Samp per la definitiva salvezza e per rompere la maledizione di Bologna

No, il calcio non vive solo di giocate, dribbling, gol, salvataggi e astrusità tattiche. Si nutre anche di storie individuali, di fatti non sempre esaltanti. Attorno a Bologna-Samp ruota il dramma di Sinisa Mihajlovic, che in blucerchiato ha insegnato calcio di altissimo livello e in rossoblù sta svolgendo un lavoro eccelso. È tornato in lui l’ospite più indesiderato, che trasforma in piccinerie tutto ciò che gravita attorno al pallone. E un’altra vicenda fortunatamente verso il capolinea riguarda Mikkel Damsgaard, forzatamente lontano dai campi di gioco dallo scorso settembre causa uno strano male ad un ginocchio: mister Giampaolo sta cercando di riambientarlo nel mondo del football, confidando di poterlo ripresentare a breve giro di posta.

Il posticipo al Dall’Ara, così, va osservato da un’altra ottica, ma resta pur sempre un appuntamento calcistico, che per i padroni di casa assume un’importanza relativa e invece per gli ospiti rappresenta un’altra tappa verso l’obiettivo, pur minimale, fissato negli ultimi mesi: la salvezza. In casa Samp più che il team petroniano si teme la cabala: il campo bolognese è “maledetto” da tempo immemore, anche più di quello cagliaritano, e i precedenti non possono lasciare tranquilli. Tuttavia, la tradizione, si sa, va anche letta come stimolo ad interromperla ed invertirla, ed è questo lo stato d’animo di Colley e compagni.

Scremata dalle componenti emotive e scaramantiche, la sfida appare senz’altro abbordabile. Il Bologna ha in animo di regalare un’altra gioia al suo conducator, coinvolto in ben altre faccende, e la sola strada è quella di ritrovare la via del gol, smarrita da settimane intere. A San Siro, contro la capolista, i felsinei hanno inscenato una prova esemplare di tenuta difensiva, non senza disdegnare qualche volata rimarchevole in avanti, ma ancora una volta l’attacco è rimasto a secco. Nel tempo si è persa via via la verve garantita da un gruppo di mezze punte col vizio del gol e gli attaccanti di ruolo – il centravanti Arnautovic e il bomber di complemento Barrows – risultano assai più bravi a giocare per i compagni e per lo spettacolo che ad infilzare i portieri avversari.

La Samp spera che il digiuno dei rossoblù continui, ben sapendo che un malaugurato svantaggio nel punteggio non sarebbe agevolmente rimediabile.

Giampaolo si augura che i suoi ragazzi ritrovino il cinismo mostrato a Venezia, ma è consapevole che il Bologna non sia propenso a dispensare regali nei disimpegni. Un guizzo di Caputo o di Candreva – pur handicappato da un utilizzo tattico inidoneo a lui – potrebbe però spalancare le porte ad un risultato favorevole: il successo pieno o anche un più che gradito pareggio.

A livello di formazione, nessuna nuova all’orizzonte. L’undici base è ormai stato definito, se escludiamo un blando ballottaggio tra Ferrari e Yoshida al centro della difesa. Gli acciacchi di Ekdal cancellano il ballottaggio a centrocampo, mentre in avanti Quagliarella ha ormai accettato il ruolo che i suoi 39 anni suggeriscono: staffettista nella ripresa, se occorresse risalire la china o sostituire un pari ruolo un po’ stanco.

L’occasione per corroborare la classifica è ghiotta e servirebbe anche ad accantonare le preoccupazioni legate ad uno sblocco societario che inizia a tardare. Giocatori, tecnico e tifosi, però, possono solo osservare impotenti questa fase di stallo. Il loro impegno è esclusivamente rivolto al terreno verde, dove si può – anzi, si deve – costruire un futuro ancora in serie A.

PIERLUIGI GAMBINO

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