Per Genoa e Venezia obbligo dei 3 punti

Quanto agli obiettivi di giornata del Genoa, potremmo comodamente sfruttare il copia e incolla relativo alle ultime dieci vigilie di campionato. Che i rossoblù debbano vincere lo dice una classifica tremenda, e siccome parecchia acqua è passata sotto i ponti senza che l’umiliante “1” nella tabella delle partite vinte in questa disgraziatissima annata sia stato aggiornato, è davvero giunta la partita spartiacque, attesa ad emettere una sentenza forse definitiva in merito al club più antico d’Italia.

L’intendimento è limpido, ma come tradurlo in atti concreti è oggetto di dibattito. Blessin non ha perso l’iniziale tranquillità non per incoscienza ma per via del preciso mandato ricevuto da parte di 777 Partners: provare a salvarsi (e ci mancherebbe), ma essere pronti ad accogliere un verdetto contrario e a lavorare per un futuro meno prossimo.

L’aritmetica non condanna ancora il Grifo, che in questo fondamentale appuntamento può giovarsi di due assenze pesanti nelle file del Venezia (Busio e Okereke spinti dietro la lavagna dal Giudice Sportivo) e anche della necessità dei lagunari di vincere senza potersi accontentare del punticino. Meglio così. Infatti, Destro e compagni hanno sempre incontrato difficoltà pazzesche a “fare” la partita, a comandare il gioco e invece hanno espresso una discreta efficacia se attaccati dall’avversario di turno. E qui cade l’asino, poiché anche la banda di mister Zanetti (tra le rivelazioni più fulgide nel settore dei nuovi tecnici) preferirebbe agire in contropiede, disponendo di giocatori fisicamente strutturati, capaci di esprimere un calcio più sostanzioso che gradevole ma non di schiacciare gli avversari nella propria area.

Le simili caratteristiche dei due team suggerirebbero una gara ingessata, ma il pari non accontenterebbe proprio nessuno, sicché assisteremo ad un confronto tra squadre snaturate. Blessin predilige il pressing alto, ma la sua cavalleria è leggerissima e di fronte ai marcantoni veneziani potrebbe trovarsi a malpartito. Guai a tornare rinunciatari come ai tempi di Zio Balla e di Sheva, ma stavolta è indispensabile mantenere un certo equilibrio tattico.

Capitolo formazione. Le parentesi in casa Genoa si sprecano. A partire dalla difesa, con Ostigard che, scontata la squalifica, chiede spazio al pari di Cambiaso, che insidia entrambi i terzini (ma Hefti appare più solido di Vasquez), mentre sullo sfondo si andava stagliando Mimmo Criscito, prima che una nuova caduta ne impedisse ancora una volta il rientro.

Mimmo, comunque, è rimasto sino a fine stagione, a differenza di Goran Pandev, il cui recente sfogo sulle colonne del Decimonono ha scatenato un vespaio. D’altronde, la nuova società ha puntato sui giovani accantonando gli Over 30 e lui non l’ha presa bene. Semplici divergenze di programmi, che lo hanno spinto prima a trasferirsi al Parma e poi ad un postumo sfogo dai toni non propriamente amichevoli. Il macedone ha riscritto pagine splendide in maglia rossoblù ed ha rifirmato il rinnovo a luglio cedendo alle diffuse insistenze dei vecchi dirigenti, ma dovrebbe chiedersi se i suoi 38 anni e mezzo avrebbero potuto sposarsi con un Genoa a caccia di atletismo e tonicità.

Tornando all’undici anti Venezia, Badelj va aggiunto che Rovella, ristabilito in pieno, dovrebbe far rifiatare un Badelj col fiato corto rilevandone la bacchetta del direttore d’orchestra, affiancato dall’immarcescibile Sturaro.

Sulla trequarti, oltre all’inamovibile Ekuban (chi l’avrebbe mai detto solo qualche settimana fa…?) ed uno tra Yeboah e Gudmundsson, dovremmo finalmente applaudire dal primo minuto quell’Amiri che avrebbe dovuto garantire il salto di qualità. L’ex nazionale Under 21 di Germania è atteso come la manna dal cielo: a lui si aggrappa un’intera tifoseria, conscia di dover sostenere una squadra poverissima di qualità.

Infine, il ruolo oltremodo delicato della prima punta. Destro ha timbrato contro la Salernitana, ma una bella fetta della piazza genoana spinge per un suo accantonamento a pro di Piccoli, che come cannoniere è ancora tutto da scoprire. A gara in corso, Blessin potrebbe pure pensare di affiancarli, chissà con quali esiti. D’altronde, se a metà ripresa il parziale non dovesse arridere, un rimescolamento di carte specialmente in prima linea sarebbe uno sbocco inevitabile.

PIERLUIGI GAMBINO

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