Il Genoa vince 2-1 a Venezia con finale al cardiopalma

La costante nella storia del Genoa è la tribolazione, anche quando alla fine del match si può stappare lo spumante. A ogni inizio di campionato il tifoso genoano sempre un po’ ci spera di poter soffrire di meno, quale che sia l’obiettivo stagionale -salvezza, promozione, arrivare davanti alla Samp- magari anche rinunciando a divertirsi, ma proprio non ce la si fa a evitarsi i tormenti di un girone infernale. Ma se alla fine proprio non si riesce a veder la Stella, si può comunque almeno per stavolta uscir contenti dallo stadio sognando benauguranti gli astri sopra la Laguna oltre le nuvole. Contro un Venezia organizzato e combattivo nonostante gli effetti a lungo termine del Covid il Grifo per tutto il primo tempo controlla nel possesso palla e genera più occasioni, ma passa solo dopo la mezz’ora; quindi si fa rimontare nella ripresa, necessario preludio per un finale mozzafiato, in cui le urla di felicità e di rabbia si susseguono da una parte e dall’altra al termine di lunghi mischioni in area e ancor più lunghi controlli al Var.

Le formazioni dei tecnici emergenti

Blessin dovrà certamente lavorare maggiormente sulla concentrazione della sua squadra, come si era ripromesso di fare dopo la vittoriosa uscita di Coppa Italia col Benevento. Nel frattempo conferma pressoché in toto l’undici che ha sormontato per 3-2 le Streghe, col solo Pajac al posto di Sabelli sulla fascia sinistra. 4-2-2-2, con la retroguardia davanti a Martinez completata da Hefti sull’altra fascia e Bani e Drăgușin in mezzo, Frendrup mediano e Badelj regista e capitano, Portanova e Guðmundsson trequartisti, Ekuban seconda punta e Coda centravanti.

Più canonico il 4-3-3 di Javorčić, che tuttavia non desta meno curiosità, poiché tutti si chiedono se riuscirà a ripetere i numeri del Sudtirol che l’anno scorso ha vinto la Lega Pro subendo solo 6 gol. L’ex primavera Samp Zampano gioco sulla fasica, mentre Ceccaroni, ex Aquilotto di Lerici che ha fatto il nido e spiegato le ali nel lido della Serenissima, è al centro della difesa; l’italo-americano Busio è il dinamico uomo di qualità della mediana, mentre Pierini e Haps ai lati del tridenti devono occuparsi di rifornire Novakovich.

Non convocati Candela e Charpentier da una parte e il fantasista Ampadu dall’altra, promessi sposi delle due avversarie, trattativa da definire nei prossimi giorni ma la sensazione è che il secondo poteva salire sul mezzo con cui i compagni dei primi hanno attraversato in orizzontale l’Italia del Nord.

Parte e chiude bene il Genoa nel Primo Tempo

L’inizio di partita è relativamente calmo, ma il Genoa ci mette poco a prendere il controllo del possesso palla. Al 15’ la prima occasione, Portanova sfugge sulla destra e mette un cross teso e veloce, Ekuban con uno scatto da pantera vi ci si avventa ma da pochissimi passi, forse per eccesso d’impeto, non riesce a impattare col piede, solo con la coscia, per cui il pallone sfreccia altissimo sopra i pali, un drop involontario che fa la gioia del pubblico veneto, non solo perché composto da noti intenditori di Rugby. Più delusa l’abbondante fetta di pubblico rossoblù accorsa al Penzo, all’incirca 2000 supporters del Club più antico dello Stivale.

 

L’undici di Blessin si sente sicuro, prende terreno e già al 18’ va di nuovo vicino al gol: su un lancio lungo dalla difesa ad altezza di centrocampo Coda prolunga di testa e di esperienza verso la porta avversaria innescando la falcata di Ekuban, che si proietta verso la porta e da posizione defilata prova a battere Jovonen. Il portiere degli arancioverde respinge di piede, la sfera rimbalza comunque verso la porta ormai sguarnita coi terzini in chiusura, e finisce a lato di pochissimo.

Dal 20’ al 25’ fiammate a ripetizione del Venezia: prima Martinez deve respingere fulmineo una punizione di Busio che riesce a trovare lo spiraglio giusto tra un nugolo di bianche maglie tagliate in diagonale da una fascia rossoblù –l’elegante ma sobria nuova casacca da trasferta del Genoa– poi uno scatenato Haps dalla sinistra, innescato da Novakovich, mette un cross tesissimo su cui Busio non riesce a impattare.

Il Genoa poi si procura angoli a ripetizione, ben battuti da Guðmundsson, ma il Venezia battagliero riesce a respingerli tutti; quando lo scandinavo cerca Badelj fuori area, il croato vicecampione del mondo scocca dal limite mandando a lato di poco.

Al 37’ il gol del Genoa: Busio batte una punizione sulla barriera, Badelj lesto lancia sopraffino per Portanova, solissimo davanti al portiere ma ancora nella propria metà campo, ha tutto lo spazio per avvicinarsi, lo dribbla, sembra allungarsela troppo ma riesce a trovare l’angolo pe infilare.

Secondo tempo con doppio Deus ex Machina rossoblù

Si va all’intervallo senza ulteriori sussulti. La ripresa vede l’ingresso di Dennis Tørset Johnsen, energico, completo e versatile elemento dei lagunari, in grado di ricoprire tutti i ruoli d’attacco, subentra al posto del terzino Zabala.

Il Grifo sembra voler controllare l’avversario per tutto il secondo tempo così come aveva fatto nei minuti finali del primo e in un primo momento sembra riuscirci senza troppo sforzo.

Il Venezia ci prova con i cross, inefficaci, e con qualche blanda occasione dal limite, ma al 56′ sembra aver trovato lo spiraglio giusto: cross di Busio, Johnson da pochi passi non inquadra lo specchio.

Il rischio occorso sembra scuotere i genoani, che si fanno più ficcanti nei contropiedi e più decisi nei tackle. Il pallino del gioco ritorna così rapidamente nelle mani dell’undici di Blessin.

Al 63′ Portanova ha un’opportunità colossale per chiudere il match: Guðmundsson trova un’imbucata precisa e sopraffina per il figlio d’arte cresciuto facendo il recupera palloni al Ferraris, Manolo stavolta non riesce a dribblare Jovonen in pronta uscita  e anzi spara dritto su di lui.

Al 68′, quando sembrava che il Genoa avesse ormai incanalato l’andamento del match nei binari prediletti, il Venezia trova il pareggio: Pajac stende Novakovich dopo uno scambio con Pierini, che va a battere. Punizione potente ma non letale, Martinez però non trattiene apparendo colpevolmente indeciso se provare a bloccare la sfera o a respingerla verso l’esterno, come insegnano a tutti gli aspiranti numeri uno nelle scuole calcio. Sulla respinta Johnson insacca facendosi perdonare l’errore di dieci minuti prima.

La reazione del Vecchio Balordo è veemente, almeno in un primo istante, considerandosi maggiormente privato di una meritata vittoria che a rischio di subire una completa rimonta. Così Ekuban sfonda sulla destra e mette in mezzo, trovando Guðmundsson che calcia dal limite, Jovonen para. Poi però da passionale la replica al pareggio si fa nervosa, i ragazzi di Blessin non riescono a infittire le loro trame offensive, non lasciano spazio agli avversari ma nemmeno riescono a penetrarne il muro difensivo.

Il tecnico tedesco prova a cambiare le tavole in avanti: fuori Ekuban e Portanova, dentro Yalcin e Yeboah. Poi un po’ a sorpresa al 81′ fuori Coda, capace di qualche spunto ma in effetti poco incisivo, e dentro il centrocampista Jagiello, e l’atteso ed esperto Ilsanker per il giovane e generoso Frendrup.

Al 86′ il Genoa riesce a passare nuovamente: Guðmundsson, uomo delle soluzioni più inaspettate, arpiona un pallone da limite e si lancia sulla sinistra, calibra alla perfezione per Yeboah, che di misura, superando di una spanna il marcatore Haps, schiaccia incorna in porta, con Jovonen che si getta ma non riesce ad arrivare al pallone per un soffio.

 

Ma si sa che al Genoa non è mai fatta finché non è attestato dal triplice fischio: il Venezia che si rigetta con veemenza in avanti in uno scambio di ruoli piomba a ridosso dell’area rossoblù con grinta e con la forza della disperazione.

Al 91′ Johnson dalla destra mette a sedere Bani e piazza un tiro cross pericolosissimo su cui Martinez mette sicuro le mani.

Al 93′ Zampano mette un bel cross dalla destra su cui Johnson non riesce ad arrivare per un soffio.

Al 95′ Yeboah, sino a quel momento eroe della serata, rischia di rovinarla concedendo un’insperata e comoda punizione centrale per gli arancioverdi con una spinta inopportuna.

Batte Fiordilino, Ceccaroni in scivolata devia verso la porta, ai posteri l’ardua sentenza se Martinez si comporta egregiamente nell’occasione respingendo fulmineo o commette un’altra mezza papera quando il pallone va a sbattere contro Dragusin e si prodiga per scacciarlo il più lontano possibile, auspicabilmente sino in Sardegna, e finisce per farlo carambolare contro due compagni di squadra mentre da un lato è lievemente spintonato da un giocatore avversario, la sfera ruzzola sino a Crnigoj, che insacca da due passi. Era però partito in netta posizione fuorigioco, che solo la confusione dell’azione aveva saputo mascherare.

Diatribe durante il contestatissimo check al Var, ma alla fine l’arbitro indica la rimessa dal fondo. Martinez calcia più lontano che può, un po’ come salgono verso le stelle sopra la Laguna, oltre le nuvole, le urla di gioia dei 2000 tifosissimi genoani accorsi al Penzo. Ci sarà sicuramente tempo di soffrire e magari di vincere ancora soffrendo, ma ora è tempo di festeggiare e aprire lo spumante.

Federico Burlando

Tabellino Venezia-Genoa 2-1 Serie B 2022-23

VENEZIA (4-4-2): Joronen; Zampano, Wisniewski, Ceccaroni, Zabala (46′ Johnsen); Haps, Busio (67′ Andersen), Tessmann (67′ Crnigoj), Fiordilino; Pierini, Novakovich. A disposizioneMäenpää, Bertinato, Modolo, Svoboda, Ullmann, Haps, Crnigoj, Andersen, Leal, Bjarkason, Connolly, Hasanbegovic, Mikalesson, PierAllenatore: Ivan Javorcic.

GENOA (4-2-2-2): Martinez; Hefti, Bani, Dragusin, Pajac; Badelj, Frendrup (80′ Ilsanker); Portanova (71′ Yalçin), Gudmundsson (89′ Vogliacco); Ekuban (71′ Yeboah), Coda (80′ Jagiello). A disposizioneSemper, Vodisek, Sabelli, Czyborra, Vogliacco, Ilsanker, Galdames, Melegoni, Jagiello, Cassata, Yeboah, YalçinAllenatore: Alexander Blessin

MARCATORI: Portanova (37′), Johnsen (66′), Yeboah (86′)

AMMONIZIONI: Gudmundsson (53′), Zampano (57′), Busio (61′), Johnsen (78′)

ESPULSIONInessuna

 

 

 

 

 

 

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