A Firenze sestina Dantesca per il Genoa: la Viola vince 6-0

Il Genoa è retrocesso a Firenze nel 1994-95 perdendo ai rigori contro il Padova, è storia. Metaforicamente è sceso in B già a gennaio, ancora a Firenze, ma contro la Fiorentina. Cos’é? Una profezia che si augura sbagliata. E magari lo sarà. Ma da qui a una settimana deve cambiare veramente tutto per sovvertire i pronostici. 6-0 a queste condizioni non è una partita di calcio, è un massacro. Non proprio senza speranza, notoriamente ultimo male, ma quasi; quella che si finisce in cadetteria si potrà ricostruire non solo dalle macerie lasciate da Preziosi, ma dalle instabili prime fondamenta della gestione Americana.

Konko nel suo esordio da allenatore che rischia di essere un record negativo ineguagliabile perde Rovella  nel riscaldamento prima del match, e lo rimpiazza con Galdames. Non c’è adito per le malelingue sul colore viola: il Genoa già è scalcagnato di suo, ma quest’anno la sfortuna sta raggiungendo soglie inenarrabili. Visto il buongiorno alle 20.45, ce ne sarebbe abbastanza per presumere l’imbarcata in Riva all’Arno e mandare i genoani più giovani e innocenti, ad esempio sotto i 10 anni, a letto presto per evitare uno spettacolo troppo orrorifico.

Il neo tecnico ad Interim si vede così sabotare le sue buone intenzioni per il 4-3-1-2:

«Con il poco tempo che avevamo e che aveva la squadra viste le partite, abbiamo portato idee che non scombussolassero la squadra. Idee chiare e con un certo contesto, da verificare c’è l’atteggiamento e su questo abbiamo lavorato, per cambiarlo»

Affianco al cileno, che si confermerà essere un oggetto misterioso, scendono Sturaro e Badelj in mediana e Portanova più avanzato come incursore e guastatore sulla trequarti, quindi la coppia d’attacco Yeboah-Destro in avanti e il quartetto Hefti-Vanheusden-Østigård e Calafiori, subito all’esordio sull’out di sinistra.

Nel 4-3-3 di italiano, Odriozola e Biraghi controllano le fasce, Torreira, Bonaventura e Maleh il centrocampo, e il duo Gonzalez-Saponara supporta il bomber Vlahovic.

In realtà sino al 15′, quando i padroni di casa passano in vantaggio, la partita è combattuta, anche se già in questa primissima fase si rivela un netto dominio della Fiorentina. Superata il primo quarto d’ora il controllo sulla partita da parziale diventerà assoluto.

Partono subito all’attacco i toscani, e al 6′ si fanno notare per una bella conclusione al volo di Maleh, dal limite, da sinistra verso destra, pescato da un bel taglio di Bonaventura.

Risponde Portanova cercando un pallonetto in scivolata quasi da centrocampo, sfiorando il gol: già contro il Milan nell’incontro di campionato era andato a un passo da tale prodigiosa realizzazione balistica, è evidente che il numero è nelle sue corde ma dal momento che richiede un minimo di fortuna è difficile che possa concretizzarsi in quest’anno di sventura…

Al 10′ Saponara, che quando gioca contro il Genoa da ex nonostante evidenti limiti tricologici ha sempre inspiegabilmente un diavolo tra i capelli, s’incunea tra il pallone ed Hefti e costringe lo Svizzero al fallo da rigore, sebbene sia necessario il Var per persuadere l’arbitro a concedere il tiro dal dischetto. Va Vlahovic, in pallonetto che spiazza Sirigu, ma non è eseguito alla perfezione e il secondo della Nazionale è superlativo nel rialzare il braccio prima che la traiettoria finisca in rete e a neutralizzarla.

Un sospiro di sollievo che dura un istante. Prima Saponara manda a lato di un soffio con un tiro dal limite, poi i padroni di casa passano con una rapide azione in verticale: Gonzalez pesca Vlahovic sul filo del fuorigioco, Sirigu ancora eccellente in uscita lo mura, Odriozola batte a porta quasi sguarnita, Calafiori prova a salvare sulla linea ma non ce la fa ed è 1-0.

L’undici di Italiano non si accontenta del vantaggio e bussa con insistenza per il raddoppio, con una serie di cross insidiosi e conclusioni da fuori, più una rovesciata di Odriazola che non si spegne di molto a lato.

Poco dopo la mezz’ora  arriva il bis. Di fatto la Fiorentina marca il punto una volta ogni 15 minuti, una precisione svizzera che tuttavia Hefti non sembra apprezzare particolarmente; il suo collega Calafiori dall’altra parte ancora meno, 19nne de facto brutalizzato all’esordio in una nuova squadra da un pressing feroce e senza scrupolo. Cross di Biraghi, Bonaventura di testa trova la pronta risposta di un Sirigu nonostante tutto in gran serata, poi però l’ex Milan e Atalanta insacca sulla respinta.

Al 42′ Biraghi realizza il terzo battendo alla perfezione una punizione, e si ripeterà al 59′ per la cinquina. La prima frazione si chiude con un fraintendimento tra Destro e Yeboah al momento del tiro, su un cross basso arrivato dalla destra. Insieme a un tiro mandato alto da Badelj e nella ripresa una bella conclusione potente ma troppo centrale di destro, rappresentano di fatto l’unica reazione del Grifo all’onnipotenza viola.

Nel riscaldamento e per tutto il secondo tempo si scalderà Piatek, ma non verrà chiamato a maramaldeggiare contro la squadra che l’ha lanciato nel grande calcio. In compenso Konko prova a cambiare tutto immettendo Ekuban, forse stavolta davvero alla sua ultima partita al Genoa, Melegoni e Bani per un disastroso Sturaro, un fumoso Portanova e un intimorito Calafiori.

La Fiorentina però è bella e crudele e non conosce pietà: Bani pasticcia, Vlahovic viene servito in profondità e sigla in pallonetto un elegante poker. Nell’esultare ci tiene a scusarsi per il rigore sbagliato, come se qualcuno potesse ancora rinfacciarglielo, oltre i Fantallenatori.

I padroni di casa onorano il match sino alla fine: non rinunciano ad attaccare per cercare altre realizzazioni, anche se comunque attenuano il loro impeto. Il Genoa però è veramente smarrito e così la Viola non deve faticare più di tanto per trovare anche la sesta rete.

Ikone al 77′, entrato una manciata di minuti prima, va via sulla sinistra e pennella al bacio per l’incursione di Torreira che incorna tutto solo.

Il finale illustra alla perfezione la nota ironia dei tifosi della Fiorentina: si mettono a salutare con un Olè ogni passaggio azzeccato dei giocatori del Genoa.

Il finale vede il Grifone rasentare il gol della bandiera, ma il destino lo priva anche di questa soddisfazione: Caicedo, subentrato a Destro, raccoglie una palla lasciata vagante da Ekuban, fuori di poco. Odriozola in scivolata nel corso dell’azione nel tentativo di fermare il duo di punte tocca col braccio ina rea, ma non vale la pena discutere della mancata assegnazione del penalty.

Ora la situazione è sportivamente drammatica. Per risolvere l’intreccio prima che diventi mortalmente soffocante ci vorrebbe qualche Deus Ex Machina. Spors deve calare gli assi di 777 e partners e mostrare che né lui né i suoi datori di lavoro sono un bluff. La discesa in B non sarebbe poi un Inferno, ma sarebbe doveroso non allontanarsi troppo dal sentiero che ti porta a riveder la Stella.

Federico Burlando

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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