Samp nella bufera societaria, sul fronte del campo bene Gabbiadini e i secondi tempi

Si può discettare di calcio giocato con quel po’ po’ di terremoto che sta sconvolgendo la vita della Samp? Lungi da noi entrare in vicende giudiziarie estremamente complesse, ma è chiaro che le ripercussioni a livello sportivo non mancheranno. L’auspicio del tifoso doriano medio è che l’arresto del presidente dimissionario stani in maniera perentoria i potenziali acquirenti, li inviti ad uscire allo scoperto e, coi favori del Tribunale, garantisca il più presto possibile un futuro accettabile al club e alla squadra. Voci abbastanza attendibili parlano di un certo fermento, cresciuto nelle ultime settimane, in specie dopo il viaggio del Viperetta a Dubai, ma anche sul fronte cessione i recentissimi sviluppi societari inevitabilmente suggeriranno nuove riflessioni.

Di sicuro la Sampdoria, il solo bene allettante (nonostante i passivi accumulati) nella galassia delle proprietà ferreriane, è in vendita, ma occorre far presto per assicurare la necessaria contabilità gestionale e, di conseguenza una sufficiente tranquillità psicologica ai calciatori, inevitabilmente scossi e preoccupati. Riguardo alla loro reazione sul campo, tuttavia, ci si deve fermare alle ipotesi: la delicata situazione potrebbe spingerli a moltiplicare l’impegno, tipico di chi si sente solo contro tutti e senza alcuna protezione, ma non si esclude un atteggiamento contrario, di chi si abbatte invece che caricarsi ulteriormente. Basteranno le rassicurazioni di prammatica ricevute da parte del direttore operativo Bosco?

Rimettersi in piedi dopo il primo tempo di Lazio-Samp

In attesa di veder più chiaro nella complessa situazione, la tifoseria doriana ha accolto con sconcerto l’ultima prestazione dei suoi beniamini. Il primo tempo è stato tra i peggiori che si ricordi da parecchio tempo: squadra distratta, molle, in balìa di una Lazio senz’altro più dotata tecnicamente ma non trascendentale. Verissimo che mancava Colley e che D’Aversa avrebbe dovuto sostituirlo con un difensore meno legnoso di Chabot, ma l’impasse blucerchiata non si spiega solo con le voragini aperte nei pressi di Audero. Tutta la retroguardia – non solo i centrali – ha latitato, e anche la copertura de centrocampisti è parsa flebile. Se a ciò si aggiunge l’impalpabilità della prima linea, il quadro è completato.

Anche col Verona l’intervallo aveva portato consiglio. Allora la metamorfosi sortì un clamoroso ribaltamento nel punteggio, stavolta no, ma resta forte l’interrogativo di fondo: possibile che la Samp si svegli solo nella ripresa o, come a Firenze, si spenga presto dopo un avvio incoraggiante? Purtroppo le partite durano novanta minuti.

Va pure aggiunto, per dovere di onestà, che lo sviluppo favorevole del secondo tempo è stato in parte favorito dal rilassamento di una Lazio forte del 3-0, dall’uscita per infortunio del mattatore Immobile e, nei conclusivi 25 minuti, dall’espulsione di Milinkovic Savic. La Samp però è stata padrona assoluta del campo, ha vinto parecchi duelli arerei in area ospite ed è andata vicina alla segnatura ben prima che Gabbiadini trovasse il gol della bandiera. Già, Gabbia: non riesce ancora a “riempire” la partita, ma intanto, tra Firenze e Marassi, ha bollato due volte, imponendosi come il solo attaccante in grado di buttarla dentro. I suoi compagni di reparto, invece, guazzano in un digiuno allarmante.

Se non altro, i blucerchiati, pur senza riuscire a riaprire il match, dopo l’intervallo si sono compattati tornando ad essere una squadra: probabilmente, basterebbe loro ripetersi a certi livelli per regalare una consolazione ai loro fans nell’appuntamento più sentito della stagione.

PIERLUIGI GAMBINO

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