Il Genoa a Napoli con un solo risultato a disposizione: l’impresa

Premessa doverosa: non c’è interesse dei network televisivi che tenga. La decisione di non disputare tutte le partite del penultimo turno in contemporanea è stata una sporcaccionata, sufficiente per condizionare la regolarità del campionato. Inutile negare che qualche squadra abbia un vantaggio e altre un danno, a seconda del risultato delle prime partite in programma.

Chiuso il prologo, il Genoa attende l’esito di Empoli-Salernitana, programmata di sabato con speranze ridotte che i toscani intendano salutare in modo decoroso la propria esigua tifoseria dopo mesi di buio, impedendo ai lanciatissimi granata un’ulteriore vittoria. Anche la gara dello Spezia a Udine sarà attenzionata, nell’auspicio che i bianchi cadano nuovamente.

Questi due verdetti – gli unici che matureranno prima della sfida di Napoli – non potranno comunque variare gli obblighi tassativi del Grifo nei due rimanenti impegni. Il calcolo è presto fatto: con altri quattro punti in saccoccia la serie B sarebbe praticamente inevitabile, con sei le chances di salvezza supererebbero di parecchio il cinquanta per cento, identificando il Cagliari e una tra Spezia e Samp come eventuali retrocesse.

Serve un’altra impresa, senz’altro più difficile di quella appena firmata a danno della Juventus. Stavolta l’avversario di turno non sarà distratto da appuntamenti successivi e giocherà con la formazione ottimale, i cui valori non sono neppure lontanamente paragonabili a quelli del Grifo.

La rassegnazione, però, non alberga nell’animo dei genoani: sia giocatori, sia tifosi, annunciati in numero cospicuo sulle scalee dello stadio Maradona per spingere i propri beniamini al secondo miracolo di fila. Lo storico precedente del gol di Faccenda, che i fans rossoblù meno giovani hanno tuttora stampato nella memoria, è un propellente per le speranze.

Resta però sullo sfondo un Napoli in salute, che intende mandare in gol il suo capitano, Lorenzo Insigne al congedo dal pubblico partenopeo. Toccherà alla retroguardia rossoblù vanificare il progetto e, intanto, spegnere le altre bocche da fuoco azzurre, a partire da Osimhen,

La componente ambientale potrebbe comunque pesare. Detto di Insigne, va aggiunto però che i tifosi del Ciuccio non sono benissimo disposti verso mister Spalletti, mai entrato in sintonia, e neppure verso il presidente De Laurentiis, che per l’ennesima stagione ha fallito l’operazione scudetto. Tocca al Genoa – per dirla alla Boskov – spezzare definitivamente il ponte tra pubblico e squadra – passando in vantaggio. E, considerata l’inguaribile anemia offensiva dei rossoblù, questa sì che sarebbe una clamorosa novità.

I rossoblù debbono assolutamente vincere, ma come riuscirci? Non certo attaccando subito a spron battuto, favorendo Koulibaly e soci, specialisti nello sfruttamento degli spazi. In teoria, il Napoli è meno insidioso quando lo si attende in retrovia: fatto salvo Osimhen, Spalletti non dispone infatti di sfondatori. Il problema è che al Genoa il pareggio non può proprio bastare. Da qui il piano tattico di controllare gli antagonisti con la massima cura scongiurando la capitolazione per poi sparare tutte le cartucce disponibili nell’ultimo quarto di gara, magari con l’inserimento di altri attaccanti. Tanto, perdere invece che pareggiare non muterebbe le prospettive di salvezza. Inesistenti.

Che undici schiererà Blessin?

Blessin, almeno inizialmente, non toccherà l’assetto, ormai collaudato. Difesa bloccata con Hefti e Criscito di fascia, centrocampo con Badelj e probabilmente Frendrup (apprezzato contro la Juve) e settore mezze punte con Amiri (che resta il solo dotato di qualità), uno tra Portanova ed Ekuban e Gundmundsson, che si è guadagnato un posto al sole con un gol pesantissimo. A meno che il mister non decida di sfruttarlo – al pari di Yeboah – in corso d’opera per sparigliare le carte. Il solo elemento che il tedesco è caldamente pregato di lasciar fuori è Melegoni, mai diventato protagonista.

Serve un prodigio, vale ripeterlo, ma anche il terz’ultimo posto – con i chiari di luna che caratterizzano il nostro calcio – potrebbe concedere uno spiraglio legato al ripescaggio. Il problema è che anche per quest’obiettivo gli eventuali quattro punti rischierebbero fortemente di non bastare.

PIERLUIGI GAMBINO

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