destreggiarsi anche negli spazi ristretti ed è rimasto in panca a pro di Ekuban, che contro difese asserragliate, non disponendo di tecnica sopraffina, tende a scomparire. In compenso, nella ripresa, quando l ‘italo-ghanese ha iniziato a carburare, il mister lo ha sostituito. Vero che nessuno osava immaginarsi uno Yeboah così pasticcione e testardo, ma quello scempio nella metà campo rivale ha tenuto in vita il Parma, che nei palpiti conclusivi nei ha approfittato.

Il Genoa ha assoluta necessità della fantasia di Aramu e, in certi frangenti, della vigorìa di Puscas (in attesa che Coda si sblocchi anche su azione), ma non sempre potranno bastare le iniziative individuali quando manca un canovaccio di manovra e in avanscoperta ci si affida all’improvvisazione. Le perplessità riguardo all’operato di Blessin lievitano, al pari della sensazione che un materiale di ingente valore come quello di cui dispone il tedesco andrebbe sfruttato in un modo ben più congruo. Passi la mancanza di senso estetico, cui dovremo abituarci, ma certe vittorie, di riffe o di raffe, vanno condotte in porto.

PIERLUIGI GAMBINO

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