Una Samp incerottata ma gagliarda strappa un bel pareggio all’Olimpico: 1-1

La Sampdoria conclude il 2021 e il girone d’andata strappando con tenacia e applicazione un meritato pareggio nell’Olimpico giallorosso.

Non è stata una partita appassionante quella di Roma. Sarà l’orario da ultimi acquisti natalizi, sarà per alcune assenze importanti, ma lo spettacolo offerto, nel complesso, non risulta di prima qualità. La squadra di casa vuole confermare i progressi delle ultime settimane, culminati nel rotondo successo di Bergamo, mentre i blucerchiati – parole di D’Aversa – vogliono riprendersi qualcosa di quanto sprecato contro il Venezia.

Il tecnico doriano ripropone i suoi con il 4-4-2 mascherato da 4-2-3-1 già visto nelle ultime, recenti e convincenti recite, dovendo però fare a meno di Audero, sostituito dal romano e romanista Falcone, di Thorsby – assente dell’ultimo momento per problemi gastrointestinali – surrogato dal connazionale Askildsen, e, a gara in corso, anche di Ekdal, che deve lasciare il campo per un fastidio osteomuscolare non ancora definito, con Damsgaard, Torregrossa e Vieira da tempo ai box.

Mourinho sembra invece avere le idee chiare: 3-5-2, con Zaniolo seconda punta dietro ad Abraham, che sta attraversando un buon momento, e centrocampo più di governo che di lotta, con Veretout, Cristante, e Mkhytarian interni e Karsdorp e Vina larghi davanti al trio difensivo formato da Mancini, Smalling e Ibanez.

La prima azione è biancocerchiata, e ci piacerebbe vederci chiaro: Gabbiadini imbuca per Caputo in piena area, il centravanti barese viene spinto a terra al momento della conclusione ma misteriosamente gli viene fischiato contro un fuorigioco inesistente da Giacomelli. Diciamo che un attento esame al VAR – dove sedeva Massa, non serve aggiungere altro – avrebbe potuto sanzionare un rigore a favore della Sampdoria che a conti fatti era piuttosto netto.

Al 3’ un fallo non sanzionato su Silva dà il via ad una ripartenza della Roma, con Abraham che calcia male, e al 6’ Bereszynski salta netto Ibanez che lo stende impunito sul lato corto dell’area di rigore. Dopo pochi minuti l’indisponente fischietto triestino ne ha già ceffate tre su tre, e tutte a favore dei Lupi.

Ma la nemesi è in agguato. Dopo un tiraccio di Vina, Colley anticipa a centrocampo Abraham che nell’occasione si infortuna e rotola a terra. Giacomelli non si avvede della presenza del centravanti di Mourinho e lo travolge in corsa, cadendo a sua volta e aggravando il guaio alla caviglia del nove giallorosso, che ad inizio ripresa dovrà alzare bandiera bianca.

Nella prima mezz’ora abbondante gli episodi scarseggiano. Molti gli errori di grammatica, soprattutto da parte giallorossa, dove Veretout è costretto a cercare spazi sull’esterno, Cristante non inventa, Mancini sbaglia troppo e il solo Zaniolo cerca di caricarsi la squadra sulle spalle (peccando un po’ di presunzione), e poi ritmi bassi e gara ben controllata dalla Sampdoria, dove Caputo e Gabbiadini tengono in costante apprensione i centrali di Mourinho, Askildsen è più attivo rispetto ad altre apparizioni, Silva ed Ekdal si abbassano a impostare e le due catene esterne non concedono spazi e – anzi – costringono spesso gli avversari alla rincorsa.

Attorno al 36’ ci provano prima Gabbiadini con la specialità della casa, il sinistro dal limite, facile preda di Rui Patricio, e poi uno sgraziato Abraham di testa su cross di Karsdorp, alto di chilometri.

Un minuto più tardi il Doria, già incerottato, deve sostituire l’onnipresente Ekdal con Ferrari. A gioco lungo, questa si rivelerà una bella intuizione di D’Aversa, spesso criticato per i cambi. L’ex veronese – buona e propositiva la sua prova – va infatti a schierarsi come quarto a destra in difesa, con Bereszynski che scala avanti e Candreva che trasloca sulla fascia sinistra, mentre Askildsen va ad affiancare Silva in mediana.

Nel finale di frazione c’è tempo per una buona iniziativa di Bereszynski che Caputo non legge adeguatamente, per un tiraccio di Zaniolo – che sembra sempre sul punto di decollare, mentre invece continua a rullare sulla pista – e per la prima parata di Falcone, una telefonata centrale di un compassato Mkhitaryan, che ricordavamo più imaginifico.

Al riposo il punteggio è ad occhiali, specchio fedele di una gara bloccata e tatticamente guidata da una Sampdoria attenta e grintosa.

La ripresa si apre con il cambio chiesto da Abraham. Una doppia forzatura, perché l’attaccante inglese, palesemente claudicante, avrebbe potuto evitare la ripresa del gioco, dando modo a Mourinho di disporre di tre finestre anziché di due sole (se ne avvantaggerà la Sampdoria nel finale). Al suo posto il giovane Felix Afena-Gyan.

La più grande occasione della partita è di marca doriana. Candreva, sulla fascia sinistra, viene incontro al pallone mentre Augello gli si sovrappone. L’ex Lazio e Inter fa sfilare la sfera che giunge al terzino milanese, sul cui cross, e dopo una serie di tocchi, la palla termina ancora a Candreva, che si gira nell’area piccola e centra il palo interno alla destra di Rui Patricio. Sarebbe stato un gol bellissimo, come tutti – tanti – quelli propiziati dall’ex nazionale in questo girone d’andata, ma la palla danza beffarda sulla linea fatale e viene poi liberata dalla frastornata retroguardia di Mourinho, visibilmente scocciato e spesso a scambiarsi opinioni con D’Aversa sulle diverse situazioni di gioco.

La Roma cerca una scossa che non arriva. Attorno all’ora di gioco Zaniolo scalda i guanti di Falcone, ma era in fuorigioco, e due minuti più tardi arriva il vero battesimo del fuoco per l portiere – lui sì – blucerchiato: prima la respinta sul velenoso sinistro di Zaniolo, poi la manata sul tentativo di tap-in del vivacissimo Felix, che poco dopo guadagna un angolo su cui incorna alto da posizione difficile.

È il momento dei cambi di Mourinho, che toglie due centrocampisti – l’inconsistente Vina e l’opaco Veretout – per inserire due attaccanti “da corsa”, Shomurodov ed El Shaarawi.

Sulle prime la mossa sembra premiare. È infatti l’uzbeko, al 72’, a portare in vantaggio i suoi, vincendo due rimpalli – troppo morbidi Bereszynski e Yoshida (peraltro eccellente, con Colley), cacciatela via ‘sta palla!! – e trovando un angolo alla destra di Falcone con un fendente sporco che trafigge l’eccellente portiere doriano.

Ma a gioco lungo, aver così sbilanciato la squadra permette alla Sampdoria, dove Silva è più lucido rispetto a tre giorni prima e Candreva corre da un lato all’altro del campo, di saltare più facilmente la mediana giallorossa. Vero che al 76’ Zaniolo viene anticipato da Falcone in uscita e sul prosieguo un impreciso e arruffone El Shaarawi sparacchia a salve, ma i biancocerchiati riguadagnano campo, anche grazie agli ingressi di Quagliarella per Caputo e di un intraprendente Ciervo per Bereszynski.

Al 79’ un’iniziativa del giovane attaccante di scuola Roma permette ad Askildsen – un po’ discontinua ma non malvagia la sua partita – di liberarsi di un paio di avversari nell’area giallorossa e di tentare una conclusione interessante murata in calcio d’angolo.

Sul conseguente tiro dalla bandierina è ancora il norvegese a spizzare di testa, Quagliarella sul secondo palo rimette in mezzo per Colley che colpisce il secondo montante di giornata, e sulla ribattuta è lesto Gabbiadini a rubare il tempo a tutti per il facile gol del pareggio, quinto consecutivo per il mancino di Calcinate.

Gli ultimi quindici minuti – dieci più cinque di recupero – sono di assalti all’arma bianca della Roma, e di linea del Piave organizzata della Sampdoria, nella quale fa il suo esordio in serie A lo spagnolo Yepes Laut al posto di Askildsen proprio mentre Depaoli sostituisce un esausto e imprescindibile Candreva.

Non tutto è fatto nel migliore dei modi, tanto è vero che chi attacca non riesce a pungere se non con tanti calci d’angolo e con un tiro a giro mal eseguito – sedere basso e palla in curva – da Mkhitaryan già in pieno recupero, e chi difende non riesce a tenere il pallone se non con le manone di Falcone, che – per perdita di tempo – si becca pure un cartellino giallo.

Ma non succede più niente, e la Roma vede sfumare la possibilità di avanzare verso la zona Champions, mentre una Sampdoria organizzata e grintosa al di là delle assenze porta a casa un punto del tutto meritato, che permette di girare la boa di metà campionato a quota 20, discretamente sopra la zona catastrofe.

Una Sampdoria che sembra sapersi isolare dalle vicissitudini societarie, dalle quali, anzi, ha ripreso compattezza ambientale e lucidità interpretativa, in attesa di tempi più sereni.

Un’ultima nota per Giacomelli di Trieste, che ha diretto questo scontro: non ci ha convinto, fin dall’inizio, e lo abbiamo detto. Tre cartellini a zero, falli invertiti a ripetizione, costante impressione di doppiopesismo… Probabilmente così si fa più strada, ma a parer nostro con minore gloria.

Roma (3-5-2). Rui Patricio 6; Mancini 5,5, Smalling 6,5, Ibanez 6; Karsdorp 6, Veretout 5,5 (67’ Shomurodov 6,5), Cristante 5,5, Mkhitaryan 5,5, Vina 5 (67’ El Shaarawy 5,5); Zaniolo 6, Abraham 6 (47’ Felix Afena-Gyan 6). All. Mourinho 5,5.

 

Sampdoria (4-4-2): Falcone 6,5; Bereszynski 6 (76’ Ciervo 6), Yoshida 6,5, Colley 7, Augello 6; Candreva 6,5 (89’ Depaoli n.g.), Silva 6, Ekdal 6 (37’ Ferrari 6,5), Askildsen 6 (89’ Yepes Laut n.g.); Caputo 6 (76’ Quagliarella 6), Gabbiadini 7. All. D’Aversa 6,5.

 

Arbitro: Giacomelli 5 (Di Gioia/Raspolini – Maggioni – Massa/Lo Cicero).

 

Ammoniti: Bereszynski 41’, Falcone 60’, Askildsen 61’.

 

Calci d’angolo 10-2

 

Recupero: 3’ e 5’.

 

Serata fresca, terreno di gioco in condizioni tutt’altro che perfette, buona presenza di pubblico.

Giuseppe Viscardi

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