Samp nettamente superiore al Verona ma resta una trasferta insidiosa

La gara con la Lazio, pareggiata strameritatamente, non destava attenzioni così febbrili. Chiunque conoscesse a fondo i giocatori blucerchiati era conscio che – a prescindere dal risultato – la truppa di Giampaolo avrebbe rimediato una degnissima figura. Le premesse, infatti, erano tutte favorevoli, a cominciare dalla presenza sugli spalti di ventimila ugole a sostegno.

Ben altra curiosità, con annesso un briciolo di preoccupazione – desta invece questo capitolo calcistico a Verona, in uno stadio ambientalmente non ostile, data la tradizionale amicizia tra le opposte tifoserie, ma certamente scomodo sotto l’aspetto prettamente calcistico.

L’Hellas è lontanissimo parente di quello dello scorso anno, ancorato saldamente al centroclassifica e capace di esprimere un calcio di alto bordo. In un sol colpo si è frantumato un attacco mitraglia, capace di portare tre elementi (Simeone, Caprari e Barak) in doppia cifra, ma anche in altri settori si registra un impoverimento. Persino in panchina, a ben vedere, il passaggio da Tudor a Cioffi va interpretato come un passo indietro. Normale che si consideri la formazione gialloblù un’avversaria nella lotta per la sopravvivenza, che dovrebbe coinvolgere parecchie provinciali.

Proprio questi presupposti lasciano tutto meno che tranquilli. Ricordando la recente, disastrosa tappa di Salerno e un bel numero di altre partite esterne dell’era giampaoliana, la vigilia è agitata e la paura di un’altra partitaccia monta.

Spetta ai pedatori blucerchiati respingere ai mittenti tutte queste perplessità offrendo una prova convincente, che andrebbe letta come una polizza assicurativa per riscuotere un quasi certo risultato utile. Vero che con certi po’ po’ di arbitraggi vessatori la Samp è adusa scendere in campo con l’handicap, ma senza danni ingenti sotto quest’aspetto e senza schiaffoni violenti della malasorte difficilmente il ritorno dal Veneto sarebbe con il carniere vuoto.

Quale Samp vedremo all’opera? Quella decorosa e pugnace che ha rimontato contro la Lazio dopo aver fermato pure la Juve o quella latitante dell’Arechi? Stavolta i punti in palio sono più pesanti e un eventuale passo falso avrebbe conseguenze non trascurabili: per un gruppo caratterialmente ondivago come quello doriano (forte con i forti, arrendevole con i più deboli) il rischio di deragliare esiste.

La vera Samp non può temere attaccanti come Henry e Lasagna e centrocampisti come Tameze e Ilic: calciatori rispettabili ma non fuoriclasse. In compenso, può colpire d’incontro una difesa come quella veronese, piuttosto ballerina, a patto che gli avanti doriani affilino gli aculei per pungere e non sciupino occasioni da gol in serie.

Sulla carta è una sfida aperta a qualsiasi risultato, ma sarà la Samp più che la formazione di casa ad indirizzarne sviluppo ed epilogo. Una fase difensiva attenta e organizzata – secondo i canoni di Giampaolo – dovrebbe affrancare da brutte sorprese e anche a centrocampo i blucerchiati sembrano in grado di giocarsela. Le chances di successo invece si legano alla concretezza che si attende non solo da Gabbiadini il quale – disponendo di un’autonoma atletica ridotta – appare più adatto a disputare la ripresa. Sono i suoi compagni di reparto a dover garantire una presenza fattiva in zona gol, a partire da Caputo, indicato come probabile titolare, unica punta attorniato da centrocampisti più o meno bravi negli inserimenti: l’imprescindibile Rincon, un Sabiri caldamente pregato di risvegliarsi, il settepolmoni Vieira, i due esterni Djuricic e Leris (al quale si chiede un pizzico di cinismo).

Villar e soprattutto Gabbiadini, dopo l’intervallo, potrebbero rivelarsi gli uomini della svolta, in attesa che Winks (comunque disponibile per un utilizzo) e Pussetto si propongano come un valore aggiunto.

PIERLUIGI GAMBINO

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