Quasi tutti promossi con merito dopo Venezia-Genoa, solo Martinez-Ekuban rimandati a settembre

Partiamo da un dato incontrovertibile: il Genoa è stata l’unica favorita della cadetteria a centrare il bersaglio nel primo turno. Parma e Bari si sono divise la posta, il Cagliari ha scongiurato in extremis la sconfitta, il Pisa ha perso a Cittadella. Ad essere pignoli, pure il Frosinone si è imposto, ma il bilancio comparato della serie B arride senz’altro al Grifone.

A Venezia i rossoblù hanno squadernato gli stessi pregi e difetti emersi in Coppa contro il Benevento. A giudicare dalla mole di gioco espressa e dalla capacità di comandare a lungo la partita, la banda di Blessin sta onorando le aspettative: si tratta di uno squadrone, frutto di un accattivante mix tra volponi e giovani rampanti. Il successo al Penzo, sia chiaro, non fa una grinza: per tre quarti di gara Badelj e compagni hanno impresso il proprio marchio al match, come se giocassero a Marassi, e la ferma volontà di iniziare la temporada con un successo non è affiorata tanto nel primo tempo quanto verso fine gara, dopo il pareggio dei lagunari. Sino al gol liberatorio di Yeboah, i veneti sono stati praticamente imprigionati nella propria metà campo, quasi soffocati.

Parecchie, pur in una serata contraddittoria, le note confortanti, a iniziare dall’atteggiamento. Eppoi, la tenuta della coppia centrale difensiva e di Hefti, i guizzi di Gudmundsson (decisivo in occasione del raddoppio), l’instancabile apporto di Frendrup. Meno brillanti le prestazioni di Coda (legittimamente sostituito nella fase conclusiva), Pajac (appena sufficiente nella spinta, inadeguato e… pericoloso in copertura) e dello stesso Badelj (pur decisivo nell’imbeccare Portanova nel contropiede dell’1-0).

Pronube di profonde riflessioni, infine, le recite di Martinez e di Ekuban. Il portiere, già oggetto di perplessità dopo la Coppa, è apparso goffo sia in occasione del pari arancioneroverde, sia sul 2-2 al 95′, fortunatamente vanificato da una posizione di offside. Il Grifo non può permettersi di affrontare un’intera stagione con un numero uno così indeciso: a maggior ragione potendo disporre di un’alternativa del valore di Semper.

Quanto a Ekuban, vanno ammirate la generosità, la disposizione al sacrificio in fase di filtro, la propensione ad agire negli spazi. Ma anche a Venezia si è divorato letteralmente due occasionissime, proseguendo un’annosa astinenza dal gol che mal si accoppia col suo ruolo di seconda punta. Lo squillo determinante di Yeboah – bravo ad avviare l’azione del 2-1 e perentorio nel finalizzarla con un balzo imperioso a quote siderali – potrebbe essere un richiamo a Blessin, il quale è pure atteso a decidere, nei prossimi giorni, la collocazione del nuovo acquisto Aramu: direttamente al fianco di Coda o alle spalle del duo di punta? Di sicuro, questo Genoa ha bisogno, in avanti, di maggiore concretezza, poiché sono rare le situazioni di pericolo arrecate ad un avversario sulla difensiva. Confidare sempre nel contropiede vincente è mera utopia, e allora spazio a punte più incisive (non basta Coda) e soprattutto a qualche elemento che sappia dribblare, creare superiorità numeriche e guadagnarsi anche punizioni dal limite. Aramu è una risposta sulla carta, funzionale, e va pure seguito con interesse Yalcin, autore di uno spicchio di gara assai promettente.

Ultima annotazione, sempre a fini costruttivi. Appena il gegepressing si smorza (impossibile umanamente attuarlo per 90 minuti!) o l’antagonista inizia a farsi più intraprendente, fioccano i rischi difensivi. Col Benevento e a Venezia, sono sempre bastati pochi minuti ai nemici per trovare il gol e sfiorarne altri. E qui balza agli occhi una carenza strutturale: due soli centrocampisti puri (con quattro fra punte fisse e attaccanti di appoggio) spesso finiscono in inferiorità numerica e, inoltre, non bastano ad organizzare un’efficace manovra di possesso palla. Una squadra ambiziosa come il Genoa, quando si trova in vantaggio, deve saper addormentare la partita, senza doversi limitare – come una provinciale – a spedire la sfera il più lontano possibile, sperando in un contropiede. Forse nel settore centrale genoano manca un pizzico di qualità, necessaria per un giropalla che sfianchi e mandi a vuoto i rivali.

                        PIERLUIGI GAMBINO

 

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