Ghiotta occasione di arrembaggio in Laguna alla prima giornata per il Grifo

I consensi entusiastici della propria tifoseria – a giudicare dal numero di abbonamenti staccati – rappresentano già una conquista per il nuovo Genoa, atteso ad esordire con una vittoria nel campionato dell’auspicabile resurrezione. La prudenza, però, non è mai una pessima consigliera, anche alla luce della storia: l’ultima promozione in A del Grifo al primo colpo risale al 1933! Sarebbe però ingiusto respingere gli unanimi pronostici che vogliono i rossoblù – con il Cagliari al fianco ed il Parma ad un’incollatura – nettamente favoriti nella corsa alla promozione diretta.

Certi addetti ai lavori si sbilanciano addirittura riguardo ad un dominio assoluto della banda di Blessin, ma qui occorre un deciso colpo di freno. Un fatto è giocarsi fino alla fine uno dei due posti al sole (o, al limite, un trionfo nei playoff successivi) e un altro è ammazzare il campionato. Nessun’avversaria conta nelle proprie file un bomber come Coda, un centrocampista come Badelj e una coppia difensiva come quella composta da Bani e Dragusin (con Ilsanker terzo incomodo…), ma qualche difettuccio è già affiorato. Per esempio, la mancanza di una seconda punta che garantisca un bottino cospicuo di gol: lacuna cui si può ovviare puntando su una sorta di “cooperativa” comprendente Ekuban (perfetto nel gioco come partner del cannoniere ma ahinoi sprovvisto di tecnica), Yeboah e quell’Aramu che lunedì dovrebbe diventare rossoblù. Toccherà a Blessin decidere se schierarlo in avanscoperta o alle spalle degli attaccanti. Di sicuro il Genoa -pur con tenendo conto del recente boom di Gudmundsson – deve ancora crescere in fatto di insidiosità e di cinismo: per segnare due gol non si può creare ogni partita una decina di opportunità oltre a dominare sotto l’aspetto del gioco.

Altra pignoleria. Nella zona nevralgica, a fronte di un’autorità discutibile, è carente il dinamismo e, quando serve tutelare un risultato favorevole, forse servirebbe un centrocampista in più: Jagiello o l’ennesimo rinforzo da pescare su mercato. Il tecnico infatti deve ancora trovare un assoluto equilibrio di squadra quando la fatica inizia a farsi sentire e l’asfissiante “gegepressing” inizia ad allentarsi.

Venezia-Genoa, Sfida Superba anche se il Leone Alato è in difficoltà

Insomma, le potenzialità – individuali e collettive – sono di primissimo ordine, ma è necessaria una registrata generale, così da evitare qualsiasi sorpresa sgradevole. A Venezia, con i tre punti in palio, è lecito attendersi una crescita nella concentrazione difensiva, in specie sulle palle inattive, nella consapevolezza che l’avversario, davanti al pubblico amico, forzi il ritmo e qualche giocata. Al resto dovanno pensare i quattro rossoblù tatticamente designati a cercare la via del gol: la loro intesa risulta già assai promettente. Basilare sarà – e scusate se ci ripetiamo – impallinare più frequentemente il portiere avversario quando si presenta una ghiotta occasione.

Il Genoa, almeno inizialmente, è atteso a “fare” la partita, badando solo ad evitare di scoprirsi eccessivamente. Il Venezia va assolutamente rispettato, ma risulta assai più debole rispetto allo scorso anno ed è privo di quasi tutti i pilastri della serie A. La recente epidemia di Covid è alle spalle, ma di sicuro ha causato una perdita di tempo nella ricostruzione, affidata al croato Javorcic, fresco reduce dal trionfo in C con il Sudtirol, che sulla carta non era accreditatissimo. In laguna si è trovato un organico alquanto rinnovato, con Ceccaroni e il genovese Zampano unici “italiani” di una multinazionale calcistica, ricca di giovani di belle speranze. Radiopronostico inserisce i veneti tra i comprimari – subito alle spalle delle tre “big” – ma forse si tratta di un giudizio generoso, anche considerando che quei ragazzotti in neroarancioverde assicurano tonicità, atletismo e voglia di emergere. Tocca al Grifone non sottovalutare l’antagonista e far pesare il carisma ineguagliabile dei suoi pezzi da novanta.

PIERLUIGI GAMBINO

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