Napoli core cinico, 3-0 e condanna al Grifo

Era cominciata la Serie A con un Genoa-Napoli della Serie B 2006-07; l’epopea Preziosi, come una nuova proprietà, pure con un Genoa giá retrocesso e l’esordio di Criscito in prima squadra; finisce con i tifosi che cantano a Napoli “Eravamo qui col Genoa in C, ora siamo quá per portare in A tutta la cittá”, e Criscito capitano di mille battaglie, due addi e due ritorni, che sta per andarsene verso il Canada con l’altro grande capitano con cui si è abbracciato, Lorenzo Insigne.

Quanta acqua sotto i ponti da allora, quanta tra Genova e Napoli, tra Azzurri e Rossoblú, saliti assieme, in tre lustri i primi hanno visto esplorato piú volte le vette della Champions, i secondi appesi come meste marionette al burattinaio Joker hanno toccato il fondo piú volte senza mai sprofondare davvero nel baratro.

L’ex Patron non ha tutte le colpe per questa retrocessione, ma su questa discesa in B la sua firma completa manca solo per la forma; cosí come il Genoa al novantesimo minuto non é ancora di fatto retrocesso. Ma piú che una questione di matematica, lo é di tempo.

Non é tanto la classifica a condannarlo, ma la logica. A essere rigorosamente esatti, a farlo è il senso comune, guardando gli incroci del calendario. Ci pensa però il Cagliari in serata, perdendo, ad aggiungere l’aritmetica a tutto il resto

Chi ha fatto retrocedere il Genoa? Ovvero quale squadra lo ha spinto in cadetteria?  Al di lá della mala gestione del Prez e le strategie imbranate da novizi degli Americano-Spagnoli-Tedeschi, chi ha sparato il ferale colpo?

Piú di un doriano legittimamente dirá che é stata la Samp nel Derby col rigore parato da Audero; qualcheduno piú analitico ricorderá che sarebbe bastato battere la Salernitana in casa, la squadra che molto probabilmente chiuderá quart’ultima. É stato sicuramente un complesso di fattori e soprattutto una successione di grandi e piccoli errori, ma la parola fine l’ha scritta il Napoli.

Vedi Napoli e poi muori, da Goethe a Blessin

Blessin deve ripetere il miracolo di Marassi con la Juventus, ma in un ambiente molto piú ostico. Il Napoli é all’ultima in casa, é l’Insigne Day…anche se i  locali non prenderebbero troppo male una sconfitta. Nonostante gli Ultras abbiano rotto il gemellaggio, c’é ancora simpatia tra le tifoserie. L’undici di Spalletti peró ci tiene a chiudere con decoro la stagione in cui si é sfiorato ancora una volta il tricolore.

Il tecnico, tra l’altro un ex sampdoriano (anche se di tempi lontanissimi e non felici), schiera senz’indugio l’undici migliore, un classico, 4-2-3-1, ove spiccano alcuni dei migliori elementi del campionato: Ospina in porta, Koulibalye Rrhamanii stopper, Anguissa in mediana con Fabian Ruiz e Oshimen, e, ovviamente, Insigne all’esterno sinistro, con Mertens dall’altra parte.

Blessin risponde col suo alchemico 4-2-3-1 ibrido: davanti a Sirigu, Criscito, Østigård, Bani ed Hefti, quindi Badelj e Galdamesin mediana, Amiri trequartista, Portanova e Gudmundsson sulle ali, Yeboah centravanti.

Un buon Genoa sino alla mezz’ora

L’inizio è incoraggiante per il Vecchio Balordo, con Gudmundsson, protagonista con la Juve, che una prima volta insacca in palese fuorigioco, mentre la seconda viene lanciato da Portanova, lesto a rubare un pallone dal limite, e prova a superare Ospina in dribbling. La bandierina viene alzata comunque, ma se avesse trovato la via del gol avrebbe potuto essere materiale da Var.

Østigård dev’essere comunque in gamba a intervenire di possanza per impedire che alcune trame azzurre si concretizzino in occasioni da gol.

Al 11’ traversa del Genoa, e qui forse si può immaginare che la cadetteria è proprio nel destino del Genoa 2021-22: Amiri serve Yeboah con uno scambio dal limite tra i due acquisti più attesi e, probabilmente, più deludenti, nonostante qualche bello spunto, scoccata che sbatte sull’interno destro del legno e torna in campo.

Il Genoa si fa baldanzoso nonostante manchi di atletismo e qualità per essere pericoloso, e il controllo della partita ce l’ha sostanzialmente il Napoli, che però non sembra voler inferire, salvo quando il pallone capita sulla sinistra, dove ogni tocco di Insigne fa fremere lo stadio. Il piccolo, Grande Capitano vuole lasciare con una magia, un gol, una firma da artista. E al 28’ infatti col più classico dei suoi colpi, il tiro a giro dal lato sinistro dell’avanguardia, manda a lato di poco.

Al 30’ su un velo di Mertens è bravo a Sirigu a uscire su uno scatenato Oshimen prima che possa farsi pericoloso.

La forza del Napoli, gli errori del Genoa

 Al 32’ il giro di lancette che segna definitivamente le sorti del Genoa: Yeboah premia un inserimento da destra verso sinistra di Portanova, il figlio d’arte ha il frangente per colpire ma attende tantissimo per battere e Mario Rui ha così il tempo per recuperarlo. Sul rilancio, Di Lorenzo va sulla destra, crossa e pesca alla perfeziona la testa di Oshimen. Vantaggio azzurro.

Il finale di tempo è uno show del Napoli su un Genoa stordito, con Insigne che va vicinissimo al gol: doppio sombrero sulla linea e conclusione fulminea su Sirigu che ribatte in angolo. Il Capitano va sotto la curva e invoca l’Olè del suo popolo.

Di nuovo Oshimen, di nuovo di testa, ma non impatta bene, ancora Insigne con un tiro dal limite, euna volta di più Oshimen servito un filtrante di Di Lorenzo e fermato da un tocco di piede di Sirigu…la punta e l’esterno sinistro fanno ballare il Grifo sino all’intervallo. Allora la tremula fiamma della speranza è ancora accesa.

La ripresa si apre col Napoli ancora in zona offensiva, ma è il Genoa che al 54’ spreca un’altra chiarissima occasione, ancora con Portanova: liberato da un preciso passaggio di Amiri, supera Mario Rui in scioltezza ma solissimo contro Ospina calcia clamorosamente contro il portiere.

Al 57’ l’ultima occasione per riaprirla: ancora Amiri, che mostra quanto avrebbe potuto incidere nel girone di ritorno se non lo si avesse dovuto attendere più di un Messia, apre intelligentemente per Criscito, che col mancino da buona posizione calcia a lato.

Al 59’ fuori Portanova, tragico nello sbagliare i gol, tra i migliori a procurarsele, ed Hefti, dentro due che probabilmente verranno ricordati tra i più infelici acquisti dell’era Preziosi, Hernani ed Ekuban.

Al 63’ cala definitivamente il sipario con una grottesca ma curiosa commedia: Hernani tocca di mano in area, calcio di rigore, ovviamente va Insigne. Calcia, becca la base del palo, sulla ribattuta segna Di Lorenzo. L’arbitro annulla il gol e fa ripetere il penalty! Ancora non chiare le motivazioni. Se pure ci fosse stata un’irregolarità da parte di qualche genoano entrato in area, non avrebbe dovuto convalidare il gol? Forse c’è una falla nel regolamento, o forse non doveva segnare Di Lorenzo ma Lorenzo il Magnifico. Che va dal dischetto di nuovo e stavolta insacca.

Al 75’ Amiri prova ancora una volta a riaprila con un tiro da fuor area nell’angolino, ma Ospina respinge sicuro in angolo. Mentre al 76’ Lozano prova a calare il tris, con Oshimen che appoggia per la penetrazione del Messicano, conclusione sul palo esterno.

Al 81’ arriva il 3-0 che spegne una volta per tutte le pochissime speranze rimaste: Lobotka trova il primo gol in A con una penetrazione centrale e una conclusione appenda dentro l’area.

Il resto dell’incontro è uno Show di Insigne e dei tifosi genoani che urlano con passione il nome della loro squadra nonostante sotto l’ombra del Vesuvio si sia rivelata ancora una volta quel “Core, core ‘ngrato” che “pigliato ‘a vita mia”. Ma “Tutt’ è passato e nun’nce pienze cchiù!”. Lo sguardo è già a riportare in A tutta la città.

Federico Burlando

 

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