Tutte le cause della retrocessione del Genoa

In quei due clamorosi errori sottoporta di Portanova si racchiude l’essenza del drammatico campionato genoano, ma se al suo posto ci fosse stato qualsiasi altro attaccante o centrocampista della rosa di Blessin, probabilmente l’esito sarebbe stato identico. Una cifra balza agli occhi e si riferisce ai gol segnati: appena 27 in 37 partite, sei in meno della Salernitana, penultima squadra più prolifica della serie A. Almeno metà delle formazioni cadette dispone di un potenziale offensivo superiore a quello rossoblù, davvero inadeguato alla categoria. Le innumerevoli alchimie tentate dall’allenatore tedesco sono naufragate di fronte ad una totale, pazzesca mancanza di killer instinct.

L’ultimo Genoa aggrappato alla massima categoria ha denunciato anche altri conclamati difetti, primo dei quali la fragilità quando si sbilancia e concede agli avversari campo largo. In soldoni, i rossoblù – l’hanno dimostrato bloccando Inter, Atalanta e Roma – si salvano se ammucchiati in trincea davanti al proprio portiere, ma appena le maglie difensive si allentano, piovono i gol al passivo.

Preziosi prima causa e primo artefice della retrocessione

Concordiamo con il presidente Zangrillo: questo Genoa ha strameritato la discesa agli inferi e non ha appigli ove fissare i propri rimpianti. Il combinato disposto tra due gestioni pessime ha prodotto questo bel risultato. Il popolo rossoblù, che evidentemente ha la memoria corta, si sente tradito dalla nuova proprietà, rimuovendo dalla memoria i disastri compiuti da Enrico Preziosi, cui spetta sempre la più ampia fetta delle responsabilità. Le ultime annate del Joker sono state una costante erosione del patrimonio tecnico, mai corroborato da uno straccio di investimento. La politica dei prestiti, degli ingaggi a parametro zero, degli arrivi di calciatori reduci da gravi infortuni, da crisi psicologiche o da stagioni incolori non poteva che approdare ad un epilogo sportivamente pernicioso. Beati i tempi in cui il Prez acquistava prospetti di valore per poi rivenderli. Poi è arrivato al punto di non poter cedere nessuno, semplicemente perché non uno dei suoi atleti – quasi tutti avanti con gli anni e con gli acchiacchi – aveva un minimo di appeal.

Preziosi ha abbandonato una nave prossima al naufragio. Il debito pazzesco lasciato in eredità ai successori, senza una sola proprietà edilizia (tantomeno un centro sportivo, di cui ormai dispongono tutti i club che si rispettino) sarebbe stato accettabile se accompagnato da piazzamenti eclatanti e soddisfazioni a josa, ma così non è stato, e il raffronto tra i bilanci degli altri sodalizi di simile caratura è avvilente. Come giustificare certi “buchi” clamorosi affiancati da una serie di mercati frenetici, con decine di giocatori spostati senza un accenno di programmazione tecnica? Possibile che negli ultimi anni qualsiasi trattativa sia stata condotta dal presidente invece che da un direttore sportivo?

I 777 errori a Stelle e Strisce

La 777 Partners va ringraziata per aver salvato il Genoa da una morte probabilissima, ma non intravvediamo altri meriti. Gli americani hanno considerato l’Italia del calcio come una terra di conquista e si sono annunciati con le fanfare. Dalle loro parole e dai loro atteggiamenti nei primi mesi, non si è scorta la minima prudenza e dal loro operato è sgorgata una bella dose di presunzione, che ha condotto all’assurdo ingaggio di Shevchenko (con zero esperienze in una squadra di club) e alla scelta esclusiva di responsabili provenienti dall’estero e assolutamente ignari del nostro football. Ci hanno dato violentemente di naso, senza aver capito che non ci si improvvisa in un pianeta football sconosciuto portando strategie lontanissime dal nostro modo di pensare e di agire.

Al di là del contratto triennale all’ucraino, non è chiaro quanto gli jankees abbiano realmente sborsato durante la campagna invernale, ma di sicuro hanno speso male, pescando solo all’estero senza colmare le antiche lacune a centrocampo e soprattutto in attacco.

Il punto interrogativo su Blessin

Il freschissimo “mea culpa” di Zangrillo – un presidente senza portafoglio e potere decisionale, unicamente incaricato di garantire nel consiglio una certa dose di genoanità- è apprezzabile ma non ha effetti tangibili. Elaborato il lutto di una retrocessione peraltro annunciata da mesi, chi nel Genoa comanda e mette il grano è caldamente pregato di lanciare al più presto qualche messaggio – dialettico ma soprattutto nei fatti – di speranza per la gente rossoblù, bistrattata da troppo tempo.

La prima mossa? Affiancare al d.s. Spors un manager che conosca le pieghe del pianeta pallonaro italiano. Eppoi si rifletta attentamente sul futuro di mister Blessin, eccellente motivatore finché la ruota gira nel verso giusto e portatore di nuove idee sul pressing a tutto campo. Ma è giusto domandarsi se sia in grado – con un materiale umano decente – di conferire un gioco efficace. Un’altra chance gli potrà essere concessa, considerando il suo arrivo in corso d’opera, ma correndo qualche rischio.

                     PIERLUIGI GAMBINO

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