Derby, domani la 107° gemma di un mosaico rossoblù e blucerchiato

Sale la tensione, si avverte e si palpa, in città, sui bus, negli uffici, non se ne parla o quasi, è l’atmosfera prima del derby, prima della partita, quella con la P maiuscola per chi è nato a Genova e vive la sfida trecentosessantacinque giorni all’anno.

Ma oggi è la vigilia, domani nel sabato che chiuderà il mese di aprile saranno in trentamila a riempire il catino e a trasformarlo, con i canti, i cori, le bandiere, le sciarpe, i fumogeni e gli sfottò, dopo le restrizioni per la pandemia, in novanta minuti che andranno oltre al significato della stracittadina perché saranno decisivi per entrambe nella lotta salvezza.

Genoa-Samp: il derby delle “stelle” è per la Gigi Ghirotti

Sfida numero centosette, senza contare le amichevoli, settantottesima in serie A, di acqua ne è passata sotto i ponti del Bisagno da quel 3 novembre 1946 quando davanti al Presidente della Repubblica Enrico De Nicola seduto in tribuna d’onore la neonata Sampdoria inflisse un sonoro 3-0 al glorioso Grifone.

Tanti protagonisti ed eroi di un giorno, negli anni cinquanta il gol del 3-2 di Sabbatella che spedì di fatto i cugini in serie B e la classe di Abbadie, detto “El Pardo” per la sua capigliatura bruna, sugli scudi e decisivo in una sfida successiva; nel gennaio 1964 quando il Genoa s’impose con il minimo scarto con la zampata di Piaceri il derby venne anche sospeso per una ventina di minuti per l’insolita nebbia che calò sul terreno di gioco….

E negli anni settanta il tacco di Rossinelli che libera Salvi per la volée vincente sotto la Nord che inchioda “Bibi” Spalazzi, che nel girone di ritorno non arriva al novantesimo ad intercettare la rovesciata di Maraschi che pareggia il gol di Derlin che dieci minuti prima aveva mandato in estasi la Nord, con un Genoa in dieci per l’espulsione di Sidio Corradi in un contrasto con Nicolini, all’esordio con la maglia del cuore proprio in una stracittadina. E nel 1977 la vendetta rossoblù di quel famoso gol di Sabatella, con Roberto Pruzzo, il “bomber” per antonomasia, che sale in cielo ed impallina Di Vincenzo, sostituto di Cacciatori, con Zecchini a guardare “O’ rey di Crocefieschi” in sospensione che infila sotto la Sud per una vittoria che spingerà la Samp verso la serie cadetta, dove anche il Genoa tornerà l’anno successivo. Anni difficili ma partite sempre indimenticabili, con Damiani che imperversa e ridicolizza Garella e Roselli che diventa l’uomo derby segnando in più occasioni, con la chicca quel pomeriggio di marzo 1980 dello “scavetto” di Genzano.

E si torna in A, siamo nei primi anni ottanta quando splende il precoce talento di un fresco diciottenne come Roberto Mancini, che il giorno dopo aver raggiunto la maggiore età manda in estasi la Sud prima del pari del povero Giuliano Fiorini, due che la stagione prima indossavano la stessa maglia del Bologna, nel giorno di record di presenze nel vecchio Ferraris (57815 paganti con oltre 60000 presenze…), così bello ed affascinante, con gli elicoidali che ti portavano in gradinata e che ti lasciavano intuire e poi vedere, salendo, gli spicchi del prato e la gente in attesa, e poi entravi e ti sentivi protagonista e non solo spettatore, nello spettacolo dei colori e dei suoni che solo la nostra sfida cittadina sa regalare.

Il Mancio sarà ancora decisivo l’anno successivo, con la sua fuga in solitaria verso la Nord dopo aver scherzato Onofri e la rasoiata nell’angolo basso; erano gli anni in cui stava crescendo la Samp targata Mantovani ma i derbies non erano mai scontati, una doppietta di Briaschi sotto la pioggia servì al pari rossoblù come quella volta in cui Agnolin annullò due reti a Francis e finì senza reti.

E poi Fontolan ed i gemelli Vialli e Mancini, la dialettica e le stilettate di Scoglio e Boskov, la cartolina natalizia di Branco ed il piccolo “Pato” Aguilera che festeggia sulle spalle di Braglia, la testata di Marco Lanna sotto la Nord che apre un derby tutto doriano del giorno dei Santi nel 1992, la partita passata agli annali come quella della carta igienica, con l’espressione attonita del presidente Spinelli ed il suo  impermeabile bianco avvolto dai rotoli di carta lanciati senza sosta dalla Nord contestatrice.

E poi Carparelli e Francioso, Flachi e Bazzani, i gemelli del gol del nuovo millennio, per passare allo show di Cassano nel derby targato Christian Maggio, le tre vittorie di fila del Genoa di Gasperini con Milito superstar autore di una tripletta , unico nella storia e poi ancora la testata di Fantantonio e la sentenza di Boselli, quello “che non lo sapeva”….

La magica serata di un giovane Mauro Icardi, in campo a sorpresa nella Samp incerottata, il trionfo di mister Liverani prima di un esonero nel derby giocato più precocemente, alla terza giornata e poi Gabbiadini, Pavoletti, Eder, Suso , Muriel e Quagliarella fino alla prodezza di Lerager nel Ferraris tristemente vuoto per il Covid nel derby del luglio 2020 e a quella di Caputo lo scorso dicembre.

Benvenuti al derby della Lanterna, alla partita che divide anche le famiglie, dove nello stesso nucleo familiare ci sono genoani e sampdoriani, insieme allo stadio fino in fondo alla scalinata Montaldo ed in Corso Galliera, per poi salutarsi e ritrovarsi due ore dopo, quel derby che ci riporta alle fotografie di presidenti che vivevano la partita da tifosi, con Renzo Fossati “u sciu Rensu” che prende a calci nel di dietro Chiorri dopo il duello con Gorin all’uscita dal campo e Paolo Mantovani che dichiara con il suo Borsalino in testa e l’eleganza inglese “Non ci prendono più!” al mitico Beppe Barnao ai microfoni di Tivuesse, dopo la punizione di Roselli.

Quanto è cambiato da quegli anni soprattutto nelle società e tra i protagonisti ma la passione rimane la stessa nelle nostre splendide tifoserie che domani, qualunque sarà il risultato sul campo, vinceranno la loro ennesima partita che potrebbe decretarne la sconfitta sportiva.

                                                                           MARCO FERRERA

https://www.charitystars.com/tag/stelle-nello-sport-derby-della-lanterna-it

 

 

 

 

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