“Tennis batte Cartesio”: l’intelletto e il diletto del Tennis spiegato da Laura Salmon

Il Tennis c’è e non c’è. Tutto quello che accade in un rettangolo rosso (o verde, o blu) tra due o più parti munite di racchetta può raccontare moltissimo di quanto avviene fuori. Il campo da gioco è limitato alle misure del terreno di gioco, ma raggiunge le profondità dell’Universo.

Il rapporto dell’uomo con sé stesso e coi suoi limiti e potenzialità. Una chiusura non a cerchio ma a rettangolo, e al suo interno le infinite combinazioni che possono nascere dallo scambio, dalla dialettica, da come si sceglie di porsi e posizionarsi.  Si pensi a “Infinity Jest”, capolavoro della “Rock Star della letteratura” e Professore di Logica David Foster Wallace, per cui il Tennis, tra le altre cose degli “Scacchi in cui si corre”, è un’esperienza religiosa. Lì il primo capitolo è anche l’ultimo, e in mezzo tra la prima e l’ultima pagina ci sono più di mille pagine di lettura estremamente impegnativa, mentre se si cerca un libro capace sia di stimolare la mente che di risultare piacevole e scorrevole, e persino di fornire consigli pratici per migliorare il proprio gioco, allora alla battuta va “Tennis batte Cartesio”, di Laura Salmon.

Spiega questa feroce autoironia sin dalle primissime parole con cui illustra la sua ultima opera letteraria: Laura Salmon insegna all’Università di Genova Lingua Russa e Teoria della Traduzione, e ha tradotto grandi scrittori e poeti russi come Tolstoj e Dostoevskj e l’intera opera di Dovlatov. Ha anche firmato, per Il Melangolo, il libro di aforismi “Se son rose, sfioriranno”. Ma è anche, o meglio è stata, per usare le sue medesime disincantate parole una “schiappa”! Come ha raccontato nella sede del Tennis Club Genova di cui ora può considerarsi a giusto titolo una fiera esponente:

“Un libro nato dopo un lunghissimo ripensamento. Nasce da quando ho ricominciato a giocare a tennis, da “schiappa”, come dico io! Ho iniziato a prendere molto sul serio questo sport, cercando di prendere meno sul serio me stessa. Rimettendomi nella situazione di essere un’alunna, quindi un’allieva. Ho capito che il percorso, la fatica disumana che stavo facendo per reimparare a imparare meritava alcune riflessioni. Pensando inizialmente ai miei studenti. Essere di nuovo una studentessa di tennis mi ha permesso di essere, come ho scritto nel libro, un’insegnante migliore con gli studenti peggiori.  Io mi sono trovata ad essere un’allieva pressoché disperante per qualsiasi maestro di tennis, e mi sono resa conto che è possibile trovare in chiunque una scintilla, qualchecosa, che possa permettere di progredire”.

Un titolo estremamente curioso, ma anche accattivante ed evocativo.

“L’ha scelto l’editore, guardando la scaletta del contenuto dei capitoli.  Recupera l’idea che il tennis crea  nella sua fusione dell’aspetto mentale e fisico-atletico una specie di unitarietà dell’essere umano.

È stata la dimostrazione di questa separazione del fisico dall’intelletto, per cui a favore si è schierata tutta una classe di intellettuali che mi hanno in un certo senso preparato e nutrito, ma non mi hanno mai parlato di sport, corpo, qualsiasi cosa che non fosse studio o libri. Ho scoperto che poche attività come il tennis richiedevano un intelletto, che è diverso dall’intelligenza: sviluppo delle abilità cognitive, sapere cosa fai in campo, far rispondere il corpo a un progetto intellettivo… ”.

Insomma, un’epifania con palline e racchette, non proprio quindi come quella che poi ha ispirato da spettatore a Foster Wallace la raccolta sul Tennis come esperienza ieratica osservando un noto praticante elvetico recentemente transitato in Liguria, ma vissuta in prima persona -anche se a difesa del compianto Wallace occorre ricordare che da junior era un agonista coi fiocchi-. E per questo ancora più concreta e umana. Uno sforzo induttivo che lascia aperte le porte proprio a tutti. Laura ha riscoperto lo sport, e la disciplina che tra essi più ha amato, solo in età matura. Ma è la prova che si può essere tutti campioni a cimentarcisi, perché lo scopo non è tanto sollevare trofei e piatti a Wimbledon e a Parigi, ma superare i propri limiti e nel contempo imparare a crescere e ad accettarsi

“Sono la dimostrazione che non è mai troppo tardi. Il tennis era il sogno della mia infanzia, una specie di ossessione. Io sognavo da bambina di giocare a tennis, la mia famiglia però non era favorevole, e nel libro, in cui mi espongo con qualche dato biografico, spiego anche perché. Ho continuato a provarci senza riuscirci, finché non ho trovato quello che per me è un Grande Maestro. Ovvero quello che vede l’ultima delle allieve possibili, la più schiappa che si possa immaginare, e in lei vede pure quella scintilla che nessun altro aveva visto. E questa scintilla per me è diventata una passione che assomiglia molto a una ragione di vita.

Io ero però l’allieva migliore possibile quanto a motivazione e capacità di apprendimento: questo mi ha portato  a raggiungere dei successi letteralmente incredibili e a questo ho dedicato un’intero capitolo. Analizzo in modo nuovo il gioco e la relazione tra punteggio e valutazione psichica del giocatore”.

Una rivincita dello Sport è una rivincita per tutti, si impara a non relegarlo a un mero sforzo fisico buoni per metter su muscoli ma ad attribuirgli il suo reale valore, a richiamare l’antico adagio della Mens Sana in Corpore Sano. Restituisce al corpo quella nobiltà troppo spesso bistrattata di fronte alle vette che può raggiungere lo spirito. Ma Salmon spiega che la dicotomia non è mai da spingersi ai suoi estremi, e che il Tennis per lei non è un mero hobby piacevole, ma una vera e propria sfida d’ingegno. Perché è vero anche il contrario: il “Corpus” sano può dare il massimo solo nella Mens Sana. Per questo individua una distinzione tra “piacere” e “diletto”:

“Il diletto è soprattutto l’idea di imparare a trasformare la disciplina, che a livello embrionale potremmo considerare “atletica”. -Anche se ho una tessera da agonista Fit di cui vado fierissima!- Imparare a costruire qualcosa di diverso dal piacere. Il Tennis è anche un passatempo, ma per me non lo è e non può esserlo, come non lo è lo studio della letteratura o della lingua, il mio lavoro professionistico. È una fonte inesauribile di conoscenza, e una rivincita esistenziale.

Non solo perché ho realizzato un sogno dell’infanzia e dell’adolescenza, ma soprattutto perché ho ricostruito una qualche identità tra la mia parte mentale e la mia parte corporea. Ho scoperto-riscoperto cosa significhi avere un corpo con i suoi infiniti limiti e possibilità. Ancora adesso alla mia veneranda età scopro di poter fare cose impensabili. Che non sono quelle che si vedono nel filmino mentre gioco a tennis, ma che sento dentro di me e mi rendono anche una spettatrice più consapevole,

Da ragazzina mi sembrava un paradiso inarrivabile: guardavo i giocatori dalla finestra della scuola e mi sembravano felici perché giocavano a tennis. E ho scoperto che il tennis offre ciò che più assomiglia alla mia idea di felicità.

È una disciplina del corpo e dell’intelletto. Aiuta a scoprire i propri punti di forza e le proprie vulnerabilità sul campo e nella vita. È sia adrenalinico, sia sedativo. Giocando a tennis ti sembra che il sesso sia noioso. Per di più, pregiudizi a parte, si può praticare dovunque, in ogni stagione, ogni giorno. Non si deve essere in dieci, né servono mari, cieli o monti. Ed esistono circoli alla portata di tutte le tasche”

C’é insomma materiale per tutti, per chi ambisce a padroneggiare rovesci, volée, e topsin partendo dalle fondamenta, e per chi, già versato nell’Arte, non vuole solo perfezionarsi ulteriormente, ma imparare a far imparare.

“La costruzione del libro è del tutto innovativa, già mi sono arrivati feed-back profani e letterari: un libro mezzo accademico e mezzo narrativo…”

In definitiva, per chi è il libro?

“In realtà è tutto sul tennis! Spero possa essere interessante per chiunque: per i tennisti e gli appassionati, perché la prospettiva viene da un’altra parte, cioè quella di “una schiappa”; per i maestri, che possano riflettere e capire quanto beneficio possono fare alle persone inspiegabilmente e apparentemente negate per lo sport, che invece possono raggiungere dei risultati. Qualche piccola osservazione da spettatrice può invece essere utile a chi, per così dire, more uxorio, è sposato col tennis!”.

Un tennista in particolare, fonte di ispirazione e di particolare affetto?

“Seguo moltissimo vari tennisti, molto diversi tra loro, e anche molte tenniste, che diciamo la verità, mi stavano un po’ antipatiche, ma che trovavo assolutamente d’ispirazione. Il tennista a cui da sempre resto più affezionata è Novak Djokovic. Sta vivendo un momento particolarmente infelice della sua carriera, ma credo che la sua carriera sia stata così felice che se ne farà una ragione e da persona straordinariamente intellettiva quale si è dimostrato trarrà importanti riflessioni anche da  questo momento negativo”

Game, Set, Match. L’intervista è finita, ma ora c’é un libro tutto da cominciare.

 

 

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