La Samp deve rinforzare le seconde linee se vuole esser sicura di non soffrire

Nulla che non fosse previsto. Napoli Samp ha avuto uno svolgimento ed un epilogo fedelissimi ai pronostici della vigilia. Che il Ciuccio reduce da tre consecutivi stop casalinghi e falcidiato dalle assenze non dilagasse nel punteggio era nell’ordine delle cose ed era anche logico che i blucerchiati, alla fin fine, ci lasciassero le penne, considerate anche le loro pesantissime defezioni.

Resta, in casa Samp, un bel po’ di rammarico. Con la squadra prossima alla completezza, sfangarla non sarebbe stato improbo, senza contare che il gol decisivo di Petagna chiama in causa in parte l’arbitro, che avrebbe potuto fischiare un mezzo fallo del centravanti su Ferrari, e i difensori doriani, non rapidissimi. A ciò aggiungiamo i dolori muscolari che da qualche minuto stavano condizionando il portiere Audero.

Vero, c’era un tempo abbondante per rimediare, ma una squadra orfana di Candreva e da sempre limitata nelle sue proposte offensive era scontato che avrebbe faticato a creare palle gol. Così è forte la sensazione che i blucerchiati abbiano tratto il massimo possibile dalla trasferta in Campania, date le condizioni di partenza.

A D’Aversa non mancano i motivi di rimpianto ma neppure le notazioni confortanti. A partire dall’esordio squillante di Rincon, che nella ripresa ha ereditato da Ekdal la bacchetta del direttore d’orchestra senza sfigurare affatto. Vero che il venezuelano assomiglia più a Thorsby che allo svedese, ma ha esperienza e duttilità sufficienti per adeguarsi alla bisogna e fornire un apporto di sostanza. È costato solo mezzo ingaggio annuale e a maggio i dirigenti decideranno se confermarlo o meno: intanto il tecnico abruzzese se lo gode.

Maiuscola pure la prestazione, nella ripresa, di Falcone, senz’altro tra i numeri dodici più affidabili del campionato. L’eredità momentanea di Audero, al quale va il consiglio di fermarsi sino ad avvenuta guarigione completa, è in buonissime mani.

Lo stesso Ciervo senza fare sfracelli, ha destato una felice impressione come esterno destro come sostituto di Bereszynski: anche lui potrebbe tornare utile nel prosieguo di stagione.

I suelencati lampi di positività, però, non bastano a rischiarare l’orizzonte blucerchiato. D’Aversa ha bussato a rinforzi e sa benissimo che non bastano Rincon e il terzino Conti (sostituto numerico di Depaoli, eventualmente impiegabile pure più avanzato sul versante destro) a risolvere i problemi, endemici e contingenti, della squadra. Manca assolutamente un esterno, visto che Damsgaard è ancora lontano dal rientro: lacuna da colmare al più presto al pari dell’altra, ancor più preoccupante, al centro della difesa. Yoshida rimarrà fuori per parecchio, Colley è in Coppa d’Africa e lo stesso Chabot salterà per squalifica il delicato match col Toro. Al di là della stretta attualità, non si può lasciare parzialmente scoperto un ruolo così delicato.

Infine, la prima linea. Quando Gabbiadini resta all’asciutto sono dolori. Quagliarella e Caputo continuano ad avere le polveri bagnate ed appaiono decisamente in declino. Per non parlare di Torregrossa, ormai bocciato e con le valigie pronte. Occorre un altro bomber di peso, che in area avversaria si faccia rispettare anche sotto l’aspetto della fisicità.

Esaurito il cahier de doleances, è innegabile che i recenti risvegli di Spezia e Salernitana un briciolo di apprensione l’abbiano ingenerata. Il vantaggio in classifica sulla zona baratro ha subito un’erosione e senza un ritorno perentorio ai risultati positivi la situazione diventerebbe critica per una squadra che vanta un undici titolare di tutto rispetto – in grado di tenersi lontano dalle acque limacciose – ma un parco rincalzi inadeguato. Per almeno un altro mesetto ci sarà da soffrire parecchio, ma intanto la società è caldamente pregata di intervenire: in mancanza di cospicue risorse economiche, l’ingaggio di Rincon con la formula del prestito semplice è una linea da seguire.

PIERLUIGI GAMBINO

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