Genoa-Parma, sulla carta è già il Big Match per la Serie A

Il computer della Lega, incaricato di varare il campionato cadetto, ha combinato un bello scherzo fissando già al quarto turno la partita probabilmente più attesa e sentita dell’intero campionato. Sulla carta, Genoa e Parma saranno protagoniste sino in fondo, con chances non trascurabili di risalire a braccetto nell’Olimpo del nostro calcio: ovvio che gli intenditori avrebbero volentieri posticipato la partitissima di uno-due mesi, quando ambedue le squadre saranno a pieno regime.

Così questo prematuro confronto diretto potrà dire solo mezze verità: entrambe le compagini, ma soprattutto il Grifo, debbono ancora esprimere il meglio di sé stesse, come dimostrato dalle prime uscite stagionali, in cui l’una e l’altra hanno fatto balenare enormi potenzialità senza però esprimerle compiutamente.

I rossoblù possono giovarsi del fattore campo, ma non è così scontato che sia un vantaggio. Intendiamoci, la spinta di tutto uno stadio può avere parecchia incidenza, ma non tale da mutare atteggiamento tattico e filosofia dei due allenatori, in particolare Blessin, trainer a trazione posteriore.

 

Le prime tre giornate di cadetteria hanno mostrato un Parma forse più bello ed un Genoa certamente più concreto: riflessi di due allenatori che partono da premesse differenti. I rossoblù non inseguono il calcio champagne e se ne infischiano bellamente del football spettacolo. È improbabile insomma che comandino la gara sviluppando trame suggestive, ma per sfangarla dovranno stavolta mostrare traccia di un gioco collettivo, di un’intesa tra i reparti e tra gli uomini di uno stesso settore. È presto per pretendere che giochino a memoria, ma in certi frangenti dovranno palesare minor frenesia, più attendismo e ben altra capacità di cambiare ritmo a seconda del momento e delle esigenze contingenti. Se una manovra altalenante a Venezia e a Pisa è bastata per piegare avversari non trascendentali e se contro il Benevento una mezz’ora apprezzabile è bastata per rammaricarsi del mancato successo, in questa sfida tra potenziali mattatrici il rendimento globale dovrà tassativamente salire.

È improbabile che Blessin shakeri la formazione sfruttando una rosa ricca di elementi affidabili, ma a qualche ritocchino sta seriamente pensando, e se non lo attuerà dal primo minuto, lo terrà in caldo per la ripresa, sempre che occorra imprimere una svolta al match. In fase di copertura preoccupano i quattro calciatori offensivi del Parma (il centravanti Inglese e gli appoggi Vasquez, Man e Mihajla), tutti in grado di creare pericoli ad una retroguardia solida ma non velocissima come quella genoana. Servirà proteggere i due centrali Bani e Dragusin e soprattutto puntellare la fascia sinistra, tradizionale sito operativo di Pajac, non un baluardo insormontabile. L’agognato rinforzo non è giunto nelle ultime ore di mercato, sicché Blessin dovrà decidere se confermare la fiducia al croato o se sostituirlo con il più attento Frendrup, che in mediana potrebbe essere sostituito da Ilsanker o Galdames, in attesa del miglior Strootman.

Alle spalle di Coda ed Ekuban (che si è guadagnato la riconferma con il gioiello decisivo a Pisa) bussa all’uscio dei titolari Aramu, che rispetto a Portanova garantisce minore corsa ma ben altro tasso qualitativo. Su tratterebbe di un cambio di visione calcistica da parte di un allenatore sinora ostinatamente fedele al suo primigenio progetto tattico.

Di sicuro il “gegenpressing” blessiniano dovrà funzionare alla perfezione dal primo al novantesimo. Sì perché il Parma ha le potenzialità per fruttare qualsiasi falla nella cerniera rossoblù per aprirsi con più uomini verso il portiere rossoblù Martinez. Si profila un finissimo gioco di equilibri che lascia presagire una contesa più bloccata che ariosa, all’insegna del “primo non prenderle”. Nei big match come questo, il pari conclusivo susciterebbe comunque una pallida soddisfazione e tonnellate di sollievo.

PIERLUIGI GAMBINO

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