La Samp con l’Empoli ha calato tutti i suoi jolly nascosti

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Il successo all’inglese sull’Empoli non assume solo un’importanza fondamentale per la classifica, ma fornisce due risposte di indubbia rilevanza. La prima ovviamente, riguarda Quagliarella. L’infortunio a Gabbiadini aveva insinuato sconcerto e sfiducia in tutto l’ambiente doriano, conscio che gli ingaggi di Giovinco e di Supryaga fossero due punti interrogativi, mosse dettate più dalla disperazione che dalla programmazione. Quanti di noi avevano pensato che il capitano, vittima di frequenti acciacchi e non più scattante come un tempo, fosse ormai giunto al capolinea di una squillante carriera? La gara di sabato scorso ha fugato parecchie delle perplessità mostrando un Quaglia ancora decisivo. Basilare sarà centellinarlo, non obbligarlo a 90 minuti tirati, ma programmare un suo impiego sulla distanza dell’ora di gioco, proprio come ha fatto Giampaolo.

Quagliarella non sempre potrà rivelarsi decisivo, ma la classe non è acqua e in certe circostanze favorevoli – ad esempio, una difesa avversaria distratta e labile – è ancora in grado di fare la differenza, attingendo ad un repertorio tecnico difficilmente eguagliabile. Fabio contro i toscani ha fatto la differenza, tanto da far pensare che se avesse giocato nelle file degli azzurri al posto di Cutrone o Pinamonti, il verdetto finale si sarebbe potuto invertire.

Il secondo dato emerso chiaramente concerne Sensi. Dopo la beneficiata ai danni del Sassuolo, in molti si erano sbilanciati riguardo alla sua importanza nel contesto della nuova Samp giampaoliana. Ebbene, si è capito che per restare a galla affossando antagonisti di livello non eccelso la Samp può anche fare a meno di lui, ovviamente a patto che in mezzo al campo giostri un uomo d’ordine quale Ekdal e non solo mediani puri come Rincon e Thorsby o atipici come Candreva. L’esordio di Sabiri è stato tutt’altro che fallimentare: il marocchino si è concesso qualche titubanza iniziale, poi ha iniziato a produrre giocate di pregio diostrandosi all’altezza dela categoria. Il ragazzo ha tecnica, fisicità e il “muso buono” per non fermarsi di fronte ad alcun ostacolo: sulla carta, un ottimo innesto.

Va infine rimarcata l’incidenza di un elemento che troppe volte è sottovalutato_ come se le sue prestazioni fossero normali, di ordinaria amministrazione. Colley – è di lui che parliamo – ha letteralmente trasformato in meglio il rendimento della difesa doriana, ed è immediato immaginare quanti punti in più potessero essere in carniere se il maliano non avesse partecipato alla Coppa d’Africa. Omar – 30 anni il prossimo ottobre – rientra nel novero dei migliori difensori del nostro campionato e da solo fa la differenza. Soprattutto a lui si deve l’impermeabilità di una squadra che negli ultimi tre match ha concesso un solo gol al titolato Milan. A decine si contano i suoi recuperi anche a protezione dei compagni di reparto. Insomma, un muro invalicabile.

La Samp vale assai più della posizione attuale in graduatoria ed ha ancora tempo sufficiente non solo per spegnere gli ultimi timori di retrocessione ma anche per scalare parecchie posizioni, Le basterà probabilmente sfruttare i turni che la oppongono a formazioni dalla classifica tranquilla come è avvenuto negli ultimi due match casalinghi. Intanto, il “pieno” di sabato consente di viaggiare alla volta di Bergamo senza particolari ansie. Mancheranno Bereszynski e Candreva, fermati dal Giudice Sportivo, e chissà che perderli in una gara meno abbordabile di altre non possa rivelarsi un vantaggio a gioco lungo.

                                  PIERLUIGI GAMBINO

 

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