Sabato la numero 113 della “Classicissima” Milano-Sanremo

In passato si correva sempre il giorno di San Giuseppe, la festa del papà, anche domani la data coinciderà per l’edizione numero 113 della “Classicissima”.

Che bella la Milano-Sanremo, segnava l’inizio della primavera ed era una giornata di festa. Sono tanti i ricordi che ci legano alla grande classica di primavera, quella che una volta apriva la stagione ciclistica: il passaggio dei ciclisti in fondo alla discesa del Turchino, lo sfrecciare della striscia multicolore dei corridori, il fruscio dei tubolari sull’asfalto e tu bambino che per mano a papà cercavi il volto dei tanti personaggi che animavano le “grette”, i tappi delle bibite con i quali trascorrevi interminabili pomeriggi nei giardinetti, con il tuo giro d’Italia disegnato con il gesso sull’asfalto.

E poi dopo il passaggio della carovana di corsa a casa, per vedere in tv i momenti decisivi della corsa, con l’antipasto dei “friscieu”, le tradizionali frittelle di S.Giuseppe, con l’erbetta, con la salsiccia e quelli con l’uvetta, che rendevi ancora più dolci schiacciandoli nello zucchero, quelli che la mamma ti faceva trovare al  ritorno a casa.

Dopo la galleria del Turchino si entrava in un altro mondo, si passava dalle brume e dalla nebbia della pianura al sole ed alla luce unica della Liguria, con il giallo delle mimose, il verde degli agavi, il rosa dei primi alberi in fiore, l’azzurro del mare, quell’azzurro che alla fine dell’inverno tende ancora al blu.

Il primo vincitore nel 1907 fu un certo Lucien Mazen che si inventò lo pseudonimo di Petit Breton per ingannare suo papà, che non approvava la scelta del figlio di correre sul “velò”. Il campionissimo Fausto Coppi s’impose nel 1946 dopo 147 chilometri di fuga, ancora meglio fece nel 1982 il carneade Gomez, in solitaria per 251 chilometri.

Nel 1910 arrivarono in quattro su sessantacinque partenti a causa del maltempo, i ciclisti si rifugiarono nelle cascine del basso Piemonte per trovare un riparo dalle intemperie, rifocillandosi con un piatto di polenta ed un bicchiere di buon vino; il “cannibale” Eddy Merckx trionfò ben sette volte tra il 1966 ed il 1976 e rimane il primatista di vittorie anche se l’edizione che rimane indelebile per la mia generazione fu quella del 1970, quando Michele Dancelli, bresciano di Castenedolo, trionfò sullo sfondo delle mitiche fontane di Via Roma, con la voce rotta dalla commozione di Adriano De Zan  a decretarne il trionfo; diciassette anni dopo Petrucci finalmente un italiano riusciva a sfrecciare davanti a tutti sul traguardo sanremese.

Nel 1947 Ezio Cecchi, toscano di Monsummano, che l’anno dopo perse il Giro d’Italia con soli undici secondi di ritardo, scarto minimo di sempre, aveva a Varazze sette minuti di vantaggio ma Gino Bartali lo riprese a S.Lorenzo al Mare per imporsi con quattro minuti…. Altri tempi, ma come non ricordare l’edizione del 2013 quando la gara fu sospesa ad Ovada per una tempesta di ghiaccio e neve e la corsa riprese ad Arenzano, con i ciclisti trasferiti sulle ammiraglie….

Per la prima volta si partirà dal Vigorelli, storico velodromo milanese teatro delle numerose vittorie di Antonio Maspes, leggenda dei pistards degli anni sessanta, ricordato per i suoi surplace sul bordo delle curve prima di lanciarsi nelle sue volate vincenti; dopo due stagioni torna sul percorso il Turchino, prima della picchiata in Riviera con i leggendari Capi: Mele, Cervo e Berta, prima della Cipressa e del Poggio, spesso trampolino decisivo prima della volata finale.

A partire dal 2008 l’abo d’oro indica vincitori sempre diversi, lo scorso marzo il belga Jasper Stuyven sorprese tutti nel finale; domani i favori del pronostico sono in gran parte per lo sloveno Pogacar, trionfatore alle Strade Bianche ed alla Tirreno-Adriatico e per il belga Van Aert, ma in una corsa che sfiora i trecento chilometri e che si anima spesso nel nervoso finale tanti sono gli outsiders che potrebbero esultare nella città dei Fiori.

 MARCO FERRERA      

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