Il rigore c’era, ma il Genoa avrebbe dovuto schiacciare la Salernitana. Rosa ancora inadeguata

Premessa doverosa. La trattenuta di Dragusin su Destro è da rigore tutta la vita, e non c’è valutazione sull’entità dell’intervento che tenga. La maglia è stata tirata per qualche secondo e sicuramente il centravanti è stato irregolarmente frenato e impedito di sferrare il miglior tiro possibile. Il fatto che Mattia abbia ugualmente calciato non significa nulla: siccome il vantaggio non si è concretizzato, l’arbitro a fine azione avrebbe dovuto indicare il dischetto.

L’ineffabile Di Bello si era già macchiato di due gravissime omissioni a danno del Grifo: clamorosa quella dell’Olimpico, con Pandev spinto da tergo da Florenzi quando stava per infilare di testa da due metri. Siccome tre indizi fanno una prova, non è peccato sospettare un’antipatia del fischietto brindisino nei confronti della squadra rossoblù.

Esaurito il doveroso preambolo, va aggiunto che anche senza l’ausilio di un pur sacrosanto penalty la banda di Blessin avrebbe dovuto fare un solo boccone di una Salernitana ricostruita sul mercato di gennaio ma rimasta tecnicamente inadeguata, con un solo pregio indiscusso: l’invidiabile abbondanza di centimetri e di muscoli.

Segna solo Destro; o Criscito su rigore

Quando si sciupa un’opportunità come quella capitata a Destro mezzo minuto prima del pari granata, come si può invocare il destino cinico e baro? Quella palla era da sbattere nell’angolino e non in bocca al portiere, bravissimo nel sollecito rilancio targato 1-1. Ma anche in altre circostanze i rossoblù in contropiede, avrebbero potuto passare all’incasso. Nella ripresa, dopo la mazzata psicologica del pareggio ospite, che seguiva quella rimediata il sabato sera col successo inopinato del Venezia a Torino, il Grifone è parso mansueto come un agnellino se escludiamo il suddescritto episodio del rigore mancato.

Ad illustrare una così diffusa idiosincrasia al gol, basti aggiungere un dato: da mesi gli unici rossoblù iscritti nel tabellino dei marcatori sono Destro e – dal dischetto – capitan Mimmo Criscito. E gli altri attaccanti, centrocampisti e difensori? Le loro velleitarie conclusioni hanno centrato spesso gli spalti o sono stati innocui passaggi al portiere rivale. Senza altre bocche da fuoco, quali obiettivi si possono perseguire?

Troppo difficile fare calciomercato con la spada di Damocle della Serie B

Sino a Natale gli addetti ai lavori, unanimemente, hanno evidenziato la debolezza assoluta della mediana rossoblù, confidando in un poderoso maquillage a gennaio. Ebbene, i titolari continuano ad essere Badelj, Sturaro, Portanova o in alternativa Sturaro e Melegoni, tutti elementi che, giunti sulla trequarti avversaria, patiscono sistematici black-out.

Così nel mirino dei tifosi più esigenti sono finiti gli esponenti di 777 Partners, che avevano fatto balenare l’idea di una massiccia campagna di rafforzamento. Alla prova dei fatti, Ostigard con quella “cravatta” costatagli un turno di squalifica è calato nella stima generale, Hefti si sta rivelando un terzino destro disciplinato ma nulla più, Yeboah un attaccante esterno scarsamente concreto. Ovviamente va sospeso il giudizio su Amiri, appiedato da un disturbo intestinale, ma il tardivo impiego di Gudmundsson e Piccoli e la panchina fissa per il mediano Frendrup insinuano il sospetto di una parziale sconfessione del mercato invernale da parte di Blessin.

Da qui a bocciare la strategia degli americani, però, passano anni luce, anche se la scelta iniziale di ingaggiare Shevchenko prima di un direttore sportivo si è rivelata un erroraccio, pagato probabilmente con la perdita di qualche punto in classifica. Spors nel breve tempo a disposizione ha ricevuto un bel numero di rifiuti – compreso quello di mister Labbadia – da parte di potenziali rinforzi che non se la sono sentita di tuffarsi in un’avventura con seri rischi di retrocessione. Ed ecco spiegato un potenziamento inferiore alle aspettative del popolo genoano e anche delle ambizioni strombazzate dai padroni d’oltreoceano.

A Venezia il Genoa si gioca le residue, infinitesimali speranze di salvezza rimaste in vita, ma se il match finisse solo in parità, sarebbe consigliabile voltare pagina e iniziare subito a pensare alla prossima cadetteria, identificando su quali giocatori contare. E, ovviamente, trascurando da qui a maggio, almeno in gran parte, i sicuri partenti di fine stagione.

PIERLUIGI GAMBINO

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