Una nuova speranza per il Genoa grazie a Badelj

C’è ancora vita sul pianeta Genoa. Lo ha stabilito l’unico giocatore al quale mister Blessin non ha mai inteso rinunciare: Milan Badelj. Nella selva dei difensori sardi, chi se non lui avrebbe avuto la freddezza e la pulizia di tocco necessarie per infilare, in zona Cesarini, quella palla ballerina proprio vicino alla radice del palo, dove il portiere Cragno non sarebbe potuto arrivare? La somma sentenza, se non altro, è stata rinviata e la pianticella della speranza, senza diventare rigoglioso, ha guadagnato in prosperità.

Il giudizio può anche essere condizionato dal risultato favorevole, ma ci doveroso giusto riconoscere, stavolta, i giusti meriti all’allenatore tedesco, che ha resistito alla tentazione, rafforzata dall’unanime parere degli addetti ai lavori, di schierare subito le due punte preferendo tenersi questa carta in serbo per gli ultimi minuti.

L’avversario era stato, evidentemente studiato a fondo: presentava due contropiedisti ficcanti quali Joao Pedro e Keita, cui non si potevano concedere praterie. Così, nel primo tempo, il gioco genoano si è basato quasi esclusivamente sui lanci lunghi, e spesso imprecisi, verso il solo attaccante schierato, Ekuban, fidando sulla sua superiore velocità rispetto ai macchinosi gendarmi isolani. Intenzione commendevole, sulla carta, ma quasi mai supportata da esiti confortanti, anche per la latitanza in zona gol dei tre rifinitori, tutti più bravi a mantenere la posizione che ad affondare i colpi.

Forse per scelta, forse per disperazione, Blessin ha deciso di attendere ben oltre la mezz’ora della ripresa per immettere un secondo bomber, Yeboah, al fianco di Destro, subentrato ad Ekuban dopo l’intervallo. Nel frattempo, il Cagliari pareva padrone del capo e, dopo aver centrato un palo, aveva sciupato tre opportunità offensive in una sola azione, senza mai correre rischi di capitolazione.

Il destino pareva segnato, ma vogliamo pensare che mister Aleksander avesse programmato tutto. Ed ecco, nel convulso finale, il Grifone iniziare ad occupare l’area avversaria, portandosi compatto nella metà campo ospite e tentando lo sfondamento da ogni via. Soluzione premiata dall’ennesima mischia davanti a Cragno, risolta con abilità dal calciatore simbolo della resistenza genoana. Blessin ha vinto la sfida diretta con il maestro Mazzarri, facendosi beffe della superiorità di organico palesata dal rivale, che ha potuto tenere lungamente in panca un certo Pavoletti, il quale – se ancora indossasse il rossoblù ligure – giocherebbe… cento minuti su novanta.

Il primo passo è stato compiuto, anche se la “mission” resta disperata, con la complicazione ulteriore che deriva dall’inopinato boom di una Salernitana trasformatasi da cenerentola a macchina da gol e punti. Vero che i granata finiranno per togliere qualche punto, nello scontro diretto, proprio al Cagliari, riprecipitato in una zona limacciosa della classifica, ma l’avversario in più nella corsa al quart’ultimo posto è un’insidia spaventosa.

Nella Genova rossoblù si respira sano realismo più che cieca fiducia. I nove punti programmati – a spese di Cagliari, Samp e Bologna – rischiano fortemente di non bastare e neppure il pari contro Juve o Napoli pare garantire a priori la permanenza nella categoria. Le combinazioni relative agli ultimi quattro turni, però, sono talmente numerose da lasciare aperto qualsiasi epilogo. Il Genoa, bandite le tabelle, spesso fuorvianti, ha deciso di vivere alla giornata: ora nel mirino c’è il derby. Al futuro… remoto si penserà, semmai, da sabato sera dopo il tramonto.

PIERLUIGI GAMBINO

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