Con due siluri di Caputo il Vaporetto Blucerchiato affonda il Venezia: la laguna è blucerchiata

La Sampdoria sbanca il Penzo con pieno merito e conquista tre punti pesantissimi nello scontro diretto contro il Venezia, interrompendo una striscia negativa che durava da tre partite.

Una settimana di lavoro intenso e silenzioso, che Giampaolo a posteriori ha definito “ottima”, consente alla truppa blucerchiata di riflettere, meditare, studiare, ripartire. Se ne vedono gli esiti già nella formazione: rientra Audero tra i pali, Ferrari sostituisce Yoshida, Murru riprende il suo posto. Le vere novità sono dalla cintola in su, dove Ekdal riacquista la sua centralità, Thorsby viene confermato a sinistra e Candreva a destra, con Sensi alle spalle di Sabiri e di Caputo, più avanzati ma larghi rispetto al consueto schema delle due punte vicine.

Zanetti, a sua volta reduce da tre sconfitte di fila, risponde con un 4-2-3-1 fin troppo sbilanciato negli uomini ma timido nella proposizione. Maenpaa è l’unico portiere arruolabile, Ebuhei e Haps sono i terzini, Caldara e capitan Ceccaroni i centrali difensivi davanti ai quali si dovrebbero muovere Ampadu – dotato di una poderosa rimessa laterale e poco altro – e Fiordilino. Aramu guida i trequartisti assieme a Nani e Okereke, in quello che sembra il reparto meglio assortito degli arancioneroverdi, e davanti Henry è l’unica punta di stazza.

Rivedendo il film delle ultime due trasferte blucerchiate il Venezia commette da subito un errore esiziale: non pressa, non attacca e lascia giocare. È la Sampdoria a fare la partita, e se nel primo quarto d’ora le occasioni marcano visita è pur vero che la palla staziona quasi costantemente tra i piedi biancocerchiati. Ma non è il solito possesso palla di marca giampaoliana: i difensori centrali cercano maggiormente la verticalizzazione, a volte con lanci più profondi, specie sul settore di destra, dove si muovono in modo redditizio Bereszynski, Candreva, più avanti Sabiri e talvolta Sensi.

Ma anche sull’altro fronte la Sampdoria crea superiorità, con Murru reattivo e Thorsby – alla miglior prestazione dell’era Giampaolo – che al 14’ confeziona la prima opportunità servendo Caputo, che nette in movimento Sensi, il quale libera al tiro Candreva, che viene contrato in calcio d’angolo.

Potrebbe starci un giallo ad Ampadu, duro su Sensi, e subito dopo Okereke cerca in area un solitario e nervoso Henry, che si aggiusta la palla con la mano vanificando una delle poche e velleitarie iniziative lagunari in area avversaria.

La Sampdoria non rischia niente, e al 24’ passa in vantaggio. Maenpaa controlla fin troppo a lungo il pallone prima del rinvio, su di lui entra in scivolata Sabiri – ci aveva già provato poco prima – che tocca per Caputo, il quale insacca a porta vuota. Topica assurda del portiere finlandese, ma grande merito a Sabiri – migliore in campo insieme a Caputo – che crede ad ogni pallone e dimostra una continuità e una tigna che per un trequartista – ricordiamoci certe indolenze di Alvarez o Ramirez – sono merce rara.

Il Venezia, da un punto di vista tattico, ci stava già capendo poco: il gol preso, nonostante capitan Ceccaroni cerchi di consolare il finnico, dà un ulteriore colpo di maglio alle velleità arancioneroverdi, il cui primo tiro verso la porta di Audero arriva al 32’, con Henry che impatta male di testa un buon suggerimento del vivace Aramu.

La Sampdoria fa valere un tasso qualitativo ampiamente superiore: nel breve Sensi e Sabiri sembrano ballerini, Candreva si propone con regolarità, Ekdal comanda le operazioni con sagacia e Ferrari trasmette insieme a Colley una sensazione di ritrovata solidità.

La prima pressione di Sabiri sui portatori di palla veneti è un fattore: al 38’ l’ex ascolano soffia un pallone al timido Fiordilino, la cede a Caputo che gliela restituisce per un assist di tacco fantastico per Sensi, sul cui tiro Maenpaa respinge senza trattenere, facilitando il tap-in di Caputo per il raddoppio doriano. Tutto bello e tutto giusto, ma Venezia che spiana la strada ad una Sampdoria apparsa tecnicamente superiore con errori da “Scherzi a parte”.

La squadra di casa prova a scuotersi e Zanetti cambia fascia agli esterni. Il prodotto è un cross di Aramu da sinistra intercettato da Audero. Sulla ripartenza un brutto fallo di Okereke su Sensi vale il terzo cartellino giallo (a uno, Sabiri) tra i veneziani, nei quali inizia a montare un palese nervosismo da frustrazione.

Si va al riposo con il meritato vantaggio biancocerchiato, ma anche con l’impressione che questo Venezia sia stato troppo brutto per essere vero: incisività zero, aggressività mal incanalata nei falli, svagatezze difensive da ritiro estivo.

Zanetti si fa sentire nell’intervallo, perché i primi cinque minuti della ripresa sono di chiara impronta lagunare. I locali fanno in cinque minuti quello che non è riuscito in un tempo intero, e aggrediscono come forse avrebbero dovuto fare dall’inizio.

È il momento di maggiore sofferenza per i ragazzi di Giampaolo: al 47’ una punizione di Aramu dal limite viene ribattuta dalla barriera, al 51’ Thorsby libera efficacemente in piena area anticipando Caldara che commette fallo ma poi si rotola a terra chiedendo un inesistente rigore.

Non è però la rivoluzione. I veneti sparano a salve, situazione che non cambia neanche con l’ingresso di Nsame – oggetto del desiderio blucerchiato nell’ultimo mercato – e di Busio per lo spento Okereke (ci aspettavamo di più) e il frastornato Fiordilino.

Al 61’ si rivede la Sampdoria, sempre con Sabiri – perseguitato dai difensori – che mette Candreva in condizione di tirare dopo un’azione d’angolo: palla alta.

Attorno al 70’ quasi dal nulla, appena sostituito Nani (poca cosa) con Kiyine, il Venezia costruisce due palle gol. Dapprima è Nsame, lasciato inopinatamente solo in area, a girare male e fiacco di testa, e due minuti dopo è Aramu a sgorbiare con il destro – non il suo piede, e si vede – una volée dai dodici metri.

È il momento di cambiare anche per Giampaolo, che arretra Sabiri, fa uscire Sensi (in ripresa, e tecnicamente bello da vedere, ma con autonomia limitata) e fa entrare Quagliarella, mentre Rincon rileva posizione e compiti di Candreva, decisamente meglio rispetto alle ultime uscite.

Ad una decina di minuti dal termine il Venezia, cui inizia a far difetto anche la lucidità, crea due mischie pericolose in area biancocerchiata. Nella prima Nsame prova lo stop invece del tiro, nella seconda Haps colpisce male senza trovare la porta.

Nel finale Zanetti, visibilmente contrariato per la brutta prestazione dei suoi, prova ad inserire la fisicità di Crnigoj per Ebuhei, mentre nel Doria arriva il momento delle staffette abituali tra Ekdal e Vieira e tra Murru e Augello.

Gli ultimi minuti portano ancora qualche sussulto. A due giri di lancetta dal novantesimo una punizione dalla trequarti viene girata fuori di testa da Nsame, pochi istanti dopo che i lagunari erano rimasti in dieci per una sciocca seconda ammonizione rimediata da Henry, nervosissimo, e strigliato pesantemente da Zanetti davanti a microfoni (quante se ne sono sentite) e telecamere.

Dopodichè è la Sampdoria a disporre di due opportunità per chiudere definitivamente il discorso. Nella prima l’ennesimo disimpegno laborioso della difesa di casa quasi consente a Quagliarella – ottimo per dedizione e voglia il suo impatto – di fare la sua trentasettesima vittima in serie A (il Venezia manca nella sua collezione), e nella seconda Caputo, imbeccato magistralmente da un Sabiri sontuoso, spara alto solo davanti a Maenpaa.

L’ultimo brivido, però, lo procura la squadra di casa. Su punizione c’è un tocco di un giocatore veneto su cui Audero è un gatto e respinge, mantenendo inviolata la propria porta. Sul successivo rinvio Orsato – che ha diretto con polso fermo – manda tutti sotto le rispettive tifoserie: a ricevere fischi i giocatori di casa, che hanno poi avuto un confronto con alcuni supporter a fine gara, e a godersi gli applausi i blucerchiati, sotto un settore pieno all’inverosimile di tifosi sampdoriani giunti in circa duemila da Genova, dalla Liguria, ma anche da tutto il nord e dal fianco orientale d’Italia, fino alla Puglia. Tanti, davvero tanti, e rumorosi da sembrare di essere a casa propria, e che hanno costretto – caso mai visto in questa stagione – l’organizzazione di casa a disporre di posti non soltanto nel settore ospiti, ma anche nei settori adiacenti.

Una vittoria netta e meritata, lo dicono anche i numeri (calci d’angolo, possesso palla, tiri, cartellini presi), ancorchè agevolata dagli episodi. Giampaolo ha impartito una vera lezione tattica a Zanetti, uno dei più bravi e promettenti allenatori dell’ultima generazione. Troppo compassato e statico il Venezia di inizio gara, troppo caotico e nervoso nella seconda parte. In mezzo, tanta Sampdoria. La lettura della partita è apparsa ineccepibile, perché Giampaolo ha cercato di non snaturare i principi fondanti del suo gioco (quando lo ha fatto, anche nel recente passato, è andato incontro a rovesci pesanti), ma di adattarli alle circostanze. Da qui il ricorso al rilancio lungo (a destra, dove c’era superiorità numerica e tecnica; a sinistra, dove Thorsby di testa è pressochè insuperabile) e alla verticalizzazione rapida, nonché al dialogo stretto tra “piedi buoni” (Sensi e Sabiri, che si sono dimostrati assolutamente compatibili). Si è vista qualità nella scelta degli interpreti, da Audero, irreprensibile, a Ferrari, preciso e pulito negli interventi, passando per un Ekdal finalmente in ripresa di fosforo e gamba e per Thorsby, mai così convincente da mesi a questa parte.

Un risultato importante ma non certo decisivo: mancano ancora otto turni, le squadre dietro premono e hanno anche turni da recuperare. I segnali, però, sono incoraggianti. I cenni di ripresa già visti a sprazzi contro la Juventus sono diventati più nitidi, e assumono le sembianze di Sabiri, classe ma anche impegno, e di Caputo, micidiale nei sedici metri. I due giocatori simbolo di questa vittoria.

Venezia (4-2-3-1): Maenpaa 4; Ebuhei 5,5 (80’ Crnigoj n.g.), Caldara 5,5, Ceccaroni 5, Haps 6; Ampadu 5,5, Fiordilino 5 (56’ Busio 5,5); Aramu 6, Okereke 5 (56’ Nsame 5,5), Nani 5 (68’ Kiyine 5); Henry 4,5. All. P. Zanetti 5.

Sampdoria (4-3-1-2): Audero 6,5; Bereszynski 6,5, Ferrari 6,5, Colley 6,5 (90’ Yoshida n.g.), Murru 6 (83’ Augello n.g.); Candreva 6,5 (72’ Rincon 6), Ekdal 6,5 (83’ Vieira n.g.), Thorsby 6,5; Sensi 6 (72’ Quagliarella 6); Sabiri 7,5, Caputo 7,5. All. Giampaolo 7.

Arbitro: Orsato 6,5 (Costanzo/Passeri – Camplone – Banti/Carbone).

Calci d’angolo: 3-4

Ammoniti: Sabiri e Haps 29’, Henry 41’, Okereke 44’, Busio 63’, Henry 86’.

Espulsi: henry 86’ (doppia ammonizione).

Recupero: 1’ e 5’.

Reti: 24’ e 38 Caputo.

Note: giornata di sole, terreno in buone condizioni, spettatori 13.000 circa, di cui 2.000 Sampdoriani.

Giuseppe Viscardi

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