Subito Tacco di “Magia” Destro, poi tanto cuore: il nuovo, vecchio Genoa strappa l’1-1 al Sassuolo

Tacco di Destro. L’attaccante dalle mille vite e dalle cinquecento rinascite, fascia da capitano al braccio, con una delicata prodezza ha innescato una mezza rivoluzione. Spetterà poi al Direttore Sportivo Spor e alla buona volontà del Fondo 777 Partner portarla a termine. Nel frattempo Mr Shevcenko, a sorpresa in panchina dopo il pronto recupero dal Covid, come un novello Napoleone costretto a difendere la Francia dopo una serie di disgraziate campagne, ha richiamato in prima linea e utilizzato al meglio tutti gli arruolabili, comprese molte illustri delusioni del girone d’andata.

Nuovo anno, vecchio modulo, nuove abitudini. Ad esempio segnare per primi. Con i nuovi innesti però dovrebbe cambiare lo schema di partenza e virare sul 4-3-3. Obiettivo: cancellare l’orrido scalcagnato nero degli ultimi 3 anni di plusvalenze farlocche, salvezze all’ultima giornata, prestazioni al limite del credibile ma ben sotto la soglia dell’accettabile. Spesso anno nuovo, vita nuova è un’illusoria speranza che si traduce in una formula vuota, il Grifone di Sheva però per la prima volta in assoluto in stagione sblocca il risultato in meno di 10’. Poi si consacra alla consueta prestazione di resistenza e contropiede. Ma con un gol da difendere invece che lo 0-0 la grinta più non tende a mutare in disperazione. Il Campione d’Europa Berardi a metà ripresa riesce a inizio a ripresa ma a quel punto il Genoa a guadagnato abbastanza fiducia da non scompaginarsi di fronte al più sicuro, tecnico e atletico Sassuolo.

Sheva decide di schierare i suoi col 3-5-2 che dal suo approdo al Genoa se pure non ha tenuto a galla in un qualche modo ha impedito che la tempesta di fine autunno si risolvesse in un totale naufragio. Si gioca subito la carta Hefti sulla fascia destra, col gioiellino di casa Cambiaso sull’altra; in mediana Hernani e Badelj in cerca di riscatto e il rampante Portanova; in difesa Bani, Vanheusden e Vàsquez davanti a Sirigu; Ekuban vince il ballottaggio per disporsi affianco al titolarissimo Destro.

Dall’altra parte Dionisi può permettersi il lusso di non piangere le pur gravi assenze: l’enfant prodige Frattesi, l’ex genoano Scamacca anche lui campioncino in erba, Djuric e Peluso, l’unico positivo al Covid tra i neroverdi. Una rosa ricca di alternative e un gioco perfettamente oliato permette di far filare i meccanismi anche se non tutti gli ingranaggi migliori sono al loro posto.

Così nel 4-2-3 -1 dietro Defrel operano Kyriakopoulos, Raspadori e Berardi, mentre a centrocampo Harroui e Lopez sprizzano qualità e velocità.

Partono subito fortissimo i padroni di casa con Toljan che dalla destra al 4’ serve Raspadori che dal limite manda fuori di poco.

Al 6’ però il Genoa prima ha una mezza occasione con Ekuban che solo davanti a Consigli non riesce a controllare bene e si fa recuperare prima di battere in porta, e poi lo acciuffa pochi secondi dopo con “Magia” Destro: conquista il pallone ancora Ekuban, l’italo-ghanese trascina un batti e ribatti finché con un cross basso non riesce a restituire palla al compagno, colpo di tacco elegante come la terza maglia in tonalità Lanterna e spiazzante come il fulmine che segue il baleno.

A quel punto il Sassuolo si attesta nella metà campo del Grifone premendo con tanti passaggi corti e provando la conclusione appena si crea un mezzo spazio, ma pur dando la sensazione di poter essere pericoloso non lo è mai davvero, mentre gli uomini di Shevchenko si compattano con ordine e baldanza a protezione dell’insperato vantaggio.

DI fatto gli Emiliani controllano il pallone, perennemente tra i loro piedi, ma non la partita, tanto che gli avversari di grigio tinti possono osare qualche ardita ma fugace incursione, e la seconda occasione più pericolosa della prima frazione è un insidioso tiro dalla lunga distanza che mette in difficoltà Consigli.

Nella ripresa però i neroverdi si fanno più incisivi e già al 51 vanno vicinissimi al pareggio: uno splendido triangolo inaugurato da una progressione di Berardi porta Defrel a scattare in solitaria verso Sirigu, il portiere azzurro respinge alla perfezione coi piedi la conclusione dell’ex doriano e sulla respinta ancora lui piomba in scivolata sulla sfera e dà la sensazione del gol mandandolo sull’esterno della porta.

È il preludio del pareggio: al 55’ un pimpante Rogerio dalla sinistra mette un bel cross per Raspadori, che però rimpalla su un terzino; lo arpiona Berardi che di precisione e potenza infila Sirigu sul suo palo indovinando l’angolo nonostante davanti a lui ci sia mezza difesa del Genoa e anche qualche compagno di squadra.

L’undici di Dionisi si ringalluzzisce e prende a spingere con maggiore insistenza, la risposta del Grifo è limitata a qualche contropiede spuntato e a una spizzicata di testa di Bani.

Mentre l’assalto finale dei padroni di casa, più in palla dei concorrenti, dell’ultimo quarto di gara non porta a occasioni particolarmente eclatanti, tra il 60’ e il 75’ si scatena la loro furia, con Sheva che nel tourbillon di cambi resuscita lungodegenti del calibro di Cassata e Fares, oltre a Pandev e Melegoni.

Al 67’ è ancora Berardi a rendersi pericolosissimo, con uno dei suoi marchi di fabbrica: da destra si accentra col sinistro per colpire dalla distanza, ma trova un Sirigu in ottima forma a neutralizzarlo.

Al 71’ uno scambio tra Raspadori e Kyriakopoulos libera Defrel praticamente dal dischetto, ma spara alto.

Al 76’ per l’ultima volta ancora Berardi: al volo su una palla alta scacciata dall’area del Genoa, poco sopra la traversa.

L’ultimo reale mezzo sussulto lo da un colpo di testa al 79’ di Defrel, poi da una parte e dall’altra ci si emoziona e ci si dispera per ogni giocatore che prova a proporre qualcosa con un minimo di convinzione e temerarietà, ma si finisce per arrivare al triplice fischio senza mettere troppo alla prova i cuori dei pochi convenuti e dei tifosi da casa.

Federico Burlando

 

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