Uisp, dall’impegno per la pace a quello per la ripresa. Interviene Tiziano Pesce

Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, genovese, già presidente regionale Uisp Liguria dal 2013 al 2021, ha introdotto i lavori del Consiglio nazionale, svoltosi nella giornata di sabato 27 febbraio, con una analisi a 360 gradi sulla situazione internazionale, con la guerra in Ucraina, e sulle difficoltà dello sport del territorio, con il perdurare della crisi Covid. Inoltre Pesce ha parlato della situazione nel sistema sportivo e nel terzo settore, due ambiti attraversati da recenti riforme che vanno completate e rese armoniche tra di loro. Pesce ha sottolineato il coraggio e la determinazione con la quale tutto il movimento Uisp, i Comitati regionali, territoriali, i Settori di attività e le società sportive stanno dando un contributo alla ripresa delle attività, nonostante le grandi difficoltà.

 

Care Consigliere, Cari Consiglieri,

l’offensiva militare russa in Ucraina prosegue senza sosta, oggi si è entrati nel terzo giorno di una terribile guerra, di una guerra tremendamente a noi vicina, distante poco più di due ore di volo da un qualsiasi aeroporto italiano.

L’invasione dell’Ucraina ha fatto precipitare il continente europeo in quella che è la più grave crisi militare dalla fine del secondo conflitto mondiale. Già centinaia, se non migliaia, sono le vittime.

Non si può che essere fortemente preoccupati per il destino della popolazione inerme, delle donne, dei bambini, degli anziani, che come sempre pagheranno il prezzo più alto della guerra.

Come Uisp, facendo anche seguito a quanto condiviso martedì a Roma all’Assemblea del Forum nazionale del Terzo settore, abbiamo da subito aderito all’appello lanciato dalla Rete Italiana Pace e Disarmo: “Si fermi la guerra in Ucraina e parta un vero processo di Pace”: condanna ferma dell’aggressione militare Russa e richiesta di uno stop immediato delle ostilità.

Il primo obiettivo deve essere la protezione umanitaria dei civili e il rendere disponibili corridoi internazionali protetti per consentire alle organizzazioni umanitarie un intervento efficace e senza rischi. Le Nazioni Unite temono milioni di profughi.

Insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, di cui siamo fondatori, abbiamo chiesto alle nostre associazioni e società affiliate, ai nostri associati, di partecipare alle iniziative di mobilitazione già convocate per questi giorni in tutta Italia e abbiamo invitato alla mobilitazione nazionale prevista oggi a Roma, alle 11, in Piazza Santi Apostoli.

Siamo vicini e solidali alla società civile pacifista in Ucraina e nella stessa Russia e sosteniamo con loro tutti gli sforzi necessari per un immediato cessate il fuoco.
La comunità internazionale, a partire dall’Unione Europea, nata per difendere la pace, oltre a condannare fermamente l’attacco della Russia all’Ucraina, assuma forti iniziative politiche e diplomatiche.

La nostra Rete associativa, ispirandosi ai principi della Costituzione, ripudia la guerra: continueremo allora ad operare, sempre più convintamente, come sottolinea il nostro Statuto, per “i valori di dignità umana, di non violenza e solidarietà tra le persone, di pace e intercultura tra i popoli, cooperando con quanti condividono tali principi”.

L’Uisp, nsieme ad Amnesty International Italia, Assist – Associazione Nazionale Atlete, Sport4Society e USIGRai, nella giornata di ieri, ha lanciato un appello al mondo dello sport italiano ed europeo perché si prenda insieme e pubblicamente posizione contro la guerra in Ucraina e in difesa della popolazione civile.

Lo sport è un veicolo potente di valori e di mobilitazione delle coscienze, fondato su valori universali e di fratellanza, primo tra tutti il ripudio della guerra e della violenza.

Ci appelliamo anche ai principi fondamentali della Carta Olimpica, in particolare l’articolo 3 e 6 che richiamano all’impegno “per favorire l’avvento di una società pacifica”, a mettere in campo “azioni volte a favorire la pace”, allo “scopo di contribuire alla costruzione di un mondo migliore e più pacifico”. La stessa Agenda 2030 delle Nazioni Unite riconosce tra i propri target lo sport come costruttore di pace e tolleranza.

Abbiamo lanciato un appello anche al Comitato Olimpico, agli Organismi sportivi, alle Federazioni italiane ed europee, di unirsi in questa mobilitazione #SportAgainstWar, sport contro la guerra.

Basta guerre, basta morti, basta sofferenze!

Questa è una guerra che produrrà conseguenze pesantissime: oltre a morte, distruzione ambientale, costi pesantissimi dal punto di vista geopolitico ed economico, a partire dall’inasprimento della crisi energetica, dovuta alla riduzione delle forniture di gas russo e dall’aumento indiscriminato dei generi di prima necessità, dal blocco dell’export italiano.

Gli analisti prevedono già per il nostro Paese la perdita di un punto di Pil, l’inflazione al 5%, una obbligata ricalibratura degli impegni del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Tutto questo, nel pieno ancora di una tremenda pandemia.
Tutto questo rappresenta un tremendo attacco alla democrazia.

In questa pesantissima cornice, credo non si possa che sottolineare la debolezza, oggi, delle democrazie occidentali, di quella democrazia come idea politica e sistema di architettura istituzionale fondamento dell’ordine internazionale del Novecento.

Il sistema delle democrazie occidentali ha avuto sempre i suoi momenti critici, ma oggi mostra segni evidenti di fragilità persino nelle sue roccaforti come l’Italia ed anche la sua influenza all’esterno diventa sempre più debole.

Credo, si stia pagando ancora la caduta libera della fiducia da parte dei cittadini partita subito dopo la crisi finanziaria del 2008 e che è arrivata fino alle soglie della pandemia, all’inizio del 2020.

Per decenni gli Stati hanno garantito prestazioni e diritti, gonfiando il debito pubblico, ma poi le risorse sono state destinate a cercare di salvare le banche.

La centralità della persona è venuta meno e i governi hanno smesso di proporre programmi di sviluppo di lungo periodo, scegliendo invece, spesso, di piegare la politica a fragili vittorie elettorali che hanno costantemente prodotto instabilità politica ed istituzionale.

La rielezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ne è soltanto che l’ultima rappresentazione plastica.

Individualismo e liberismo sono le facce che hanno dominato negli ultimi quarant’anni.

La riduzione del ruolo dello Stato, degli investimenti pubblici, del welfare, sono il portato di quella ideologia che è riuscita a convincere i più che la riduzione della sfera pubblica avrebbe accelerato la crescita e che la stessa avrebbe avvantaggiato tutti.

L’esito sociale, invece, è la concentrazione della ricchezza, l’impoverimento delle classi medie, la precarizzazione e la frammentazione sociale.

L’esito politico è il populismo e la fragilità, quindi, della democrazia stessa.

Poi è arrivato il Covid e ci ha messo di fronte al fatto che la distanza tra economia di mercato e società è diventata abissale e che è allo Stato che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere di sostenerci.

Negli ultimi quarant’anni avevamo dimenticato di calcolare i costi sociali della riduzione del welfare, non abbiamo tenuto conto della interdipendenza sistemica che cresceva con la globalizzazione.

Lo stato sociale è il canale che collega mercato e società, è da lì che si riparte se vogliamo salvare libertà e benessere.

La crisi della politica ha reso irrilevante anche la stessa azione delle parti sociali, sindacati e rappresentanze datoriali, che spesso sono rimaste fuori dalle scelte dei governi e non solo di quelli tecnici.

Quella politica a cui continuiamo a chiedere attenzione, un cambio di passo che tarda ad arrivare. La legge di Bilancio 2022 non solo ha inserito l’obbligo Iva – solo sospeso per due anni – per le associazioni che non svolgono attività commerciale ma non ha portato alcuni importanti provvedimenti attesi da tempo da tutto il Terzo settore: gli emendamenti che li contenevano sono stati tutti respinti dal Governo. Si andava dalle modifiche alle norme fiscali per gli enti associativi, senza le quali permane un regime di incertezza per migliaia di organizzazioni, al sostegno straordinario per le associazioni di promozione sociale e di volontariato – in pratica una parziale restituzione per le risorse non erogate in anni di mancata attuazione della riforma, alla mancata esenzione dall’IRAP – una tassa che ormai paga quasi solo il non profit.

C’è una evidente crisi di soggettività legata alla politica e alle parti sociali. E tutto ciò accadeva già prima dell’emergenza sanitaria.

Ciò che invece non aveva segnato una crisi di presenza sociale, di sviluppo, di protagonismo è la cosiddetta filiera della bontà. Infatti, nell’ultimo censimento Istat presentato nell’ottobre 2021 e riferito all’anno 2019, le organizzazioni di terzo settore avevano registrato un aumento in termini di numero: sulle oltre 360mila non profit, ben il 33% era rappresentato dall’associazionismo di promozione sportiva.

Abbiamo bisogno di ripartire da qui, da questa sintetica ma reale analisi per capire fino in fondo, e ancora una volta se ce ne fosse bisogno, qual è la nostra responsabilità di fronte al contesto storico che stiamo vivendo, a partire proprio dalla vicina guerra in Ucraina.

La pace non è una conquista che possiamo lasciare alle sole istituzioni internazionali o nazionali che siano, la pace è costruzione dal basso, bisogna esserne convinti!

È frutto di una presa di coscienza che soprattutto le organizzazioni di cittadinanza attiva possono promuovere, coinvolgendo la società civile verso rinnovate forme di partecipazione che rigenerino le stesse democrazie.

Costruire pace, solidarietà e coesione sociale sono il frutto di relazioni di fiducia tra persone, organizzazioni e comunità, della capacità di creare attraverso il dialogo sociale concordia di intenti e collaborazione per raggiungere obiettivi comuni.

Sono il prodotto di quell’atto di libertà di persone in primo luogo, di organizzazioni poi, di trasformare un problema, una frattura all’interno delle comunità, in progetti di trasformazione e innovazione capaci di fare la differenza, di promuovere nuove consapevolezze sociali e nuova cultura, ridurre la forbice delle disuguaglianze, generare speranza e prosperità collettiva, influenzando positivamente politiche e anche modelli economici.

Pace, solidarietà e coesione sociale sono il risultato di quelle pratiche di sussidiarietà circolare che costruiscono collaborazioni preziose tra attori diversi della comunità (istituzioni, cittadini organizzati nelle attività del terzo settore, imprese, mondo della scuola e della formazione), che costituiscono non solo la pratica più diffusa e lungimirante del terzo settore italiano per dare risposte ai problemi sociali emergenti e ai nuovi bisogni, ma, soprattutto, l’unica via efficace per ricostruire attraverso il dialogo sociale nelle comunità la coesione sociale nel Paese.

Questi elementi non rappresentano che una parte di un percorso che ha portato al pieno riconoscimento del Forum del Terzo settore, come soggetto di maggiore rappresentanza, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ovvero come una parte sociale da ascoltare, a maggior ragione nei momenti chiave del nostro Paese.

È il risultato di impegno, competenze e duro lavoro e, soprattutto, della capacità tutto il Forum di rappresentare valori, principi e buone pratiche che costituiscono un lavoro essenziale per tutta la comunità nazionale, come dimostrato anche in occasione della crisi pandemica.

Competenze e valori da mettere a disposizione anche di un disegno più grande, ovvero la realizzazione di obiettivi di sviluppo sostenibile a beneficio della comunità globale.

Tutto questo valore è anche merito nostro. Delle nostre fatiche, della nostra insistenza, caparbietà e tenacia, nel tenere barra dritta sul pretendere che passasse una nuova cultura sportiva che permettesse una vera e propria emancipazione dell’associazionismo di promozione sociale, uscendo dal sempre più stretto ambito del sistema sportivo, affermandosi a pieno titolo come organizzazioni responsabili e consapevoli di trasformazioni sociali nonché di creazione di benessere di comunità.

Proprio per questo è ancora più necessario quel cambio di paradigma, la ferma convinzione di indirizzare l’intelligenza collettiva che sappiamo produrre nel rafforzare la nostra rete associativa interna e farla diventare sempre più un’unica e grande comunità, e non una sommatoria di tante realtà, per quanto importanti nella propria storia e nella propria azione e testimonianza quotidiana.

Tutto questo nel rapporto con il Comitato Olimpico, le Federazioni sportive, il Dipartimento per lo Sport, la società Sport e Salute, il Forum del Terzo settore, che dopo averci visto rinnovare attenzione all’interno del Coordinamento, ci ha chiamato, con il sottoscritto, a supportare, nell’esecuzione delle decisioni politiche degli organismi, la neo portavoce Vanessa Pallucchi all’interno del Comitato Esecutivo ristretto.

Continuiamo a non perdere alcuna occasione per proseguire nel tenere alto il nostro impegno, il nostro dovere di rappresentanza, a tutti i tavoli possibili, per garantire le risposte possibili, sia in tema normativo che di messa a disposizione di risorse della nostra rete associativa di base. Senza rischiare di essere smentiti, possiamo dire che l’Uisp continua ad essere assoluta protagonista, credibile, di questi percorsi.

Continuiamo ad orientare il dibattito pubblico, l’interlocuzione con il governo e le forze parlamentari. Lo facciamo come Uisp e lo facciamo anche all’interno di un sistema di alleanze, tanto strategico quanto fondamentale, sia all’interno del Forum del Terzo settore, sia insieme ai principali Enti nazionali di Promozione sportiva con cui da tempo condividiamo un impegno comune nel mettere in evidenza, in tutte le sedi istituzionali, come sia necessario, nel nostro Paese, creare le condizioni strategiche, politiche e normative per la nascita di un nuovo panorama normativo e sistemico della promozione sportiva, che possa eliminare le palesi incongruità del sistema tuttora esistenti e valorizzare il ruolo determinante e strategico dello sport sociale e di base, attraverso quelle che sono le principali protagoniste: le associazioni e le società sportive affiliate, rimuovendo le sperequazioni e le asimmetrie con lo sport di prestazione e le risorse economiche messe a disposizione, promuovendo salute e benessere delle comunità territoriali.

Sentendoci sempre di più convinti di essere parte di un sistema più largo e più ampio di quello sportivo, potremo anche contribuire a rigenerare la democrazia, la politica, poiché la nostra soggettività potrà essere indirizzata verso progetti condivisi che dovranno produrre innovazione delle nostre attività, capacità sempre più qualificata per stare ai tavoli della coprogrammazione e della coprogettazione delle politiche pubbliche, dell’amministrazione condivisa.

È finito il tempo delle competizioni interne, per procedere tutti verso una rinnovata forma di cooperazione virtuosa e sussidiaria all’interno della nostra Rete associativa, anche con gli strumenti del controllo e dell’autocontrollo, come elementi di crescita dei vari livelli e di tutela dei dirigenti e degli operatori che vi si impegnano.

Abbiamo oggi il dovere, di rilanciare, oggi, il bisogno di proseguire il lavoro sulla messa a terra della riforma del terzo settore, a partire dal RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, e dalle norme fiscali, e sulla riforma legislativa del sistema sportivo, a partire da quella particolare del lavoro sportivo, il rilancio del dibattito pubblico complessivo, che come Uisp stiamo contribuendo in prima fila a guidare, anche attraverso una sempre più alta quotidiana  attenzione dei media, che amplificano e rilanciano le nostre istanze.

Tutto ciò in una fase storica estremamente complicata, lo sappiamo. Dopo due anni di emergenza sanitaria, con la trasmissione del virus che tende giorno dopo giorno a rallentare, con una graduale decongestione delle strutture ospedaliere, con una situazione epidemiologica che vede una tendenza al miglioramento, il tasso di incidenza è però ancora elevato; centinaia sono ancora, ogni giorno, le vittime.

Se l’auspicio non può che essere che con il mese di aprile possa davvero essere superato lo stato di emergenza, così come preannunciato dal presidente del Consiglio Draghi, è però bene continuare a tenere alta, molto alta, l’attenzione, a rispettare tutte le misure previste e le prescrizioni in essere.

In questi giorni si registrano significative ripartenze delle attività sportive, dei nostri progetti che assumono in questo periodo un significato particolare, si pensi, ad esempio, a Pillole di Movimento.

La voglia di tante cittadine e cittadini di tornare a praticare attività fisica e sportiva, trova risposta nell’impegno, nel sacrificio, nel coraggio di dirigenti, tecnici, volontari delle associazioni e delle società sportive del territorio, dei nostri Comitati e dei nostri Settori di Attività, dei nostri Dipartimenti e delle nostre Politiche nazionali, delle nostre Tecnostrutture, deve fare però letteralmente i conti con la situazione economico-finanziaria sempre più pesante, soprattutto per i soggetti gestori di impiantistica sportiva, a partire dalle piscine.

Ritorna quindi con forza, ancora una volta, il tema delle risorse. Serve allora, oltre ai ristori emergenziali, un piano di sostegno pluriennale. Nelle risorse del PNRR ci sono cifre importanti sull’impiantistica scolastica, ad esempio, ma c’è pochissimo per lo sport di base. In quasi tutto il Centro-Sud, ma anche molti territori del Nord Italia non ne sono esenti, l’impiantistica è vetusta e quasi ovunque in Italia è abbandonata nelle mani delle associazioni che devono badare anche alle spese di straordinaria manutenzione.

Occorre poi superare, continueremo a rivendicarlo, l’attuale Decreto Balduzzi.

Questo, a maggior ragione, se il Parlamento darà seguito al percorso avviato nella prima Commissione Affari costituzionali del Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge costituzionale n. 747 in materia di sport in Costituzione, con la proposta di aggiungere all’art. 33 il seguente comma «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva». Un passo importante, sarebbe auspicabile inserire il principio del diritto allo sport: “La Repubblica riconosce il diritto allo sport e promuove il suo valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico, in tutte le sue forme”.

Il mese di marzo che si va ad aprire fra pochissimi giorni rappresenterà l’occasione non solo per continuare l’impegno nella ripartenza delle attività ma anche il periodo per rilanciare il nostro impegno civico, coerente proprio con le considerazioni che ho provato a tracciare in queste mie comunicazioni.

Marzo sarà il mese dedicato ad iniziative rivolte alle donne e alla promozione della pratica sportiva femminile: come Associazione vogliamo continuare con questo nostro impegno sempre, quotidianamente, oltre alle tradizionali giornate dedicate, il progetto Differenze ne è una testimonianza.

Lanciamo oggi questo messaggio #ledonnedevonoesserelibere, proprio in un momento di grande difficoltà per le donne di tutto il mondo: pensiamo alle donne nelle zone di guerra, nelle aree di conflitto o nei Paesi che non rispettano i diritti delle persone, donne a cui viene tolta ogni libertà, spesso abusate, violentate, uccise.

Le donne vivono difficoltà anche nei Paesi democratici, che si pensa siano all’avanguardia su diritti e tutele: sono ancora molti i Paesi, dove ancora è presente una società patriarcale e condizionata da pregiudizi e stereotipi, in cui le donne, vittime di una cultura retrograda e conservatrice, non sono libere, spesso relegate a ruoli subordinati, nel lavoro, nello studio, nella società.

Marzo sarà l’occasione per celebrare attivamente la Settimana d’azione contro il razzismo, al fianco dell’UNAR, con cui stiamo portando avanti l’esperienza dell’Osservatorio contro le discriminazioni nello sport, e per continuare a rafforzare l’impegno che abbiamo assunto con Don Luigi Ciotti, nel rilanciare e rafforzare il patto associativo tra Uisp e Libera. Il 21 marzo, prima giornata di primavera, celebreremo insieme la XXVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, con una iniziativa nell’iniziativa: #losportnonvidimentica. Quest’anno a Napoli, ma comunque contemporaneamente in tante altre città e luoghi del nostro Paese per un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, non dimenticando le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere.

Le prossime settimane ci condurranno all’avvio delle Manifestazioni nazionali, Giocagin e Vivicittà in testa.
Dopo due anni di stop forzato, domenica 3 aprile ritornerà Vivicittà, Corsa per la pace, Vivicittà messaggera di pace.

Nella nostra Primavera dello SportPertutti, dovremo farci trovare pronti ad un altro importante appuntamento, per ricordare, dopo dieci anni, il terribile terremoto in Emilia-Romagna: “L’Uisp riabbraccerà l’Emilia-Romagna”. Il 20 magio, a Bologna, ci saremo anche noi, insieme al presidente della Repubblica Mattarella e al presidente della Regione Bonaccini.

L’Uisp abbraccia l’Uisp.

Ringrazio Azio Minardi, che in occasione della Giornata della Memoria, lo scorso 26 gennaio, presso la sede del Comitato Uisp Reggio Emilia, oltre a regalarmi, a regalarci una giornata straordinaria che abbiamo vissuto con il Partigiano Giglio Mazzi, ha voluto condividere riflessioni sul come rafforzare la nostra rete associativa, con l’idea “Conosciamoci meglio: Uisp in viaggio”, con l’obiettivo di favorire e incentivare gli scambi di esperienze tra i Comitati Uisp sul territorio nazionale, irrobustendo le reti territoriali, valorizzando progettualità e competenze mettendole a disposizione anche di altri contesti, facendo nascere nuove opportunità di carattere formativo, sportivo e culturale, favorendo la coesione sociale e le reti di solidarietà, rafforzando l’identità e il senso di appartenenza nel mondo Uisp. Credo sia un’idea assolutamente da sviluppare e su cui poter investire, nel rapporto con i Comitati Regionali, partendo dalla costruzione del prossimo bilancio.

Il 1° maggio 2022 cadrà il ventesimo anniversario della scomparsa di Gianmario Missaglia, presidente nazionale Uisp dal 1986 al 1998, anni cruciali per la storia dell’Associazione che significarono aprirsi alla cultura europea dello sport per tutti e incominciare ad immaginare una strategia sportiva e sociale, in un nuovo orizzonte valoriale: diritti, ambiente, solidarietà.

Le elaborazioni di Missaglia rappresentarono un contributo assolutamente originale nella pubblicistica sportiva e sociale della fine degli anni ‘90, risultando ancor oggi attualissime. Vi anticipo che è in lavorazione un prodotto editoriale Uisp che avrà una doppia valenza, celebrativa e informativa: la ristampa in unico volume di quattro libri scritti da Missaglia: “Il baro e il guastafeste”, grazie alla disponibilità di Sara Rossin, moglie di Gianmario, e del figlio Mauro, “GreenSport, un altro sport è possibile”, “Il Terzo è il primo”, “A passo d’uomo”. Questi ultimi due uscirono postumi nel 2002, anno della sua scomparsa, e raccolgono una serie di suoi articoli sul rapporto tra ambiente, terzo settore e sport, trasversali tra tutte le età della vita.

E vorremmo celebrare proprio quell’aprirsi alla cultura europea dello sport per tutti, che abbiamo in qualche modo ereditato da Gianmario, con la conclusione positiva, del percorso di presentazione del Progetto di Parere d’iniziativa del CESE, il Comitato Economico e Sociale Europeo: “L’azione dell’UE per il periodo post COVID-19: migliorare la ripresa attraverso lo sport”, in quel caso da trasmettere alla Commissione europea, al Consiglio dell’UE e al Parlamento europeo.

Percorso che vede relatore Pietro Barbieri, con il supporto in qualità di esperto, di Vincenzo Manco.

Nella bozza di progetto di parere, leggiamo: “Dopo il lungo periodo della pandemia, che ha determinato un grave impatto sull’associazionismo sportivo di base in particolare, è necessario un approccio strategico per rilanciare e valorizzare il ruolo dello sport e dell’attività fisica nella costruzione di una società più resiliente e sostenibile”.

“Lo sport e l’attività fisica dovranno essere integrati nelle strategie di sviluppo economico e sociale, intrecciando legami intersettoriali più ampi, in particolare con la salute pubblica, l’istruzione e l’inclusione sociale”.

E poi, ancora: “Nel rapporto con la scuola e nelle varie fasi dell’apprendimento, dovrà essere riconosciuto il valore dello sport e dell’attività fisica al pari delle altre materie, in particolare nel percorso formativo delle giovani generazioni, con particolare attenzione alle aree interne e territorialmente svantaggiate”.

Diventerebbe pertanto conseguente includere il tasso di deprivazione sportiva, ovvero il tasso di esclusione dalla fruibilità di un bene necessario, il diritto alla pratica sportiva, nell’elenco degli indici di Eurostat per misurare la deprivazione materiale; rendere accessibili al settore sportivo tutti i finanziamenti dell’UE per il periodo 2021-2027, sia quelli a gestione diretta, sia quelli a gestione indiretta, considerando lo sport e l’attività fisica come un investimento per il benessere individuale e collettivo delle comunità; prevedere un aumento della quota dell’importo totale dei finanziamenti destinata allo sport e alla cooperazione intersettoriale, compreso lo sport, nel programma Erasmus+.

Il Trattato di Lisbona ha tracciato la dimensione europea del valore sociale ed economico dello sport. Dopo l’emergenza sanitaria è necessario rendere più visibili nella politica europea i valori che lo sport e l’attività fisica rappresentano, garantendo loro piena dignità al pari delle altre politiche europee. Non solo quindi politiche di coesione, ma un vero percorso di emancipazione, ovvero la visione di una vera e propria transizione sportiva che valorizzi significativamente l’impatto prodotto sul benessere delle persone e sulla qualità della vita.

Ci troviamo di fronte a sfide dalla portata epocale, ne dobbiamo essere consapevoli!

L’UISP c’è. L’UISP c’è e non si ferma! 

Grazie a tutte, grazie a tutti.

Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp

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