La Samp mostra già un’ottima organizzazione, complimenti a Giampaolo

Quando si pareggia contro la Juventus e a fine gara il rimpianto non risulta inferiore alla soddisfazione, significa che i conti tornano. Dopo l’incoraggiante ma jellata prestazione di fronte all’Atalanta, ai blucerchiati serviva una riprova che abbracciasse organizzazione tattica e atteggiamento mentale. Ebbene, la doppia risposta è arrivata a livelli forse superiori alle attese.

Il “Vi vogliamo così” – scandito a fine match dalla Sud e dintorni è la summa del gradimento offerto da Sabiri e compagni, che hanno convinto in entrambe le versioni: quella propositiva del primo tempo e quella conservativa e battagliera della ripresa.

Per onestà intellettuale, dobbiamo spedire fervidi elogi ad un elemento frequentemente criticato: Marco Giampaolo. Si deve a lui una sistemazione sul campo quasi sempre efficace che si è tradotta in una squadra corta e armonica, in una disciplina e diligenza generalizzata, nella sensazione diffusa che il tecnico stia ottenendo dai suoi ragazzi il 110 per cento delle potenzialità.

Il rammarico per il mancato successo, pur mitigato da una ripresa in prevedibile sofferenza, esiste, eccome. In entrambe le partite di campionato, nei primi minuti, la palla della svolta è capitata sui piedi non sempre ispirati di Leris, che all’abilità nello smarcamento non accoppia purtroppo una morbidezza di piede o forse il necessario cinismo in zona gol. Con l’Atalanta il francese si fece respingere in extremis la conclusione e nel recente posticipo ha permesso al felino Perin di alzare sino a centrare la sbarra la traiettoria iniziale, destinata nel sacco. Come sarebbero finite le due gare se la Samp avesse colpito a freddo i blasonati avversari costringendoli ad un’affannosa rimonta?

Se non altro, lunedì la tasca non è rimasta vuota: il punto si conta, eccome.

La Samp ha sciorinato un primo tempo da favola, riuscendo ad invertire i ruoli previsti in cartellone: Juve obbligata a difendersi e frastornata dal lucido fraseggio blucerchiato. E quando, nella ripresa, i bianconeri hanno alzato i ritmi, ecco i padroni di casa adeguarsi al nuovo clima, tattico e agonistico, senza sciogliersi. Vero che il provvidenziale Var ha annullato un gol di Rabiot viziato da offside di Vlahovic e vero altresì che nel recupero Audero ha salvato capra e cavoli con una paratona di Kostic, ma nel complesso la fase difensiva, guidata da un Colley da Champions, ha egregiamente tenuto. Si temeva che i cambi forzati operati per ragioni di crampi snaturassero il Doria, ma così non è stato, e neppure chiudere con un estero, De Paoli, nella zona nevralgica per mancanza di alternative ha spezzato il filo che conduceva ad un epilogo tutto sommato felice.

Il pari non corrobora solo morale e classifica, ma rappresenta pure un messaggio rivolto ai potenziali acquirenti del club. Se non altro, questa Samp, pur perfettibile (si pensi soltanto ai progressi di condizione attesi da Djuricic e Villar), è assolutamente in grado di stazionare ben oltre il baratro degli ultimi tre posti. È presto per trinciare giudizi definitivi, ma almeno nell’undici titolare le tre neopromosse, lo Spezia e la Salernitana appaiono meno provviste, e non si esclude un coinvolgimento anche del Verona.

Restano però alcuni interrogativi da sciogliere. Il più forte riguarda la prima linea, e non solo per lo “zero” nella casella dei gol all’attivo. Caputo si batte come un leone ma sta accusando l’usura e fatica a proporsi in zona gol e capitan Quaglia – di sicuro più dotato di classe – si avvia ai quarant’anni. Con De Luca per lunga pezza in infermeria e Gabbiadini ancora lungi da una condizione decente, serve come il pane un rinforzo in grado di garantire fisicità, corsa e – possibilmente – un buon numero di segnature. Sì perché racchiudere il potenziale offensivo nella classe cristallina di Sabiri appare pericoloso.

Tutto qui? No. A centrocampo i tre titolari Rincon, Villar e Sabiri offrono garanzie, ma alle loro spalle le alternative Villar e Verre tranquillizzano relativamente. Il reparto va assolutamente puntellato con una mezzala che abbini corsa e tecnica.

Infine le fasce, qualora Giampaolo intendesse insistere sulla 4-1-4-1: Djuricic è un adattato e così pure Leris (peraltro in chiaro progresso, occasionissima sciupata a parte), ma sarebbe utilissimo puntellare la zona con un terzo specialista.

Tocca alla dirigenza, da qui al 31, completare l’organico, dribblando anche i vincoli legati alle normative oltre alle risapute ristrettezze economiche. Vale ripeterlo: l’undici base è affidabile, i rincalzi in difesa anche, ma oggi le partite si giocano con sedici uomini, e anche il cosiddetto parco riserve deve risultare all’altezza.

                         PIERLUIGI GAMBINO

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