Samp a Roma con la testa a Salernitana-Cagliari

Tratta da pagina Facebook Sampdoria

In qualche modo, i destini dela Samp, più che alla gara con la Lazio, si legano al drammatico spareggio di domenica tra Salernitana e Cagliari, che dovrebbe schiarire in maniera definitiva la questione salvezza. I blucerchiati sono doppiamente interessati a questo match al calor bianco, che potrebbe regalare loro la tranquillità definitiva qualora la squadra sarda fallisse l’appuntamento e, di converso, preservarli da un sorpasso sicuramente antipatico sul quint’ultimo gradino della classifica.

Intendiamoci, la “polpa” è rappresentata dalla permanenza in A, sicché il piazzamento finale assume un’importanza assai relativa, ma è anche giusto porsi qualche obiettivo per questo trittico finale di impegni. La truppa di Giampaolo ha le idee chiare in proposito.

Dunque, la sfida dell’Olimpico non è propriamente priva di significato neppure per la Sampdoria, decisa a conquistare un ulteriore punticino, utile a centrare quegli ultimi due traguardi – uno vitale, ormai vicinissimo, e l’altro platonico, ancora incerto – prima del rompete le righe.

Con un Giampaolo più umile la Samp è cambiata in meglio

Qualche settimana fa, il viaggio nella Capitale appariva povero di speranze e ricco di rassegnato realismo. Quella Samp così fuori registro, incapace di affrontare le partite con la necessaria determinazione e con chiarezza tattica, appariva l’agnello sacrificale. La musica è cambiata e va dato atto al tecnico abruzzese di un’umiltà che prima non era mai affiorata. È impossibile stabilire se il dietro-front sia dovuto ad autonome scelte del tecnico o da pressioni esercitate dalla dirigenza (non propriamente profana di calcio giocato) e dall’opinione pubblica (tutta schierata verso una restaurazione), fattostà che a Verona e nel derby si è ammirata un’altra Samp sotto ogni aspetto: caratteriale, di schieramento, perfino tecnico. La nuova edizione garantisce competitività contro qualsiasi avversario, anche titolato come questa Lazio che sta aspramente lottando per giungere quinta e sopravanzare i cugini giallorossi.

Lazio-Sampdoria, filosofie propositive

Nella locandina spicca anche il confronto diretto tra il calcio offensivo di Sarri e quello, forse meno brillante ma ugualmente propositivo, di Giampaolo. Entrambi prediligono, almeno sulla carta, il gioco palla a terra, ma il mister biancoceleste ama verticalizzare maggiormente e sfruttare le fasce laterali, mentre il blucerchiato preferisce il possesso palla e l’approdo al tiro dopo una lunga serie di passaggetti. Entrambi, comunque, sono considerati maestri di scuole calcistiche ben delineate.

Giampaolo non dovrebbe cambiare più di tanto l’undici che ha impallinato il Grifone. Mancherà Sensi, i cui reiterati infortuni muscolari erano ampiamente previsti al momento dell’ingaggio: conclamata ormai la sua inaffidabilità di natura fisica. In compenso, torna Rincon, un asperrimo combattente, l’ideale per questa battaglia contro i virtuosi del centrocampo laziale.  Infortunato Ekdal, pronto Ronaldo Vieira al suo posto. Per il resto, nove conferme, a meno che a Giampaolo non venga l’uzzolo di rilanciare sulla fascia sinistra della difesa il suo pupillo Murru sulla scorta di una presunta superiorità nella copertura rispetto ad Augello. Sarebbe comunque un rischio.

L’allenatore punta parecchio sulla freschezza del nuovo beniamino Sabiri, non più precario fra i titolari e motivato per l’occasione da un avversario speciale: quella Lazio che per prima in Italia s’accorse delle sue qualità per poi bloccare la trattativa sul più bello e favorire, così, l’approdo del giocatore all’Ascoli.

Sempre in tema di esterni, se la contesa assumesse pieghe ben precise, il trainer potrebbe concedere qualche altro minuto a Damsgaard, che scalpita dalla voglia di riassaporare il clima degli impegni ufficiali e intende regalare ai tifosi doriani una promessa proiettata sul prossimo campionato.

Inutile precisare che a Lazio, per mille motivi, ha dalla sua i favori del pronostico. Particolare attenzione meritano non solo Immobile – spesso letale a danno dei blucerchiati – ma anche gli esterni Zaccagni e Felipe Anderson. Capitolo a parte merita il pericolo publico Milinkovic Savic, che dovrebbe finire tra le grinfie di Thorsby, altro elemento ritemprato dal nuovo corso dopo mesi di opacità.

La speranza è che l’arbitro di turno non faccia venire la mosca al naso ai doriani. Quando una squadra della Capitale si gioca qualche obiettivo, addio tranquillità su questo fronte.

Finisca come finisca, ma già il fatto di potersela giocare invita al sorriso il popolo doriano, ancora inebriato dall’indimenticabile pomeriggio vissuto lo scorso week-end a Marassi. Certo, se i conti con questo campionato fossero chiusi in anticipo, ne sarebbe felicissimo anche Gianluca Vidal, pronto ad affondare i colpi sul fronte delicatissimo della cessione societaria. Qui è l’ora di darsi una mossa.

PIERLUIGI GAMBINO

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