Ancora carbone in anticipo per il Grifo: la Lazio gli impone un pesante 3-1

Dal primo di gennaio cambio tutto. Quante volte questo principio è andato disilluso. Deve esistere però almeno una valida eccezione alla regola e il Fondo 777 Partner sembra essere determinato ad esserlo. Non è solo una questione di volontà ma di interesse. Questo Genoa che avrebbero acquistato a carissimo prezzo semplicemente non ce la fa. Devono tutelare l’investimento immettendo da subito risorse. Si presenta in campo con le migliori intenzioni e le migliori formazioni disponibili, poi gli errori, la sfortuna, o semplicemente la superiorità avversaria lo costringono a uscire con le osse malconce, letteralmente e metaforicamente. Avendo ricevuto in questo drammatico dicembre così tanto carbone per ogni partita di campionato invece che cioccolato per ogni casella dell’avvento, dovranno giungere copiosi i doni natalizi per addolcire una stagione già ora amarissima.

3-5-2 di Ballardiniana memoria per Shevchenko, o meglio di come si vuole ricordare a Genova il tecnico Ravennate, quello dell’anno passato che granitico nelle sue certezze centrò l’obiettivo per la 4° volta su 4. Davanti a Sirigu Capitan Criscito, Vàsquez, e Vanheusden; inedito tridente di mediana costituito da Sturaro, Portanova e Badelj; Cambiaso a sinistro e Ghiglione a destra; Pandev-Destro coppia d’attacco.

Sarri reagisce all’assenza di Immobile con un classico 4-3-3 in cui Felipe Anderson dall’ala viene spostato a sorpresa falso nueve, con l’ottimo Pedro che rimane sulla fascia e Zaccagni terzo acuto. A centrocampo l’ex Cataldi, il ritrovato dopo 2 turni di squalifica Milinkovic-Savic e Basic. Hysaj, Felipe, Acerbi e Marusic davanti a Strakosha chiudono l’undici.

I primissimi minuti sono un fugace ma pressante assedio genoano con le maglie azzurre ben arroccate a protezione del proprio portiere, poi inevitabilmente le parti si invertono e il copione della partita si dipana come previsto, con la Lazio in costante controllo del pallone tramite un intenso ed elegante palleggio e il Grifo che resiste auspicando di graffiare in contropiede alla prima occasione.

AL 8’ la prima occasione, lancio di Hisaj per Pedro acquartierato sulla destra, il pimpante catalano controlla con precisione, e sfodera una delle sue armi predilette: il rapido accentramento col mancino a incrociare. Sirigu salva in corner.

Al 16’ un’altra occasione per l’ex Canterano di Guardiola, lo serve in orizzontale dal limite sinistro uno scatenato Cataldi dopo aver attirato mezza difesa, lo spagnolo tira e tra i tanti che vanno a proteggere la porta è Vanheusden a respingere di testa quasi sulla linea, la conclusione comunque peccava in potenza per essere davvero pericolosa.

Portanova con un certo impeto tenta un break e allunga come riesce per Pandev, il quale a seguire alza verticalmente per Destro che si fionda in area, la difesa biancoceleste attenta disimpegna senza troppe ansie.

Al 25′ Hisak crossa bene dalla destre, sul secondo palo non ci arriva bene Zaccagni in scivolata che potrebbe trovare il vantaggio.

Nonostante i capitolini siano in evidente controllo del match, non riescono mai a trovare l’imbucata giusta, soprattutto a causa di uno schieramento del Genoa che si mostra attento durante il controllo di palla altrui. Così l’errore che rompe l’equilibrio del match viene proprio dagli stessi rossoblù: al 36’ Ghiglione pressato sul lato destro della propria metà campo si arrischia in un passaggio centrale per Vàsquez, che viene però facilmente intercettato da Felipe Anderson. Il brasiliano s’invola sulla sinistra tutto solo, tutta la difesa si sposta per chiuderlo, lui appoggia a centro area per Pedro che insacca comodamente nell’angolino. Per Ghiglione un errore molto simile a quello che costò a Thiago Motta il derby d’andata di due anni fa.

Il Genoa prova a riorganizzarsi pressando come riesce, la Lazio si trascina senz’affanni sino all’intervallo, e il Vecchio Balordo addirittura rientra negli spogliatoi con gli acciacchi: Sturaro si fa male e Shevchenko vorrebbe addirittura rimpiazzarlo, senza riuscirci, con Biraschi al 47’, secondo di recupero, nonostante manchino pochi secondi all’intervallo. L’altro infortunato è, come Sturaro, un ospite affezionato dell’infermeria, Vanheusden. Alla ripresa al loro posto finalmente Biraschi ed Hernani.

I primi 5 minuti del secondo tempo vedono un Grifo aggressivo e volitivo, ma come a inizio match è una fase illusoria. La Lazio torna in fretta in sala comandi, e a dar la sensazione di poter essere pericolosa in qualsiasi istante. Le offensive però per un buon quarto d’oro si limitano ad allunghi e accelerate sino al limite dell’area, dove però arriva sempre un terzino di rossoblù tinto a scacciare. Parimenti nelle rare sortite il Grifo riesce appena ad arrivare al limitare dell’area, poi però viene arrestato senza troppi patemi.

Al 60’ entrano Sabelli per un Ghiglione divenuto nervoso dopo l’errore ed Ekuban per un Pandev poco incisivo, ma i cambi o non sono azzeccati o coincidono con un calo fisiologico dell’undici rossoblù, che lascia sempre più spazio ai suoi avversari. Il loro fraseggio si fa sempre più insistente e pressante, e l’undici di Sheva fa sempre più fatica a non concederli occasioni pericolose.

Per il raddoppio però scelgono vie più spicce: al 75′ finalmente riescono a scoccare un bel tiro grazie a una bella combinazione Felipe Anderson-Radu sulla sinistra, col rumeno che va a impegnare un Sirgu reattivo. Sul conseguente angolo, Luis Alberto, entrato per Basic al 63′, pesca Acerbi, che svetta e insacca impetuoso di testa.

Il Genoa a quel punto va totalmente in palla e lascia fuggire via Zaccagni su un filtrante di Luis Alberto, 3-0 e notte profondissima in una Roma che non rappresenta certo una dolce vita per Shevchenko. L’assist dello Spagnolo è una meraviglia: il tocco con cui lancia il compagno infatti è un colpo al volo con l’interno del tacco senza girarsi ma col corpo rivolto alla metà campo avversaria, assimilabile a un back spin di stampo tennistico.

Al 82′ deve pure uscire per crampi Portanova, che con la sua intensità, le progressioni, le intelligenti sponde a ripetizione era risultato un po’ a sorpresa uno dei migliori in campo del Grifone. Ma per una volta da un male nasce un bene: entra Melegoni al suo posto. Il neoentrato trova il gol della bandiera verso il 90′: avanza dalla trequarti, scambia con Cambiaso che lesto rasoterra gli restituisce il pallone, tiro nell’ angolino e gol.

La serata va cosí a concludere con una piccola nota positiva dopo tante patetiche strofe; martedì purtroppo bisognerá aspettarsi una sonata non troppo allegra dall’Atalnta, poi si spera che con il concerto di Capodanno il Geifo possa cominciare a marciare, se non al passo di Radetzky, a quello ambito da Shevchenko.

Federico Burlando

 

 

 

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