A Venezia come in tutta la stagione al Genoa mancati i gol e un centrocampo da Serie A

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Anche mister Blessing, nell’intervista del dopo partita, si aggrappa soltanto alla matematica, avendo abbandonato qualsiasi ragionamento logico che potesse condurre alla salvezza. In effetti, il punto di Venezia è utile soltanto a prolungare l’agonia di un Grifone che ha sciupato l’ennesimo scontro diretto senza festeggiare il becco di una vittoria, I rossoblù ormai da parecchie settimane hanno smesso di perdere, ma gli sciapi pareggini collezionati sono soltanto pannicelli caldi e alla fin fine peggiorano via via le prospettive, dato l’abissale distacco dalla zona tranquilla. Resta un filo sempre più sottile di speranza, legato esclusivamente ad una serie spaventosa di combinazioni favorevoli compreso lo stop delle avversarie dirette, che stanno marciando come e forse maggiormente rispetto a Sturaro e compagni e mantengono un vantaggio del tutto rassicurante, almeno rispetto alle ultime due della graduatoria.

In laguna il Genoa ha fatto registrare, dopo un avvio di gara terribile, patenti segni di progresso e forse, ai punti, avrebbe anche legittimato il successo, ma era successo così anche con l’Udinese e la Salernitana. Il vero problema, ormai chiaro a tutti, non è la tenuta difensiva ma la prolificità in area avversaria. Sì perché un gol lo si può incassare da chiunque, rientra nelle caratteristiche di una squadra almeno decorosa ma non imperforabile in fase difensiva, è in attacco che i conti non tornano, e i tentativi condotti dal nuovo allenatore si sono arenati al cospetto di un’anemicità irresolubile. D’altronde, i numeri sono impietosi: solo in tre circostanze – a Bologna e Empoli e in casa col Verona – i rossoblù hanno firmato più di una rete nella stessa partita. Un bilancio umiliante e imbarazzante in cui racchiude la pochezza di una squadra poverissima di qualità e di fiuto del gol. Durante l’era Shevchenko non si sviluppavano neppure vere opportunità di segnatura e la manovra, appena giunta sulla trequarti rivale, si spegneva regolarmente. Nei match più recenti occasioni favorevoli si sono finalmente verificate, ma sono state sprecate – un po’ per sfortuna (basti pensare alla conclusione a colpo sicuro di Yeboah respinta casualmente da un difensore) e molto per mancanza di freddezza e precisione.

Se non altro, la società ha acquisito un titolare fisso per l’oggi e il domani. I passi avanti compiuti da Ekuban, che per mesi è stato la disperazione di allenatori e tifosi, sono tangibili. Dopo l’assist per Destro contro la Salernitana, ecco il suo primo gol in campionato, con uno spunto di ottima fattura, Il ghanese di Verona, che aveva bisogno soltanto di fiducia, è il primo tassello del Genoa targato rinascita: in B col suo atletismo potrebbe fare la differenza.

La lacuna più grave resta a centrocampo, un reparto che avrebbe avuto bisogno di un maquillage a gennaio. Frendrup, un cacciatore di palloni, non sta convincendo il trainer e l’esperienza del quotato Amiri, ancora fermato dalla gastroenterite, è destinata a chiudersi ingloriosamente a maggio. Così, in campo scendono gli stessi elementi che durante il girone di andata non si erano coperti di gloria.

A Venezia l’ennesimo tentativo di far convivere Rovella e Badelj è completamente fallito e il loro partner Sturaro ha ribadito di essere stanco e scarsamente lucido. Se a ciò aggiungiamo l’impalpabilità di Portanova nelle vesti di stoccatore, il quadro di fondo è devastante e non si profilano all’orizzonte alternative plausibili.

Resta da salvare l’onore, magari da provare a vincere il derby e ad evitare l’ultimo posto, iniziando a programmare per quanto possibile la stagione del riscatto. Gli inguaribili ottimisti intanto non si arrendono e traggono motivi di vita anche dal recente inceppamento dell’Inter, ospite a Marassi nell’anticipo di venerdì. E se avessero ragione…?

PIERLUIGI GAMBINO

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