Torna la magia del Derby ma gli Apprendisti Stregoni Sheva e D’Aversa son nei pasticci

Stavolta la Lanterna emana una luce flebile, quasi impercettibile per chi naviga attorno al prato del Ferraris. Questo derby anticipato al venerdì non s’avvicina neppure alle sfide più misere della storia, ambientate tra i cadetti, ma raramente si è assistito a vigilie così tristi, e non solo per l’influsso malefico della pandemia.

Da una parte c’è un club che non può programmare un futuro glorioso dovendo far fronte ad un presente da retrocessione e dall’altra troviamo un club senza un presidente e con una situazione di classifica appena più tranquillizzante. Mai come in queste giornate di avvicinamento si sono uditi messaggi così insistenti di invito a riempire il Ferraris dei propri colori e calori: segno inequivocabile che le due squadre, immerse in acque limacciose, necessitano di un appoggio sostenuto per non smarrirsi.

Il Genoa è padrone di casa, godrà di uno stadio amico per due terzi e ha dalla sua un’inveterata abitudine a frequentare i quartieri bassi della graduatoria, dove un punto in più o in meno può essere questione di vita o di morte. La Samp, per blasone e tradizione, è più abituata a vivacchiare in zone tranquille e i cinque punti di margine attivo le consentono di respirare anche nel malaugurato caso di una resa. L’arresto del patron, però, è uno di quei colpi dalle conseguenze indefinibili: potrebbe, al limite, indurre l’ambiente a compattarsi ulteriormente e sprigionare quelle virtù caratteriali troppo spesso nascoste, ma anche disorientare atleti che temono un futuro prossimo ricco di incertezze.

Neppure uno specialista di psicologia potrebbe misurare l’umore dei due clan in occasione della stracittadina; figuriamoci se aggiungiamo alla sfida già pregna di tensione di per se stessa le mille implicazioni suddescritte. Gli amanti delle statistiche propendono per assegnare un vantaggio alla formazione meno accreditata tecnicamente, ma negli ultimi tempi questo fattore del tutto illogico è stato smentito spesso da verdetti perfettamente allineati con la forza delle due contendenti.

La Samp non riesce a ridere della sua abbondanza…

Gli addetti ai lavori paiono soltanto in grado di misurare il confronto con il metro della qualità, individuale e di squadra, e sotto quest’aspetto, i blucerchiati si fanno chiaramente preferire. Mister D’Aversa, dopo tutto, deve esclusivamente rinunciare a Damsgaard e a qualche rincalzo e sciogliere qualche naturalissimo ballottaggio. È probabile che – anche alla luce del confortante secondo tempo inscenato contro la Lazio – la scelta cada sul modulo 4-3-3, con Adrien Silva a completare il trio della mediana e Candreva avanzato sulla linea delle punte. L’alternativa del 4-4-2, infatti, s’impantana nella scarsa incidenza di Verre, presunto esterno sinistro, che stenta a fare la differenza.

In retroguardia, con il rientro da squalifica di Colley, il trainer doriano è propenso ad andare sul sicuro optando per il vecchio titolare Yoshida come centrale. L’ultima prova di Ferrari e Chabot, infatti, è stata disastrosa e, semmai, se proprio dovesse maturare la rinuncia al giapponese, sarebbe il giovane Dragusin a completare l’assetto. Proprio Yoshida, tuttavia, potrebbe essere un’arma in più per scardinare la cassaforte genoana: notoria è la sua bravura in area avversaria, inferiore solo a quella di Thorsby, che – protetto a dovere da Ekdal e Silva – avrà l’ordinedi avventurarsi frequentemente nei paraggi di Sirigu.

L’altro dilemma, come ad ogni vigilia, riguarda la prima linea. Gabbadini non scoppia di salute, ma i due gol realizzati in altrettanti match lo impongono in campo. Quagliarella, protagonista in innumerevoli derby, conosce il clima specialissimo più del suo concorrente Caputo, il quale però appare lievemente più pimpante. D’altronde, è inutile forse rimarcare che il vero problema di casa Samp non sarà tanto la fase difensiva – condizionata in positivo dalla debolezza dell’attacco rossoblù – quanto la concretizzazione. Un golletto potrebbe bastare, ma – appunto – occorre realizzarlo, non importa come.

…il Genoa non può non piangere la carestia d’organico

Andriy Shevchenko non lo ammetterà mai, ma starà invidiando il collega doriano, alle prese con il dolce rovello dell’abbondanza. Lui, invece, non sa a chi affidare certi ruoli delicati, rimasti sguarniti sia per questioni sanitarie, sia per le discutibili strategie di mercato attuate dal vecchio presidente Preziosi. Solo in retroguardia c’è addirittura l’imbarazzo della scelta, con Masiello pronto a tornare come centrale dei centrali (il convalescente Maksimovic non appare ancora prontissimo), Biraschi e Vanheusden rivali per la destra e capitan Criscito ad insidiare Vasquez sulla sinistra. Proprio il capitano, ristabilito da un guaio muscolare, concederà un’ulteriore alternativa a mister Sheva, stuzzicato dall’idea di immetterlo non in retroguardia ma sul corridoio esterno sinistro, con lo spostamento a destra di Cambiaso. Ipotesi tutta da verificare: se scartata, spazio ancora a Sabelli o a Ghiglione.

Anche in mezzo al campo l’esubero di disponibili cozza con la generale carenza di qualità. Badelj, smaltito l’attacco febbrile, sarà della partita come metronomo, ma chi lo affiancherà? Non certo Rovella, out sino a gennaio inoltrato, ma anche Sturaro, peraltro disponibile, è in condizioni precarie: due assenze pesantissime anche a livello puramente agonistico. Come ovviare? Hernani è favorito per il ruolo di pendolo tra centrocampo e attacco, mentre Touré e Galdames si giocano la mansione di mediano.

Infine la prima linea, fonte di ulteriori preoccupazioni per il mister genoano. Pandev si candida per un posto al sole e sarà probabilmente accontentato, con la conferma di Ekuban. Mattia Destro, clinicamente guarito, resta un soggetto a rischio e probabilmente partirà dalla panca, con la prospettiva di un impiego legata al risultato parziale. Se occorresse recuperare un gol, il suo ingresso nella ripresa non sarebbe affatto da escludersi.

Il tecnico rossoblù è conscio della superiorità di palleggio da parte doriana, ma ha lavorato duro in settimana per proporre una squadra meno passiva e più propositiva, capace pure di arrecare qualche insidia al portiere blucerchiato. Molto dipenderà dai tre mediani ma ancor più dai cannonieri designati, ai quali sarà chiesto perlomeno di tener palla in avanscoperta.

                                  PIERLUIGI GAMBINO

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