Con la Fiorentina gara capolavoro, cosa trattiene la Samp da giocare così più spesso

Alla Sampdoria servirebbe un allenatore o uno psicologo? Il quesito si trascina da parecchi anni: ricorreva anche ai tempi felici di Ranieri e addirittura alla prima gestione Giampaolo. Il tema resta attualissimo, e la goleada a danno della Fiorentina, a suggello di una prestazione da urlo, lo ripropone perentoriamente. Come spiegare, se non con una metamorfosi mentale. Gli ultimi 90 minuti, da incorniciare, dopo mesi di stenti (nei risultati e nelle prove) appena mitigati dal pareggio preziosissimo di Verona e dal fondamentale successo nel derby?

Che la squadra blucerchiata, a livello puramente tecnico, fosse di ben altra pasta fatta a petto delle ultime sei-sette della classe era conclamato, ma occorreva dimostrarlo sul campo e, inoltre, restava irrisolto il problema della leadership all’interno. Quagliarella è un campione con la “C” maiuscola e il suo fresco gioiello, confezionato a danno della Viola, ne è la riprova, ma non un trascinatore e neppure i suoi compagni, anche i più maturi e navigati, possiedono questa dote. Ergo, alle prime difficoltà legate alla classifica si sono sciolti come un ghiacciolo all’Equatore, vittime di una sindrome che nulla ha da spartire con gli allenamenti, la preparazione fisica, le direttive tattiche e anche le qualità calcistiche individuali.

Quella classifica così pericolosa ha insinuato paure assortite in un ambiente mai preparato a certe situazioni, e non è un caso che, appena la salvezza si è aritmeticamente materializzata, il team del presidente Lanna sia risorto esprimendo tutte le sue riconosciute potenzialità, che sono cospicue.

La gara capolavoro contro la Fiorentina ha offerto parecchie risposte anche in chiave futura, Il 4-5-1 spurio introdotto da qualche settimana è adattissimo ad esaltare le doti singole di gran parte dei calciatori e merita di essere confermato come modulo base: se ne faccia una ragione mister Giampaolo, da sempre abbarbicato ad un 4-3-1-2 inidoneo alla rosa di cui dispone.

Molti elementi, poi, hanno fatto vedere cosa possono combinare, se privi di assilli. Il riferimento è al resuscitato Thorsby, al riemerso Candreva (re incontrastato degli assist), a quattro difensori di assoluto affidamento. Ma soprattutto a due giocatori da tempo sulla bocca di tutti.

Il primo è Fabio Quagliarella, improvvisamente tornato agli antichi fasti, alla faccia della mezza età ormai sfiorata: lui insiste per giocarsi un’altra carta stagionale e quasi certamente sarà accontentato. Un impiego alla Altafini – quando e se occorre, senza pretese di titolarato – potrebbe arricchire il gruppo e garantire, almeno a sprazzi, spettacolo e gol.

Due parole merita pure Sabiri, accompagnato inizialmente dalla taccia di semplice “scommessa” ed ora diventato un sontuoso pezzo da novanta. Se sommiamo i passaggi vincenti e le reti realizzate nelle ultime settimane, saliamo a vette impressionanti, ma il marocchino si è pure distinto come quantità, nella costante presenza nel vivo della manovra e anche della fase difensiva. Il ragazzo lievita di partita in partita ed ha assorbito in fretta il passaggio di categoria. La prossima Samp potrà partire da lui, linfa giovane, aria balsamica in un manipolo in là con gli anni. E intanto si riaffaccia all’orizzonte un certo Damsgaard, altro fanciullo già consacrato.

Almeno a livello tecnico, il futuro blucerchiato suscita meno preoccupazioni. Sul fronte societario ecco iniziato un periodo delicatissimo, che dovrà assolutamente sortire novità significative o, se non altro, tranquillizzare riguardo all’iscrizione alla prossima serie A. Restano parecchi nodi da sciogliere, ma si avvertono sensazioni positive. Superato il primo scoglio, quello della permanenza nell’Olimpo, gli ulteriori ostacoli, quelli di carattere economico, sembrano assai meno improbi.

PIERLUIGI GAMBINO

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