Gyasi al 94′ affonda il Venezia, Spezia a un passo dalla salvezza

Salernitana, Venezia, Genoa, Cagliari e Sampdoria sono tutte cadute di fronte allo Spezia di Thiago Motta. La sentenza è definitiva: non si può più parlare di fortuna, nemmeno a fronte dell’ultima vittoria all’ultimo minuto dopo una partita sofferta. Certo, ce ne è stata più di un pizzico con le capolista Milan e Napoli, ma se tutte le squadre sopravanzate dagli Aquilotti nel momento in cui superano la boa dei 30 punti in relativa scioltezza ne sono state battute una volta la superiorità diventa accertata e manifesta, non un frutto del caso.

Al netto di qualche sporadica goleada subita soprattutto per mano delle grandi squadre l’undici di Thiago Motta si è sempre dimostrato piuttosto accorto nell’evitare di prender gol, e decisamente più cinico sotto porta nell’infliggerlo di alcune delle suddette. Il Venezia ha dimostrato invece ancora una volta di essere una di quelle che peccano di leggerezza là dove più conta, ovvero in area altrui. Per questo il Leone di San Marco sembra destinato a sprofondare tra i cadetti dopo un solo anno di permanenza in massima serie, mentre lo Spezia vede ormai all’orizzonte il terzo anno in A.

I lagunari hanno detenuto il pallino del gioco per quasi tutti i 90′ regolamentari, ma non hanno quasi mai saputo essere pericolosi, salvo una traversa su punizione di Aramu. Al contrario lo Spezia, un po’ come la fatal Macedonia del Nord nel tragico spareggio per i Mondiali della settimana precedente, ha colpito senza pietà quando non c’era più tempo per farsi recuperare. Il calcio sa essere crudele, e in particolar modo con chi non sa sfruttare le proprie opportunità. In Laguna non resta che accendere il jukebox e far partire gli 883, magari lenendo ulteriormente l’amarezza con un calice di spritz.

Per la partita che sembra valere il suo trionfo Thiago Motta opta per il consueto “Albero di Natale” ondeggiante, il 4-3-2-1 con Amian, Erlic, Nikolaou, Reca davanti a Provedel, Maggiore, Kiwior, e Simone Bastoni in mediana, Kovalenko e Agudelo trequartisti di corsa e di classe, Gyasi unica punta ma pronto a interscambiarsi col colombiano per rendere la manovra più pimpante.

Dall’altro lato, disposti col 4-3-3 dal vice Bertolini, con Dionisi squalificato per bestemmie –solo in Italia certe misure da educande!- capitanati da uno spezzino doc come Ceccaroni, figlio di Lerici e della cantera dei bianchi, i neroverdi, che vedono l’ex enfant prodige Caldare al cuore della retroguardia proprio affianco al sovramenzionato Ceccaroni. Il peso dell’attacco è sui piedi di Okereke, chiamato a sostituire l’incostante ma via via sempre più affidabile Thomas Henry. I più pericolosi però saranno Ampadu e Aramu, l’uno a centrocampo e l’altro sull’esterno, giocatori di spiccata tecnica e notevoli doti balistiche.

Lo Spezia parte forte con un paio di fiammate sugli esterni nei primi dieci minuti ma è un mezzo fuoco di paglia, perché saranno gli ospiti, tra l’altro più bisognosi dei tre punti, ad assaltare e a detenere il possesso in una partita comunque più tesa che bella. Ambedue le compagini nel corso dell’anno hanno tenuto ad essere propositive e aggressive, maora che è quasi maggio ed è tempo di far quadrare i conti mentre i nervi si fanno scoperti gli schieramenti si abbottonano.

Okereke comunque non riesce a deviare su un paio di suggerimenti che gli arrivano pure a lui dalle fasce e così la prima, vera occasione è dei padroni di casa, al 34′: cross di Reca, sponda di Capitan Maggiore, accorre tempestoso l’ottimo incursore Bastoni ma Mäenpää, estremo difensore chiamato a farsi perdonare la partitaccia con la Samp, respinge repentino.

Al 37′ capovolgimento di ruoli, la punta dello Spezia Gyasi abbatte lo stopper del Venezia Caldara al limitar della propria area, e un minuto dopo centra il legno più alto dal piazzato.

La seconda frazione vede ancor meno higlights limpidi di marca veneta, anche se è un continuo tambureggiare dalle parti di Provedel. i veri acuti però li fa solo lo Spezia, in un finale Rossiniano: al 86′ combinano i subentranti Verde e Manaj, traversone del primo per il secondo, stacco di testa e ancora una buona risposta di Mäenpää.

Poi al 94′ quando ormai si annuncia un pareggio utile per entrambe ma molto deludente per gli ospiti, gli Aquilotti in picchiata si prendono e si sbafano tutta la preda in palio, lasciando gli avversari completamente a terra: un rinvio disastroso di Caldara regala un tiro comodo da tre punti a Manaj, Mäenpää conclude il suo pomeriggio da eroe sfortunato e da sciagurato in cerca di riscatto con una paratona, ma Gyasi prende il tempo a uno distratto Haps ed entra in porta col pallone.

Alla fine il “Tu fai un gran bel gioco però…” degli 883 non è nemmeno particolarmente descrittivo di un Venezia che più che sfortunato manca di quell’accortezza e quella determinazione che ha giusto lo Spezia. L’esito dello spareggio salvezza non potrebbe descrivere meglio la stagione delle due squadre.

Federico Burlando

 

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