Il Genoa sfida il Bologna: ennesima prova d’amore del pubblico rossoblù

Le attenzioni e gli sguardi, stavolta, non saranno rivolti al terreno di gioco, dove andrà in onda un derby tutto rossoblù, Genoa-Bologna, assolutamente platonico. Le vicende del match interesseranno solo a qualche inguaribile supporter, pronto ad esultare se dovesse maturare un gol dei propri beniamini. La gran parte dei ventimila supporters genoani sensibili a questa finale chiamata alle armi dal tenore esclusivamente dimostrativo saranno invece concentrati ad offrire testimonianza di imperituro affetto nei confronti di un Grifone sceso sportivamente di categoria ma sempre vivo e vegeto a livello di passione popolare.

Non ci saranno applausi per gli eroi alla rovescia che, pur senza lesinare impegno e professionalità, sono mancati alle attese, sicché non aspettiamoci particolari congedi al termine d’una gara così inutile. Sarebbero solo l’occasione per emettere fischi ed effettuare repentine giravolte, così da voltare la schiena al campo e a chi si è macchiato della discesa agli inferi.

A Blessin sarà semmai riservato qualche timido applauso, accompagnato da cenni di incoraggiamento, ma c’è chi è pronto ad  accomunarlo al trattamento riservato ai calciatori: dopo tutto, la totale mancanza di una fisionomia propositiva, di una qualsiasi parvenza di costruzione di gioco – al di là dello scossone psicologico prodotto nei primi mesi e di un’egregia disposizione tattica difensiva – è davanti agli occhi di tutti e non potrebbe essere accantonata a livello di bilancio stagionale.

Il match è liquidabile in qualche riga. Il Bologna, dopo aver fermato tutte le “big” – ed essere forse costato lo scudetto all’Inter – ha smesso di fare punti da quando il suo trascinatore, Sinisa Mihajlovic, impegnato in partite ben più di importanti, è tornato in panca dopo un secondo soggiorno in ospedale. L’obiettivo degli ospiti è una degna chiusura di una stagione altalenante.

I rossoblù di casa saranno animati da identico proposito. Parecchi di loro saranno al passo d’addio con questa maglia: in primis Mattia Destro, probabilmente titolare e non più nelle grazie della gente, ma anche Amiri, Sirigu, Vasquez, Rovella, Hefti e il quotatissimo Ostigard, che il club difficilmente saprà convincere a restare anche in B. Sarà un semplice arrivederci (salvo sorprese) per Mimmo Criscito e presumibilmente Badelj (sarà lui a decidere se rispettare o meno il contratto), Gundmundsson, Yeboah ed Ekuban. E chissà che a match in corso non si rivedano due prodotti del vivaio in bilico: Cambiaso e Ghiglione.

La vera festa targata “rinascita”, preceduta da un’esposizione di bandiere e sciarpe dai poggioli della città, è programmata dopo il fischio finale: corteo pacifico verso piazzale Kennedy, dove andrà in onda una kermesse assolutamente atipica se abbinata ad una fresca bocciatura sportiva. E un quella sede toccherà ai dirigenti – sperabilmente non solo il professor Zangrillo, presidente senza né portafoglio né potere operativo – ammettere ufficialmente i propri recenti errori e rilanciare in vista di un’annata che dovrà essere assolutamente quella della resurrezione.

     PIERLUIGI GAMBINO

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