Alla Scala del Calcio il Genoa si oppone alla Forza del Destino poi cede 3-1 ai Supplementari

“Se me ne devo andare, sarà a modo mio. Onorerò ancora una volta San Siro, onorerò il Genoa forse per l’ultima la, forse per la prima volta”, deve aver pensato qualcosa di simile Andrij Shevchenko, quando ha scelto di giocarsela col 4-3-3. Non proprio con due esterni puri, come sarebbe piaciuto a lui, i primi nomi che aveva chiesto dal mercato, ma Yeboah è in grado di fare pure quello ed Ekuban sembra farlo meglio del centravanti. Con quel modulo era andato a un passo dal pareggiare quella dannata partita con lo Spezia, e di converso pure a rimontarla, e ha portato la sua Ucraina ai quarti degli Europei. Quando ti restano solo due o tre fiches, forse una sola, tanto vale puntarle sui tuoi numeri fortunati, e, per una sorta bislacca, contro i colori che hanno fatto la tua fortuna.

Quindi modulo ideale: Semper portiere di Coppa, Hefti e Vàsquez sulle fasce, Østigård e Vanheusden centrali, Portanova, Badelj e Melegoni in mediana, Yeboah all’esordio con Ekuban e Caicedo forse all’addio.

Il Milan non risparmia tutti i titolari: Ibra tanto è squalificato, ma ci sono il temibilissimo Theo Hernandez, gli ottimi Maignan tra i pali e Tomori in difesa che in realtà devono accumulare minuti, Rebic e Junior Messias che sono le prime alternative all’undici di base.

Chi fa venire però prima un groppo in gola a Shevchenko e poi forse un sussulto è il figlio del suo Capitano, Daniele Maldini, schierato alla sinistra del 4-2-3-1, a supporto di Giroud e davanti a Tonali e Krunic. Appena al 3’ s’invola, salta prima Badelj, poi Vanheusden e solo Østigård con un intervento disperato gli preclude la conclusione a rete. Sul conseguente angolo i padroni di casa vanno di nuovo vicini al vantaggio con un tiro di Hernandez e poi ancora dalla bandierina, sul cross di Messias, Krunic impatta di capoccia e tocca la traversa.

I primi 5 minuti sembrano un inno all’immediato approdo di Bruno Labadia, di Garcia o anche di un ritorno del Balla, magari addirittura nell’intervallo. Sarebbe la degna conclusione della surreale esperienza Shevchenko. E invece subito dopo aver evitato l’imbarcata il Grifone si scuote e tira fuori gli artigli.

C’è un baluginio di impostazione, uno spirito di rivalsa e riscossa che sale piano piano, un passaggio dopo l’altro, e così i metaforici rossoblù in tenuta grigia da Terza Maglia guadagnano innanzitutto fiducia e poi anche terreno.

Messias al volo al 12’ sfiora ancora una volta il vantaggio, poi il Vecchio Balordo batte un colpo col giovine Vanheusden dal bel tiro: diagonale ben piazzato su cui Maignan deve distendersi con attenzione per impedire il gol. Il corner lo batte Portanova, alla perfezione sul palo più distante, Østigård svetta e insacca, riscattando a sorpresa il suo pessimo debutto. È il 18’ e alla Scala del Calcio è improvvisamente cambiato il programma, si suona tutto un altro spartito, c’è stato si un trillo ma non è stato quello del Diavolo.

Il Genoa si galvanizza, il Milan non si scompone ma perde baldanza, e così al 26’ Yeboah su un’uscita sbagliata di Maignan, tanto tardiva che arriva a sfiorare col pugno il neo attaccante rossoblù, non va troppo distante dal bagnare il debutto con un gol.

La partita, uscita dai canali prefissati, prende i connotati di un caotico pantano, con gli uomini di Sheva che non mollano un pallone ma non riescono a costruire molto dai palloni recuperati, perché a loro sbagliano troppo in fase di ripartenza o di impostazione.

Al 41’ all’improvviso un’occasionissima per il raddoppio: Ekuban, generosissimo in fase di copertura e propositivo in avanti in termini di volontà e muscoli, lavora un pallone sulla sinistra e riesce a girarlo in mezzo per l’incursione di Portanova: il figlio d’arte da due passi impatta bene ma non trova lo specchio, dando la sensazione del gol.

Il secondo tempo si apre come si era chiuso il primo: Ekuban arpiona in un qualche modo un rimpallo sulla sinistra e lo gira per l’accorrente Portanova, che, solo davanti Maignan, manda clamorosamente a lato di un soffio.

Dal 49’ invece, prima gradualmente e poi con sempre maggiore insistenza, come calano le forze del Genoa e come il Milan mette tutti i titolarissimi – al 62’ fuori Rebic, Krunic e Maldini, dentro Leao, Bakayoko e Diaz- cambia ancora il canovaccio del match, trasformandosi in un assedio senza fine dei padroni di casa. La prima fiammata è un colpo di testa in mischia di Giroud su cui Semper perpetra un mezzo miracolo.

La pressione dei ragazzi di Pioli si fa sempre più insistente ma non riesce ancora a creare occasioni nitide, poi verso il 70’ si fa male Ekuban ed è costretto a uscire, da quella che potrebbe essere la sua ultima partita con la casacca del Club più Antico d’Italia ma che sicuramente è stata la migliore, o perlomeno una delle poche in cui ha reso prezioso il suo contributo e l’unica in cui pesa la sua assenza. Viene infatti rimpiazzato da Cassata che fisicamente non può eguagliarlo. In precedenza era entrato Destro per Caicedo e in seguito Pandev subentra a Yeboah, ma il Genoa semplicemente non può confrontarsi in termini di quantità e qualità i rinforzi immessi dai padroni d casa.

Così al 74’ il Milan pareggia, nel modo più banale: cross al bacio di Hernandez, che sfugge a Cassata, per la chioma di Giroud, che impatta alla perfezione.

L’ultimo quarto d’ora dei regolamentari è un continuo scendere sulla propria sinistra dei padroni di casa, con un valorosissimo Østigård che di riffa o di raffa riesce sempre a impedire l’ultimo tocco o la battuta a rete. Si va così ai Supplementari. L’unico break è un disperato ma in realtà piuttosto intelligente tentativo di Mattia Destro da centrocampo che prova a spiazzare Maignan, senza andare troppo lontano dall’obiettivo.

Gli ultimi 30’ di gioco si aprono come la partita stessa, ovvero coi rossonero che vanno 3 volte vicinissimi al gol a stretto giro di posta: prima Leao se ne va via in dribbling e con tunnel e solo un mezzo miracolo di Semper gli nega la rete, poi Tonali da poco fuori area calibra un destro al contagiri e sfiora il palo, quindi Saelemaekers in maniera rocambolesca spedisce un pallone poco sopra la traversa.

Il Milan continua a provarci con ossessiva insistenza ma non riesce ad andare altrettanto vicino a quello che si delinea come un Golden Gol, fino a che Leao non si getta un bel dribbling sulla sinistra e…sbaglia il cross! Si trasforma però in un letale pallonetto che beffa Semper, il coraggio genoano e le speranze di Shevchenko.

Il Grifo che non aveva trovato di meglio che rintanarsi nell’angolino aspettando i rigori si getta in avanti con la baldanza dei giorni migliori e arriva incredibilmente a sfiorare il 2-2, prima con due mezzo guizzi di Pandev, e poi, soprattutto, con Østigård che, nonostante i crampi, sugli sviluppi di un angolo tenta la rovesciata, la manca, si rialza e batte prontamente il pallone che stava procedendo verso di lui, sfiorando il gol.

Poi Saelemaekers serve il 3-1 in contropiede a Diaz su un piatto d’argento, sciupato malamente, Ghiglione, entrato poco prima per Portanova, ci prova con un tiro dal limite, e ancora Saelemaekers la chiude una volta per tutte, ancora in contropiede, servito dall’irreprensibile Hernandez.

C’è tempo per cercare di sfuggita un Poker, mentre a Shevchenko le ultime carte, o fiches, in suo possesso scivolano via dalle mani. La fortuna non è mai stata dalla sua finché si è seduto sulla panchina del Genoa. Però almeno una volta ha potuto giocarsela come voleva lui.

Federico Burlando

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