La buona partita con la Juventus paradossalmente ha rivelato la fragilità della Samp

In una partita determinata, più di ogni altra, dagli episodi, non si può trascurare la mancata espulsione dello juventino Rabiot, già ammonito e autore di una manata al pallone in piena area passibile non solo del rigore – assegnato dopo consulto co lVar – ma anche del secondo giallo.

Purtroppo, deve ancora uscire dai ranghi arbitrali italiane un direttore di gara che, con la partita ancora in bilico (sarebbe infatti bastato che Candreva trasformasse il penalty), lascia in inferiorità numerica la Juventus. Ma non parliamo di congiura: la Samp, alla fin fine, ha subito un danno identico a quello toccato ad altre provinciali (ma non solo a quelle…) opposte alla squadra più popolare.

Esaurito il capitolo arbitraggio, concordiamo con la tesi di Giampaolo, secondo cui i blucerchiati abbiano giocato una gara onesta, volitiva, certamente diversa da quelle disputate a Bergamo e Udine, ma proprio per questo motivo la scarsissima concretezza spalanca l’uscio a parecchie preoccupazioni. La Vecchia Signora è giunta a Marassi in una delle peggiori versioni dell’ultimo decennio, con un mare di assenze e in campo giocatori come Rugani, Pellegrini e lo stesso Kean (pur decisivo) che non nulla avrebbero di che spartire con la storia bianconera. Vero che nel 2022 i torinesi stanno marciando a ritmo scudetto, ma quella di sabato è stata una copia pallidissima, irriconoscibile, non certo uno squadrone irresistibile. Eppure la Samp ha perso di due gol e deve rammaricarsi per aver confezionato la sconfitta autonomamente, senza soverchi meriti degli avversari.

A che serve battere nove corner a zero, tenere palla più degli antagonisti, impegnare frequentemente il portiere rivale quando si sbagliano le giocate decisive? Maldestro il tocco di Yoshida sul primo gol, ma una squadra più avveduta non concede ad un team così esperto un contropiede così invitante. Inspiegabile, poi, l’intervento di Colley su Kean causato il raddoppio dagli undici metri: un difensore così navigato non deve cadere in certi tranelli. Mettiamoci poi il rigore fallito, anche se nella circostanza Szczesny è stato formidabile. E pure il tris bianconero, a spezzare le residue illusioni di pareggio, poteva essere tranquillamente evitato.

L’immagine offerta dalla Samp è di una squadra estremamente fragile, che in fase difensiva ha beccato nove schiaffoni in tre partite, perdendo quei riferimenti – in primis Colley – che l’aveva sorretta per mesi. Peggiore è il quadro in zona gol, con Quagliarella che si accende raramente, Caputo che si rivela più pericoloso ma non determinante ed un Candreva – l’artefice primo del boom doriano nell’andata – immiserito da una collocazione tattica inibente. Lui, esterno di gran vaglia e magnifico lottatore, fatica come interno di centrocampo, sino a perdere una cospicua fetta dell’antica incisività. Se a tutto ciò aggiungiamo che Thorsby è l’ombra del giocatore possente ammirato negli anni precedenti, Ekdal (assente sabato) passa da un acciacco all’altro e Rincon si limita ad una peraltro utilissima copertura, ecco che il campanello d’allarme diffonde suoni insistenti.

Altre squadre continuano ad apparire meno provviste di quella blucerchiata nella corsa al quart’ultimo posto, ma la distanza – in classifica e nel rendimento – non è affatto tranquillizzante e la tanto strombazzata terapia Giampaolo sembra aver esaurito i benefici effetti. Guai a perdere la fiducia, ma attente dritte, cari marinai!

PIERLUIGI GAMBINO

 

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