Con un Verona senza fame ghiotta occasione per il Genoa

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Pima di parlare di calcio, vogliamo commentare certi sviluppi extracampo che lasciano interdetti? Il Genoa rischia di restare stritolato da decisioni altamente vessatorie, ed è giusto rimarcarlo. Scandalosa è la scelta delle date in cui si recupereranno le gare rinviate per il Covid: si sarebbero dovute già disputare da tempo, in specie quelle che non coinvolgono la superimpegnata Inter. Così c’è il forte rischio che il Cagliari possa… passeggiare nelle due ultime gare esterne, in casa di Salernitana e Venezia, virtualmente già retrocesse.

L’altra situazione assurda concerne la collocazione temporale dei match di questo turno numero 31. Possibile che Verona-Genoa sia stata piazzata la sera di lunedì? Il pubblico rossoblù, che avrebbe invaso il Bentegodi se si fosse giocato di sabato o domenica, sarà ugualmente numerosissimo (i previsti 2500 genoani rappresentano una sorta di record, date le premesse), ma un bel po’ di aficionados non potranno garantire il proprio apporto vocale ai giocatori di Blessin.

Siccome anche i particolari nella lotteria della salvezza, possono risultare decisivi, ci pare doveroso questo moto di indignazione verso il Palazzo.

Verona poco motivato, Genoa alla riscossa

Ed eccoci a scrivere del pallone che rotola. Il panorama è chiaramente delineato: da una parte un fior di squadra in tutto degna della colonna a sinistra della classifica, forte di un collettivo armonico e di qualche individualità rimarchevole, e dall’altra una compagine recentemente uscita dalla crisi e avviata ad una comoda permanenza in A se non dovesse rimontare valanghe di punti.

La graduatoria però invita ad un’altra lettura del match. E se il Grifone blessniano affronta con identico atteggiamento e modulo la prima e l’ultima della classe, le prestazioni dell’Hellas risultano chiaramente condizionate da una situazione di assoluta tranquillità, con la zona Europa e il baratro egualmente lontanissimi. In soldoni, un Verona col sangue agli occhi avrebbe i mezzi per imporsi, ma la stessa squadra, potenziale vittima di appagamento, potrebbe rivelarsi avversario più morbido.

Il Genoa ha dalla sua una prerogativa: costringe a giocar male qualsiasi avversario con quel suo pressing che – a detta dello stesso Blessin – è in tutto simile all’accerchiamento prodotto dai leoni attorno alla preda. La tenuta difensiva dei rossoblù appare senz’altro in grado di inaridire le doti di tre bomber da doppia cifra quali Simeone, Caprari e Barak, per i quali non si prospetta una serata agevole.

Dunque, il risultato minimo – un punto a testa – rientra nella logica delle cose. Resta da stabilire se possa soddisfare pienamente le esigenze di un Genoa obbligato a rimontare e sinora mai capace di firmare un colpaccio inatteso. Questa, in teoria, è un’occasione ghiotta, ma sono innumerevoli gli ostacoli da superare: non ultimo, la conclamata difficoltà a buttarla dentro. Sotto quest’aspetto il trainer della resurrezione non ha una ricetta. Tocca ai calciatori inventare la giocata vincente mostrando freddezza davanti al portiere avversario e precisione nel tiro.

Sul fronte offensivo si assiste al trionfo della quantità ma non della qualità. Pensate: per quattro maglie Blessin si trova a disposizione tre centravanti (Destro e Yeboah, oggetti di ballottaggio, e Piccoli), un rifinitore di pregio (Amiri), un incursore ricco di potenza (Portanova), due finisseur non troppo incisivi (Melegoni e Gundmundsson), due esterni atleticamente dotati (Ekuban e Kallon). Non uno di questi lo induce a dormire sonni tranquilli. Da questo gioco d’incastri dovrebbero uscire arruolati Destro, Amiri, Portanova e Gundmundsson, ma non si escludono altre opzioni e a gara in corso qualche escluso potrebbe trovare posto.

Ben più limpida la situazione in mediana (Sturaro e Badelj, ritemprati dal nuovo tecnico, chi li tocca?) e in retroguardia, dove lo squalificato Ostigard ha il rimpiazzo naturale in Bani, più che affidabile. Anche nei pressi di Sirigu ci sarà parecchio lavoro da sbrigare, ma non è certo lì che il popolo genoano guarda con scetticismo.

PIERLUIGI GAMBINO

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