A Bergamo troppa Atalanta e nessuna Sampdoria: 4-0

Sconfitta pesante e imbarazzante per la Sampdoria a Bergamo, travolta nel gioco e nel punteggio da un’Atalanta che in casa non vinceva addirittura da tre mesi e che ha maramaldeggiato su una squadra blucerchiata apparsa in costante difficoltà di uomini, di idee, di condizione.

Un 4-0 che non ammette repliche e che deve far ripensare a lungo su modulo, uomini, atteggiamento e tenuta del campo.

Giampaolo, che deve fare a meno dei lungodegenti Gabbiadini e Damsgaard, nonché di Askildsen e degli squalificati Candreva e Bereszynski, e con Giovinco, Yoshida e Sensi – solo quest’ultimo in campo dall’inizio – al rientro dai rispettivi infortuni, schiera un inedito 3-5-2, con Conti e Murru a tutta fascia, Ferrari, Magnani e Colley davanti a Falcone e Sensi tra Thorsby ed Ekdal, con Caputo e Quagliarella davanti.

Gasperini, squalificato e sostituito in panchina da Gritti (con stasera 5 vittorie su 5 contro la Sampdoria), risponde sostituendo gli squalificati Djimsiti e Demiral con De Roon sulla linea dei difensori tra Toloi e Palomino e un attacco senza punti di riferimento a causa dell’assenza dell’ultimo minuto di Malinovskyi, sostituito da Pasalic, con Pessina e Boga larghi e Koopmeiners – una delle chiavi dell’incontro – libero di inserirsi grazie alle coperture di Freuler e alle discese costanti di Hateboer e Zappacosta.

La prima azione è dei biancocerchiati, con Quagliarella, murato sul più bello, che conquista quello che sarà l’unico angolo della partita da parte doriana dopo appena venti secondi. Già potrebbe bastare questo: i ragazzi di Giampaolo non si sarebbero più presentati dalla bandierina per i restanti 92 minuti.

Al 5’ arriva la prima azione di marca nerazzurra, con De Roon che spara alto su bell’invito di Koopmeiners.

Un minuto più tardi l’errore che di fatto indirizza la gara: Magnani, da dimenticare la sua prova, prima sbaglia completamente la misura del rilancio servendo il centrocampo atalantino. Freuler da destra crossa al centro dove Pasalic di testa – con Colley fuori posizione – anticipa netto l’affannato Magnani e Falcone, incerto in uscita, infilando la porta di fatto sguarnita.

Preso il primo gol, comincia la valanga

Per certi versi la partita finisce qui. La Sampdoria, stravolta nel modulo e confusionaria oltre ogni aspettativa, non riesce ad imbastire una sola azione degna di nota, perde una quantità indicibile di palloni nella propria metà campo e si consegna per lunghi tratti alle scorribande orobiche, che non trovano sbocco solo per l’imprecisione dei cross che, soprattutto dal versante destro (Murru in difficoltà, ma non solo per colpa sua), piovono in area in gran copia.

La squadra di Giampaolo, le cui scelte iniziali non convincono, difetta di tutto: dalla capacità di occupare il campo (il modulo scelto non aiuta), alla reattività sulle prime e soprattutto sulle seconde palle, alla grinta, alla precisione. Un approccio pessimo, e francamente non ce lo aspettavamo.

In verità, un episodio che avrebbe potuto cambiare fisionomia alla gara ci sarebbe: al 18’ Thorsby mette una palla dentro e Toloi aggancia Quagliarella in piena area, e il fallo sembra netto, ma né Sozza né il VAR intervengono, e così si va avanti.

È sempre la Dea a fare la partita: al 20’ Hateboer arriva a rimorchio e spara fuori, al 28’ Pessina prova l’azione personale in cui gli riesce tutto tranne l’assist per Pasalic, al 29’ Ekdal – anche lui in carenza di lucidità – regala palla a Boga che tenta la conclusione telefonando a Falcone.

Ma a forza di fare poco, e quel poco farlo male, poco prima della mezz’ora l’Atalanta raddoppia. Sull’ennesimo rilancio sbagliato della difesa Koopmeiners viene completamente omesso dalla difesa blucerchiata e trova comodo il tiro che vale il raddoppio.

Tutti fermi, tutti a guardare il giro palla bergamasco, tutti costantemente in ritardo di posizione. Così l’Atalanta tiene palla che è un piacere vederla, e al 35’ Pessina prova da solo, trovando pronto Falcone. Un minuto più tardi su cross dell’eccellente Hateboer ci prova ancora Pasalic, ma la sua doppietta personale sfuma sul fondo di un soffio.

Quagliarella, unico a farlo, prova a difendere il pallone ogni volta che gliene arriva uno, ma scivola sistematicamente a terra invocando falli che non arrivano, e qualcuno probabilmente potrebbe starci. Ma il metro di Sozza, evidentemente, è questo. Al 39’ l’ultima grande opportunità, su azione d’angolo, è per De Roon, che da fuori tira alto.

Si va all’intervallo con la sensazione di aver assistito ad un’autentica carica di cavalleria che solo per un caso tiene acceso un lumicino di speranza. La verità è che la difesa a tre non è nelle corde di questa squadra, Conti e Murru non si vedono quasi, le punte non ne prendono una e il centrocampo non filtra e non costruisce, nemmeno con Sensi, che infatti non la prende mai.

Giampaolo ne lascia tre negli spogliatoi e si ripresenta con un attaccante in meno: non rientrano Sensi (per Sabiri), Magnani (per Yoshida) e Quagliarella (per Rincon).

Ma la musica non cambia: al 51’ Boga rientra sul destro ed è bravo Falcone a deviare in angolo e al 56’ ci prova di nuovo Pessina, imbeccato da Pasalic, con Falcone che respinge in uscita.

Poi, abbastanza casualmente, la Sampdoria sembra scuotersi. Al 58’ Caputo (decisamente meglio nella ripresa, e non può essere una coincidenza) va via ai difensori e segna, ma era in fuorigioco. L’attaccante barese ci prova ancora al 58’, imbeccato da Ekdal (bravo Musso a ribattere) e al 61’, un doppio tentativo su cui dapprima è nuovamente attento il portiere argentino e poi è la mira a fare difetto.

Esce Boga, sempre pericoloso ma piuttosto fumoso, e al suo posto – applauditissimo – entra il russo Miranchuk, che pochi istanti dopo, con la Sampdoria che per qualche attimo aveva dato l’impressione di provarci e quindi era sbilanciata, pesca a centro area il liberissimo Koopmeiners, i cui inserimenti hanno costituito un fattore per tutta la partita, che – facile facile – infila il 3-0.

A nulla possono ormai giovare gli ingressi di Augello per Murru e poi di Vieira per Ferrari (tra i meno peggio). E se è vero che Yoshida sembra aver dato più robustezza ad una difesa in cui persino Colley imbrocca la serata storta, e segnalato che Sabiri si fa apprezzare per qualche ispirazione non banale, il calo di rendimento di Thorsby ed Ekdal rende palese lo stato di una linea mediana dove nemmeno l’ingresso del sempre concreto Rincon può cambiare l’inerzia di una gara a senso unico.

A poco più di un quarto d’ora dal fischio finale c’è tempo per un tiro cross di Pasalic su cui Falcone e Colley non si capiscono, con il pallone che termina sul palo, esattamente come quello che Conti – fischiatissimo al suo ritorno a Bergamo – scaglia verso la porta avversaria dopo l’unica cosa davvero positiva di una partita senza anima.

A quattro minuti dalla fine, dopo altre tre sostituzioni nell’undici di casa, Miranchuk si accentra tra quattro o cinque difensori in versione “pastori del Presepe” e si ricava la gioia di una rete in un momento non facile per lui e per chiunque si senta coinvolto da un conflitto assurdo, al quale il pubblico di Bergamo dedica striscioni e bandiere.

C’è ancora il tempo per la sostituzione di Palomino, osannato dai suoi tifosi, con l’ingresso del quasi debuttante Cittadini, e dopo due soli minuti di recupero – umiliazione nell’umiliazione – Sozza manda tutti sotto la doccia.

Le ragioni della disfatta

Una battuta d’arresto grave ma non così inspiegabile. Anzitutto le scelte iniziali non convincono. Giocare a tre dietro non è nelle corde di questa squadra e non è bagaglio tattico di Giampaolo. Il cambio di modulo ingolfa la squadra, che infatti – era già accaduto a Milano – fa fatica a capire come coprire adeguatamente il campo. I due terzini a tutto campo sono spesso soli contro due avversari, e non entrano sull’avversario che ha la palla dal loro lato, per paura di sguarnire la retroguardia. Così facendo, però, il giro palla avversario è praticamente indisturbato. Non è poi un caso se anche Colley va in confusione (da matita rossa diverse sue chiusure intempestive), e l’unico a tenere botta è Ferrari, anche se con l’ingresso di Yoshida si è visto oggettivamente un po’ più di equilibrio.

Il centrocampo, poi, così com’è non sembra in grado di costruire. Troppo compassato e impreciso Ekdal, assolutamente involuto Thorsby (che – ammonito e in diffida – salterà la trasferta di Udine), persino Sensi è sembrato spaesato, e non si è compreso perché rinunciare a Rincon. E davanti il problema è evidente, e lo era anche prima del ritorno di Giampaolo. Se Quagliarella gira, come nel primo tempo (almeno per l’impegno), Caputo è introvabile. Uscito il capitano, l’ex empolese ha avuto almeno tre ottime opportunità e ha partecipato più attivamente alla manovra.

A Udine, partita da non sbagliare, rientrerà Candreva, che forse non sarà completamente a suo agio nel 4-3-1-2, ma con le sue intuizioni è in grado di fare la differenza, mentre reclama spazio Sabiri, nuovamente convincente all’ingresso in campo.

Settimana – corta – da rebus. Per ora si resetta tutto. Tutti.

Tabellino

Atalanta (3-4-2-1): Musso 6; Toloi 6,5, De Roon 7, Palomino 6,5 (88’ Cittadini n.g.); Hateboer 7 (83’ Maehle n.g.), Koopmeiners 8, Freuler 6,5, Zappacosta 6,5 (83’ Scalvini n.g.); Pessina 7,5 (83’ Pezzella n.g.), Boga 6,5 (61’ Miranchuk 7), Pasalic 7. All. Gritti 7,5.

Sampdoria (3-5-2): Falcone 6; Ferrari 5,5 (77’ Vieira n.g.), Magnani 4 (46’ Yoshida 6), Colley 5; Conti 5,5, Thorsby 5, Sensi 5 (46’ Rincon 6), Ekdal 5,5, Murru 5 (68’ Augello 5,5); Quagliarella 5,5 (46’ Sabiri 6), Caputo 5,5.

Arbitro: Sozza 6 (Bindoni/Longo – Pezzuto – Irrati/Meli)

Calci d’angolo: 8-1

Ammoniti: Ekdal 48’, Thorsby 66’, Toloi 77’.

Recupero: 0’ e 2’.

Reti: 6’ Pasalic, 29’ e 62’ Koopmeiners, 86’ Miranchuk.

Giuseppe Viscardi

Condividi
Dal 1998 il blog dedicato a tutti gli sport praticati in Liguria. E' l'unico vero punto di riferimento per chi vuole leggere di tutte le discipline e a tutti i livelli. Dalla competenza e passione dei nostri autori nasce ogni anno l'Annuario Ligure dello Sport e ogni giorno viene inviata la Newsletter dello Sport in Liguria.