Gol Olimpico di Cuadrado, poi solo Sirigu salva il Genoa dalla goleada

Più difficile sconfiggere la Juventus in Finale di Coppa dei Campioni battendo il rigore decisivo avendo davanti Gigi Buffon al termine di 120 combattutissimi minuti o strapparle un pareggio allo Stadium con una squadra da Serie B, i centrocampisti e gli attaccanti titolari tutti in infermeria assieme al Capitano e pure qualchedun altro ancora, e una situazione di classifica più nera che grigia? Buona la seconda. Nel primo caso la pressione è tutta sulle tue spalle, ma tutto sommato per segnare un rigore, per quanto decisivo, basta centrare la porta ed essere fortunati una volta. Per portare a casa la pellaccia allo Stadium con un Genoa già di per sé inadeguato, e in più devastato dagli infortuni, bisogna essere fortunati 90 volte più il numero di minuti di recupero. Troppo da chiedere alla Dea Bendata, che tra l’altro invece ci vede benissimo: appena avvista le piume di un Grifone, volge lo sguardo.

Shevchenko s’impegna, non non s’indigna, non getta la spugna ma probabilmente si costerna, anche se con gran dignità non lo da a vedere, quando perde per influenza in mattinata, praticamente all’l’ultimo secondo, l’ultimo centrocampista titolare rimastogli, Milan Badelj.

Non gli resta che riproporre il modulo più rodato, il 3-5-2, con Bani, Biraschi e Vàsquez davanti a Sirigu, Cambiaso e Ghiglione sulle fasce, in mediana Tourè, Behrami, ed Hernani, coppia d’attacco Ekuban e Bianchi.

Quasi tutti i campionissimi presenti nell’undici bianconero, disposti col 4-2-3-1, da Szczesny, Cuadrado, Chiellini in retroguardia al Campione D’Europa Locatelli regista di centrocampo a Dybala 10 fantasista, a Morata centravanti di sfondamento, con Kulusevski e Bernadeschi a rifornirlo ai lati.

La Resistenza dura 10 minuti, poi Cuadrado la fa saltare dalla bandierina

In realtà è buona la partenza del Genoa che si chiude a difesa della propria porta e cerca di colmare tutti gli spazi, la Vecchia Signora non riesce a spiegare sin da subito la sua schiacciante superiorità e si riaccende timidamente l’ultimo male del vaso di Pandora, la speranza. Ma affinché si concretizzi il Genoa deve essere fortunato sempre, e in questa stagione lo è meno che mai.

Cuadrado al 9’ fa saltare il banco con una prodezza per fini intenditori: segna direttamente da calcio d’angolo, richiamando tra l’altro un gol analogo del pomeriggio di Calhanoglu contro la Roma. Non c’ è praticamente nulla da fare contro la parabola larghissima che va a morire sotto la traversa verso il secondo palo con la fredda efficienza di un droide radiocomandato e la poesia di un arabesco. Sirigu si tuffa a vuoto, e sarà l’unica mezza incertezza di una partita in cui perpetrerà paratone a ripetizione, se fosse sbattuta in maniera diversa magari avrebbero potuto scacciarla in tempo i terzini che proteggevano quello specchio della porta.

A questo punto il Genoa in teoria dovrebbe attaccare ma non ne ha la capacità fisica. Il dominio della Juve è inscalfibile, e giustamente le Zebre continuano a spingere alla ricerca della rete della sicurezza. Subito Bernardeschi e Locatelli con due palloni in mezzo cercano di chiudere anzitempo i conti, la replica rossoblù è in un lancio disperato di Cambiaso per Ekuban, senz’esito. Quindi, al 15’ di nuovo la Juve con Bernadeschi, che salta l’uomo e prova involarsi verso la porta, ma si imbatte in un Sirigu reattivo. Locatelli spara alto da buona posizione, poi la prima vera, per quanto blanda, fiammata del Vecchio Balordo, con Ekuban che riesce ad andare via in mezzo a 3 uomini con prepotenza e insospettata classe, prima di essere costretto a lasciar sfumare l’azione.

Sirigu tiene viva la partita sino alla fine

Al 26’ Sirigu è sicuro neutralizza per due volte Dybala che sguscia via alla difesa e va deciso alla conclusione e scoordinato alla respinta, mentre è fenomenale al 37’ quando con un riflesso respinge un colpo di testa di De Ligt da due passi e trattiene il tap-in di Morata. Al 45’ proprio in finale di tempo con una deliziosa imbucata Dybala mette Morata davanti a Sirigu, ma il secondo portiere della nazionale è in una serata degna del suo titolo di Campione d’Europa.

La ripresa prosegue sulla medesima falsariga, e forse per Shevchenko è pure peggio perché scaturiscono molte più occasioni da palloni persi all’altezza di centrocampo, così che alla lista dei problemi da risolvere si assomma la prima fase di costruzione.

Già al 51’ Morata se ne va via e scarica per l’accorrente Dybala, che non manda alto di molto; poi al 53’ Morata sradica la sfera di cuoio a Bani e s’invola verso la porta, ma Sirigu in uscita e a mano aperta compie l’ennesimo mezzo miracolo.

La manovra bianconera è accerchiante e Sheva al 60’ prova a cambiare tutte le carte in tavola; dentro Pandev, Galdames e Portanova, cresciuto proprio in seno alla Vecchia Signora, fuori Bianchi, Tourè e Behrami. Con i cambi in effetti è appena un po’ meno timido nella metà campo avversaria, ma le vere occasioni sono tutte tinte di bianconera, come l’ennesima doppia conclusione in successione, al 65’: questa volta Sirigu dice di no a Dybala e Cuadrado.

Al 71’ la miglior azione del Genoa: Cambiaso recupera un pallone su un piazzato e riparte, salta elegantemente l’uomo e lancia lungo, Portanova di testa devia per Pandev che allunga per Ekuban, l’italo-ghanese non riesce però a concludere degnamente la trama, si inceppa chiuso tempestivamente da Chiellini.

Al 72’ Morata si fa ammonire per un eccesso di nervosismo, viene prontamente sostituito da Allegri ed esplode in un eccesso di collera, con epilogo di vicendevoli rimbrotti tra l’allenatore toscano e la punta. Kean rimpiazza lo spagnolo e si fa subito ammonire per un calcione gratuito a Biraschi. Nel frattempo Vanheusden va a rimpiazzare Bani che, tanto per aggiungere dolenti noti a un’infelice spartito, si acciacca.

AL 82’ la definitiva fine dei giochi: Bernadeschi apre con un taglio intelligente per Dybala sulla sinistra, l’argentino penetra in area e raddoppia.

Il triplice fischio pone fine a una partita mai cominciata davvero, ora per Sheva un altro quesito insidioso: peggio (o meglio) dover fare punti contro una candidata per lo scudetto infarcita di campioni in casa sua, o contro la molto più abbordabile Sampdoria nel sentitissimo Derby? Ai posteri l’ardua sentenza, auspicabilmente a gennaio la soluzione di tutti i problemi.

Federico Burlando

 

 

 

 

 

 

 

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