Qual’è la vera Samp? Al Napoli la troppo ardua risposta

Riecco un interrogativo che si pensava definitivamente accantonato: qual è la vera Samp, quella che tiene il campo con profitto e di fronte a qualsiasi avversario o quella che latita terribilmente? Contro il Cagliari si sono viste entrambe le versioni, solo che stavolta i blucerchiati non si sono espressi al meglio nella ripresa bensì nel primo tempo.

Il loro crollo dopo l’intervallo è stato verticale: come se Gabbiadini e compagni fossero rimasti negli spogliatoi. Non uno che si sia salvato dal grigiore, che abbia opposto resistenza ad un Cagliari sicuramente più interessato a vincere ma pur sempre ricco di limiti. Mister D’Aversa nel dopo match ha parlato di diverse motivazioni tra le due compagini, ed è una tesi che si ci può stare, ma sino ad un certo punto. Vero altresì che la formazione blucerchiata a volte ha perso la partita a livello caratteriale, mostrandosi molle ed arrendevole, ma prima delle vacanze natalizie la sindrome pareva ormai debellata e, anzi, era il mutamento psicologico la vera novità emersa da quando il presidente è finito agli arresti.

Coperta corta per la Samp

La chiave della flessione doriana è probabilmente diversa e chiama in causa l’inadeguatezza del parco riserve. La Samp, decimata dalla contemporanea assenza di Colley, Augello, Askildsen, Damsgaard e dall’addio ormai certo di Silva, è tornata in campo ai minimi termini. D’Aversa è stato costretto a recuperare in extremis Ekdal, appena rientrato in gruppo da un infortunio, e quando il serbatoio di energie dello svedese si è esaurito, l’intero collettivo – già impoverito dall’uscita di Yoshida, altro titolare fisso – si è letteralmente sciolto, concedendo ai sardi, assai più tonici, il comando delle operazioni e le opportunità di ribaltare il punteggio.

Il primo impegno del 2022, se ancora occorresse, ha confermato che l’organico della Samp è estremamente esiguo: difetto ancor più grave in tempi di Covid e con un calendario fitto di appuntamenti ufficiali. Se le casse societarie non fossero così bisognose di denaro, sarebbe opportuno potenziare la rosa ed invece, almeno per ora, il solo innesto – l’ex genoano Rincon – risponde alla semplice esigenza di avvicendare a centrocampo Silva, diretto agli Emirati. Tra l’altro, i due non hanno caratteristiche identiche: il venezuelano è più una coppia (sbiadita, anche per ragioni anagrafiche) di Thorsby che un alter ego del calciatore appena partito.

È probabile che in questa sessione di mercato giunga almeno un attaccante esterno – per colmare l’annosa lacuna Damsgaard – ma il timore che parta qualche altro pezzo da novanta è ancora più forte, e questo quadro di fondo non regala ottimismo ad una tifoseria sconcertata e delusa, come d’altronde affiora anche dal numero esiguo di spettatori presenti al Ferraris.

Come affrontare il Napoli

Il secondo impegno in soli quattro giorni si annuncia ricco di insidie. Il Napoli, al Maradona, è reduce da tre partite fallimentari ma anche in casa della Juve – nonostante la vagonata di pesantissime assenze – ha dominato ed avrebbe chiaramente meritato il successo.

Una scalata di sesto grado per la banda di D’Aversa, che recupera Askildsen ma deve rinunciare – oltreché a Yoshida, afflitto da noie muscolari – ad un altro punto di forza. Candreva, espulso nel finale col Cagliari per una scorrettezza a gioco fermo assolutamente da evitarsi. Piove sul bagnato, insomma. Come ovviare? In difesa confermando Dragusin o accentrando Ferrari accanto a Chabot e più avanti allargando Thorsby a flottare tra centrocampo ed attacco. A meno che il tesseramento di Rincon avvenga a tempo di record, ma è assai più presumibile che anche nel caso più favorevole l’ex granata parta dalla panchina.

Sul piano tecnico, le differenze di passo tra i due team sono abissali ed è ancor più preoccupante la lentezza dei difensori blucerchiati, se rapportata alla rapidità nello stretto degli avanti partenopei. Mai come stavolta Thorsby ed Ekdal – ma non solo loro – dovranno… moltiplicarsi per tappare i buchi affiorati qua e là.

PIERLUIGI GAMBINO

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