La crisi del Genoa: L’ultima crudele beffa del Joker, i primi confusissimi passi targati USA

Enrico Preziosi? Un genio assoluto, una mente superiore. Solo lui poteva ottenere la botte piena e la moglie ubriaca. In soldoni, è riuscito, come proprietario del Genoa, a togliersi dalle spalle un debito da bancarotta e, nel contempo, ad accendere attorno a sé una sorta di rimpianto. Dopo il suo addio, ai microfoni di Telenord, pronunciò una storica frase: “I tifosi rossoblù mi ringrazieranno”. Per ora è lui, solo lui, a poter ringraziare il proprio personale intuito, il suo fiuto per gli affari. Chissà se negli ultimi travagliati anni di vita societaria ha davvero cercato un successore in grado di riportare il Grifone ai fasti antichi o principalmente chi fosse disposto a sollevarlo da una tremenda situazione debitoria, senz’altro la peggiore nel panorama delle società medio-piccole di serie A.

L’infelice eredità di Preziosi

Il Joker, adesso, dorme tranquillo, e qualche sorrisetto perfido gli sfuggirà a sentire e leggere di supporters genoani che dopo averlo idealmente mandato a quel paese per un lustro abbondante, ora provano nostalgia per i tempi che furono, quelli caratterizzai da terribili stenti ma anche da gironi di ritorno garibaldini e pronubi di immancabili salvezze.

Lui, ormai, appartiene al passato del club più antico d’Italia. Se n’è andato secondo abitudine (vedi Saronno e Como), lasciando un terreno calcistico dove non cresce più l’erba. Macerie economiche e tecniche che i suoi eredi impiegheranno chissà quanto tempo per smuovere. Tantopiù che i loro primi passi nel football italico sono stati disastrosi. Parliamoci chiaro: nessun altro addetto ai lavori avrebbe iniziato una ricostruzione dall’ingaggio dell’allenatore invece che dalla scelta di un responsabile tecnico. Mossa di un’ingenuità spropositata, che probabilmente ha compromesso le già esigue chances di recupero in classifica.

Spors factotum che sembra indeciso sul da farsi

Al resto sta provvedendo Johannes Spors, appunto, La mente calcistica della combriccola. La sua linea di condotta fa sempre più pensare che la salvezza al termine dell’attuale campionato non fosse così determinante. Di sicuro, il mercato sinora condotto – ecco una serie di Under 25 pescati all’estero – ossequia l’idea di un programma a tempi lunghi, quale che sia la categoria. Se la permanenza in A fosse il primario obiettivo, chiunque si sarebbe comportato diversamente, fissando una scala di priorità di mercato legate ai ruoli scoperti.

Il Genoa ereditato dal Prez era accettabile in difesa, piuttosto debole in attacco e assolutamente improponibile a centrocampo. Ebbene, tra i giocatori già arrivati e quelli sull’uscio, non uno appartiene alla mediana. Anche un profano di faccende calcistiche avrebbe compreso che la rinascita doveva partire dalla zona nevralgica, dove si originano il gioco e la fase di filtro. Nulla è cambiato rispetto ai tempi bui di inizio stagione, anzi si registra persino un peggioramento, dovuto all’infortunio con ricaduta all’unico giocatore di livello (quel Rovella che radio mercato indica come juventino sin da questa finestra invernale…) e alla progressiva involuzione di Badelj e Sturaro, titolari pressoché fissi solo per mancanza di alternative decorose.

Quale allenatore? Quali schemi? Quali uomini?

A questi pedatori, che tanto in passato hanno dato al Genoa, va riconosciuta un’unica attenuante: l’assoluta mancanza di quelle direttive tattiche che qualsiasi allenatore di pregio è in grado di impartire. Ballardini ha fallito in questo compito, ma Shevchenko ha fatto decisamente peggio, lasciando la Liguria senza aver lasciato la minima traccia di sé.

E ora? Quale che sia il nome del terzo allenatore stagionale (in perfetta linea preziosiana), per la rimonta in classifica occorrerebbero ben altri rinforzi. E allora, delle due una: o si accelera una rivoluzione appena abbozzata senza guardare in faccia nessuno o gli si mette a disposizione solo acquisti mirati, in prospettiva, capaci di conferire sangue e freschezza ad una rosa anemica e malandata, dove i meno peggio – ed è questo l’equivoco – sono spesso i vecchi. A questo punto, con il quart’ultimo posto così distante ed un quadro tecnico disastroso (vedi il cappotto rimediato a Firenze), la sola consolazione per gli inguaribili della Nord e dintorni è vedere all’opera da qui a maggio atleti capaci di alimentare la speranza in un dopodomani meno tremendo del presente.

PIERLUIGI GAMBINO

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