Genoa rivoluzionato a Roma sul piano dell’intensità, ora serve qualità

Il Genoa è vivo, e la partita dell’Olimpico ha confermato che i rossoblù hanno virato la boa e non sono più rassegnati alla sconfitta e al ruolo da comparse. Blessing ha ottenuto dai suoi quanto andava chiedendo: cioè una squadra capace di farsi temere e di creare delle difficoltà agli avversari, anche i più titolati. Dopo mesi di carestia e di prestazioni passive e molli, il mago tedesco ha rivoltato come un calzino la mentalità del Grifone, finalmente autoritario, conscio dei propri limiti ma anche delle proprie potenzialità, coraggioso il giusto e sempre sul pezzo.

Vero che il secondo tempo si è dipanato quasi interamente nella trequarti difensiva rossoblù, ma non si ricordano da parte giallorossa vere e proprie opportunità di segnatura, se escludiamo quel pallone tirato via da Ostigard quando era diretto nell’angolino, a Sirigu strabattuto.

Bene la retroguardia, manovra offensiva che richiede più qualità

La fase difensiva si è confermata il punto di forza. Già con Ballardini e perfino con Sheva si era rivelata tale, ma Blessin ha perfezionato il meccanismo, aggiungendo un ingrediente prezioso: la capacità, quando possibile, di tenere palla, di amministrarla con fiducia senza sbatterla via con calcioni improponibili. Evidente il progresso sotto quest’aspetto, con un’individualità che si è stagliata chiaramente: quel Badelj che durante l’era dell’ucraino appariva un giocatore ormai sul viale del tramonto, quasi irrecuperabile.

Solo nell’ultimo quarto d’ora, in inferiorità numerica, il Genoa ha rinunciato a proporsi in avanti, ma era uno stato di necessità. Un’altra squadra, in quel frangente, sarebbe crollata, ed è un altro lato confortante. D’altronde, anche nella metafora calcistica una casa si costruisce dalle fondamenta, ed è indubbio che le basi siano state poste.

Per alzare di parecchi piani il… palazzo rossoblù serve ancora un progresso generalizzato, quello che può aprire alla nuova fase, quella delle vittorie, indispensabili per non abbandonare il nobile palcoscenico con ampio anticipo. Qui non manca il lavoro per il tecnico, poiché trasformare una squadra dalla scarsissima prolificità in un team insidioso e cinico è un compito tremendo soprattutto se si considerano le caratteristiche della rosa. A Roma il Grifo ha inscenato un sontuoso primo tempo, basato sul dinamismo sfrenato di soldatini propensi al sacrificio. Portanova, Ekuban, lo stesso Yeboah non si sono mai risparmiati ed il loro pressing alto è stato decisivo nel tenere indietro i giallorossi. Peccato che questi giocatori – ma in particolare i primi due – non dispongano di piedi fatati e non riescano a trasformare i palloni recuperati in controffensive di una certa efficacia. Insomma, se Blessing pretende l’intensità, è conscio che la qualità scenda: in una partita da non perdere, il risultato è pressoché garantito, ma il discorso cambia se c’è la necessità di buttarla dentro.

Salernitana e Venezia svincolo della stagione

L’allievo di Rangnick, in vista della sfida da dentro o fuori con la Salernitana, preparerà qualche ritocco sostanziale a centrocampo e in avanti. Presumibilmente ci affiderà in primis all’estro di Amiri, il gioiello più lucente tra quelli acquisiti a gennaio, ma anche a Gudmundsson, che può giostrare sia largo sia in rifinitura: due che danno del tu alla palla e hanno i mezzi per creare grattacapi alle difese rivali. Ma è improbo chiedere a questi calciatori così tecnici di sfoderare la rabbia agonistica e la corsa dei loro compagni meno dotati di classe. Occorre insomma trovare il giusto mix tra due esigenze contrapposte, senza peraltro trascurare l’enorme divario esistente tra la Roma e la Salernitana o il Venezia, le prossime due antagoniste.

Il pari dell’Olimpico intanto può rappresentare un ottimo viatico alla vigilia di due impegni topici e regalare tonnellate di ottimismo. Tocca a Blessin modellare un team equilibrato e anche effettuare le giuste scelte legate alla formazione. Tra i motivi di incertezza troviamo il ballottaggio tra Destro e Piccoli, che si giocano la maglia di prima punta, Mattia resta probabilmente il titolare in virtù dei numeri legati alle realizzazioni, ma il suo rendimento nell’ultimo mese abbondante è stato altamente deficitario e certe prestazioni assolutamente disarmanti. Il suo concorrente ha minore esperienza e il suo apporto in zona gol è tutto da verificare, ma a livello di presenza in campo e disposizione al combattimento si fa largamente preferire.

                       PIERLUIGI GAMBINO

 

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