La Samp con la Salernitana ha toccato il fondo ma ora c’é paura di scendere ancora

La Sampdoria, fedelissima al vecchio detto genovese “Non c’è limite al peggio”, infila nell’uovo pasquale un’impresa all’incontrario tra le più clamorose della sua storia. Non si ricorda, infatti, un parziale di 0-2, perdippiù casalingo, dopo cinque minuti al cospetto dell’ultima in classifica. Una partenza choc, agghiacciante, assurda, come neppure nei peggiori sogni.

Mancava però quasi una partita intera per rimediare a Quell’approccio flaccido, inconsistente, inaccettabile sotto ogni aspetto, ma i blucerchiati non si sono più realmente ripresi. Vero che sono andati in gol con Caputo – altro regalo dei difensori avversari, proprio come a Venezia – e che nella ripresa hanno comandato il gioco, ma a ritmo dopolavoristico, senza un guizzo, un’invenzione, un lampo che potesse condurre al pari. Una manovra lenta, prevedibile, sfociata quasi sempre verso Candreva, i cui cross non hanno mai arrecato seri pericoli: a conferma della sua involuzione.

Ci ha messo molto del suo anche mister Giampaolo, condannato dai numeri nel confronto col suo predecessore D’Aversa, sepolto di critiche e marchiato con l’etichetta di “sprovveduto”. Se la Samp – come resta altamente probabile ma non più così certo – si salverà, sarà grazie ai punti conquistati durante la sua gestione.

Del tecnico attuale sono rimasti ben pochi estimatori. La goleada con il Sassuolo pareva l’inizio di una nuova stagione blucerchiata, ben più fruttuosa, e il bis con l’Empoli ne era la teorica riprova. Peccato che ai due exploit si sia aggiunto solo il successo di Venezia, dovuto più alle topiche dei lagunari che alla prestazione dei doriani. Per il resto, solo battute d’arresto accompagnate spesso da un gioco insufficiente e sempre da un atteggiamento mentale criticabilissimo.

Con la Salernitana si è toccato il fondo, e il folto pubblico presente non ha risparmiato, a fine gara, fischi e contumelie, tutti strameritati. Ma accanto alla rabbia, al dispetto di tutta una piazza che si sente tradita, sta lievitando un altro sentimento: la paura che questa squadra così male in arnese vada incontro ad altri dispiaceri in serie che possano comprometterne addirittura la permanenza nella categoria. Sì che il calcio è una scienza inesatta, ma se l’ultima della classe ti batte, è normale temere di buscarle anche da formazioni più forti dei granata.

La società non può certamente rimanere inane di fronte a tale scempio e deve assolutamente riesaminare la posizione di mister Giampaolo, il cui oltranzismo è il principale fattore destabilizzante. Lui non si piega: 4-3-1-2 e via. Non solo, continua a riproporre giocatori non certo al top come Murru e Audero, insistendo sul Sensi rifinitore ed arrivando ad escludere Sabiri, l’unico portatore di nuova linfa – solo perché ultimo arrivato.

Beninteso, i pedatori doriani non sono mai stati dei feroci combattenti neppure con Ranieri, ma questo piattume è anche figlio del carattere di un tecnico scarsamente dialogante e tutt’altro che capace di galvanizzare e dare la giusta scossa all’ambiente e alla squadra.

La salvezza resta dietro l’angolo e potrebbe anche giungere a questa quota di punti, ma esclusivamente grazie ai limiti enormi delle inseguitrici e non certo per i meriti di una squadra letteralmente scomparsa dai radar. E il derby, in programma tra due settimane, inizia a provocare parecchio mal di pancia, in specie se il Grifo riuscisse a battere il Cagliari nel prossimo turno. Tutto ciò basta e avanza a produrre agitazione e ansia: e Marco Giampaolo sembra davvero il meno adatto a dissolverla con il suo atteggiamento.

PIERLUIGI GAMBINO

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