Peste suina e sport outdoor: il pensiero di Enrico Carmagnani

Dopo due anni di pandemia con lockdown e limitazioni varie, impedimenti per andare al ristorante, al  bar, cinema, musei, teatro e molto altro, ecco che arriva un altro divieto, autentico “fulmine a ciel sereno”, che potrebbe costringere le persone a ridurre drasticamente la salubre e gratificante attività in mezzo alla natura che finora si poteva fare addirittura senza mascherina né green pass.

Un modo per evadere dalla quotidianità ed avere indubbi benefici psico-fisici. Il Covid non c’entra nulla: la parte del “ mostro della favola” la fa, in questo caso, la peste suina africana che, ricordiamo, non può attaccare l’uomo.

Per contenerne la diffusione il Governo, con un’ordinanza congiunta del Ministero  dell’Agricoltura e del Ministero della Salute, ha dichiarato per i prossimi sei mesi “off limits” boschi e sentieri di 28 comuni della provincia di Genova e 7 nel savonese. Non si potrà cacciare, raccogliere funghi e tartufi, pescare, ma anche andare in mountain bike o fare trekking: vietata insomma, come si legge nell’ordinanza, “ ogni attività che, prevedendo in modo diretto ed indiretto l’interazione con i cinghiali infetti o potenzialmente infetti, comporti un rischio per la diffusione della malattia”.

In sostanza secondo gli esperti veterinari del Ministero della Salute ,attraverso altri animali come i cani,  ma anche con i copertoni delle biciclette, con le ruote dei veicoli, con i vestiti, con gli attrezzi zootecnici  o con le semplici suole delle scarpe, si aumenterebbero le possibilità di contaminazione del  territorio, fra un luogo ed un altro.

Il divieto ha ripercussioni economiche drammatiche non solo per tutto il sistema dell’entroterra ligure, in particolare i Parchi del Beigua e dell’Antola, con i suoi rifugi, agriturismi, centri di educazione ambientale, produttori tipici, ma anche per le attività prettamente sportive.

“E’ davvero una batosta ad esempio per le nostre società affiliate di mountain bike che hanno la loro identità, ancor prima che il  loro “core business”, nella possibilità di fare, magari dopo lezioni in campi pratica recintati, escursioni sui sentieri, in libertà, sempre nel rispetto della natura – dice Enrico Carmagnani Presidente CSI Genova Sono società formate da dirigenti e volontari appassionati che si impegnano nella tutela del territorio. Non c’è solo il mondo delle bike che rischia uno stop di sei mesi ma anche quello del trail running, dell’orienteering: discipline outdoor sempre più diffuse che in tempo di Covid hanno avuto un incremento potendosi svolgere in sicurezza all’aria aperta”.

Da più di due anni Altum Park di S. Desiderio è la struttura di riferimento multi disciplinare per il comparto outdoor del CSI.

“ Abbiamo un’area protetta di circa tre ettari di bosco all’interno della quale potremo, nonostante l’ordinanza, svolgere  le nostre attività, soprattutto con i giovani – sottolinea Enrico Carmagnani – ma io parlo a nome di un settore che sarà davvero penalizzato da questo provvedimento”.

Senza entrare nel merito dei provvedimenti assunti dal Governo ci auguriamo che siano temporanei, , non restino in vigore sei mesi, e che vengano graduati per livello di rischio da zona a zona. L’ordinanza lascia spazio a deroghe specifiche delle quali dovrà farsi carico Regione Liguria per cercare soluzioni meno impattanti.

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