Le ragioni dietro l’esonero di D’Aversa, il mercato per Giampaolo

Troppo brutta la Samp contro il Toro per salvare dal licenziamento Roberto D’Aversa. Beninteso, il tecnico abruzzese può accampare un’attenuante grande come un grattacielo: le numerose assenze. Fermare una delle squadre più in forma del campionato dovendo rinunciare ai centrali difensivi titolari Colley e Yoshida, al faro di centrocampo Ekdal, al lungodegente Damsgaard e al suo sostituto Verres arebbe stata un’impresa, ma dai blucerchiati scesi in campo ci si sarebbe potuto attendere ugualmente un rendimento più elevato.

In pratica a Samp non ha giocato, riempiendo la propria prova di calcioni violenti al pallone, così da azionare immediatamente le punte, ma senza un briciolo di costrutto. Il gol di Caputo e l’occasionissima capitata a Thorsby a metà ripresa sono state favorite da svarioni del portiere granata, sicché l’unica palla gol costruita autonomamente è quella, nel finale, sciupata clamorosamente di testa da Quagliarella.

Più che la qualità davvero scarsa della manovra, tuttavia, ha inciso la mancanza di nerbo, la rassegnazione con la quale tutti o quasi i blucerchiati hanno affrontato la gara. Inutile aggiungere che senza doti caratteriali salvarsi diventa una scalata di sesto grado. Infine, l’ultimo fattore che ha condotto all’esonero di D’Aversa è stato la mancanza di risultati: tre sconfitte di fila, due delle quali a Marassi, hanno lasciato il segno, accrescendo la paura del futuro.

Giampaolo come ultima figura in un quadro da Ancien Régime

L’ascesa alla presidenza di Marco Lanna, col corollario della riabilitazione di Carlo Osti, non poteva che produrre qualche cambiamento radicale, che può anche essere letto in filigrana come una sorta di restaurazione. Il nuovo numero uno ha esperienza di calcio ad altissimo livello e, oltre a maturare convinzioni personali, ha certamente contattato gli anziani del gruppo per capirne di più. La risultante di tutte queste riflessioni è stata il siluro a carico dell’ex trainer del Parma, a costo di trascurare l’impellenza del match di Coppa Italia contro la Juve, ma nell’analisi complessiva della situazione si tratta di difficoltà secondarie.

Giampaolo, per usare un aggettivo così attuale tra i quirinalisti, è senz’altro un personaggio divisivo. Tutti ricordano con piacere la sua Samp, che ignorava sistematicamente le fasce ma offriva un calcio gradevole e risultati eccellenti: due decimi ed un nono posto. Sull’onda dei ricordi, un’ampia fetta della tifoseria (forse la maggioranza) manifesta soddisfazione per l’opzione societaria. Non mancano, però le controindicazioni, prima fra tutte la disabitudine del mister di Bellinzona a rilevare una squadra in corsa. A ciò si aggiungano i due assoluti fallimenti consecutivi, nella Milano rossonera e nella Torino granata. Definito un integralista, da sempre fedele al 4-3-1-2, avrà il tempo di far assimilare le proprie idee, così diverse da quelle del predecessore? Non solo, il suo football propositivo si sposa con l’esigenza di mantenersi lontani dalla zona baratro?

Quali uomini per il “nuovo” tecnico?

Improbabile che Giampaolo rinunci al modulo base, ed allora ci si chiede quale sia la collocazione di Candreva, che è spesso decisivo come esterno. A meno che non si adatti a fare il rifinitore, ruolo peraltro che ben si adatterebbe sia a Verre, sia a Damsgaard, che in patria non agiva certo sui corridoi esterni.

La scelta riguardo all’allenatore avrà pure implicazioni sul fronte del mercato. Sensi sarebbe, come caratteristiche, il perfetto rinforzo per Giampaolo, visto che può prodursi con eccellenti risultati sia come regista sia come trequartista, ma i suoi muscoli sono di cristallo e da anni lo condannano a lunghi periodi in infermeria: insomma, fare troppo affidamento su un calciatore così fragile sembra un azzardo.

Rincon e Conti hanno frequentato mister Marco rispettivamente al Toro e al Milan, ma forse non serbano ricordi splendidi di quell’esperienza. Quanto a Magnani, prelevato dal Parma per completare l’organico dei difensori, si tratta di un innesto valido con qualsiasi tecnico a guidarlo.

I dirigenti stanno pure cercando un attaccante. Per D’Aversa serviva strutturato, e non a caso è decollata la trattativa per l’atalantino (ex spezzino) Piccoli, ma Giampaolo ha sempre preferito punte più agili e manovriere, adatte ad esibirsi nello stretto e a suggerire ai compagni l’uno-due.

Tutto da rifare, dunque? Nient’affatto, ma un cambio di orientamento, più o meno profondo, è nell’aria.

PIERLUIGI GAMBINO

 

 

Condividi
Dal 1998 il blog dedicato a tutti gli sport praticati in Liguria. E' l'unico vero punto di riferimento per chi vuole leggere di tutte le discipline e a tutti i livelli. Dalla competenza e passione dei nostri autori nasce ogni anno l'Annuario Ligure dello Sport e ogni giorno viene inviata la Newsletter dello Sport in Liguria.