Lazio a Roma altra Mission Impossible, ma Sheva ha qualche ragione per sperare in più

Sheva plaude ai progressi evidenziati dal suo Genoa nella sfida tra malandati in Coppa Italia, ma nella tana della Lazio o in subordine, a Marassi contro il compressore Atalanta pretende di raccogliere punti, non pallidi consensi. Il piatto della classifica piange, e doversi affidare esclusivamente all’andatura lumachesca delle avversarie dirette non è una prospettiva esaltante, ma alternative non se ne scorgono. Dalla parentesi di Coppa Italia l’ambiente rossoblù ha tratto una prima dose di fiducia, a spezzare il precedente scoramento, ma le pecche sono rimaste e rischia di rivelarsi illusorio immaginare che il rientro a pieno regime di Destro, il ritorno di Kallon e il primo gol di Ekuban possano cambiare i connotati di una squadra fragile ed incompiuta.

Il mister ha qualche imbarazzo in più nella scelta dell’undici iniziale e si augura di lanciare anche in campionato qualche segnale di presenza in zona gol, ma da qui a pensare di limare di parecchio il disavanzo tecnico e fisico rispetto alla compagine di Sarri ce ne passa. Tantopiù che mentre il trainer genoano rischia fortemente di non poter contare sul miglior Cambiaso, il suo celebre dirimpettaio ritroverà un certo Milinkovic Savic, reduce da squalifica. Chi potrà arginarne l’esuberanza fisica, in specie su corner e calci fermi?

Altro tema spinoso riguarda la marcatura di Immobile, che resta – con tutti i suoi limiti – il miglior centravanti italiano. I gendarmi rossoblù dovranno restare strettissimi tra loro e aiutarsi in ogni zona del campo, con la tassativa avvertenza di non concedere praterie al cannoniere biancoceleste ma anche ai suoi sodali Pedro e Anderson, tutti veloci e quasi inarrestabili nella progressione. Chi scegliere per puntellare la Maginot? In teoria Masiello come centrale, Biraschi a destra e uno tra Vasquez e Criscito (utilizzabile anche come esterno di centrocampo) a sinistra, ma non si escludono sorprese.

Anche in mezzo al campo si avverte profumo di novità. Improbabile un siluro per Badelj, che in assenza di Rovella è il solo regista, ma il ventaglio dei candidati alle altre due maglie è ampissimo e comprende Sturaro, lo stesso Hernani (sul quale l’ucraino intende insistere), l’oggetto misteriosoTouré, Galdames (che forse meriterebbe più spazio e considerazione), Behrami e persino Portanova e Melegoni: un esercito.

In compenso sulle fasce c’è ua preoccupante penuria di interpreti, specialmente se Cambiaso, il miglior bue della stalla genoana, dovesse fermarsi ai box per un guaio alla caviglia. Rimarrebbero Ghiglione e Sabelli, a meno che non si registri l’avanzamento di Criscito o l’ardito impiego di Kallon, apprezzabile per dinamismo ma non per equilibrio tattico.

Al Genoa, d’altronde, è ancora tempo di esperimenti in prospettiva del girone ascendente, che sperabilmente sarà affrontato da un altro organico. Il solo elemento non sotto osservazione è Mattia Destro, ce sta ricercando la condizione migliore. Stavolta ci sarà dal primo minuto, ma Ekuban e Pandev (in ballottaggio), giocatori diversissimi, saranno in grado di coadiuvarlo? Ecco uno dei mille interrogativi di una partita prevedibilmente a senso unico ma pur sempre, in ottica genoana, più agevole della successiva, quando a Marassi si presenterà la schiacciasassi del Gasp.

PIERLUIGI GAMBINO

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