Son tornati i problemi di concentrazione per la Samp, ma la Lazio può essere sorpresa

L’ultima tentazione di casa Samp? Affidarsi alle cure di un mental coach per ovviare alle attuali carenze, decisive sul fronte dei risultati. Non è un’idea peregrina, tenuto conto che certi problemi di ordine psicologico non sono vecchi di qualche settimana bensì di alcuni anni. Già ai tempi preranieriani la squadra blucerchiata non brillava per determinazione e capacità di reazione: spesso era in balìa degli eventi invece di indirizzarli e mostrava amnesie più o meno lunghe. Una sindrome strana, priva di una spiegazione plausibile se non la mancanza di autentico leader, di un calciatore capace di prendere per mano i compagni e scuoterli come un albero di mele. Sir Claudio aveva saputo entrare nel cervello di molti dei suoi atleti, guarendoli sotto quest’aspetto e ottenendo prestazioni più costanti sia da una settimana all’altra sia nell’arco dello stesso match: e i risultati lo hanno premiato.

Adesso, la rosa non è granché mutata rispetto a quei tempi, e l’antico difetto è nuovamente emerso. A Firenze si poteva anche perdere senza gridare allo scandalo, ma è il modo che non può andar giù. Possibile che un undici come quello doriano, dopo un quarto di gara assolutamente apprezzabile e con un gol di margine attivo, esca improvvisamente dal campo e si lasci travolgere da una Fiorentina sì in palla ma non inarrestabile? A cos’altro se non la decencentrazione si possono imputare le latitanze di Murru in occasione dei tre gol viola? E qualche suo compagno gli è andato a ruota finendo dietro la lavagna per disattenzioni imperdonabili.  Ciò premesso, non mancava il tempo per affrontare la ripresa col sangue agli occhi provando a mostrare i denti ai viola. Invece la Samp si è adagiata sul tappeto dei tre gol incassati e non ha mai iniziato a credere nella rimonta. Forse, con un Ekdal in cabina di regìa, la squadra avrebbe manifestato qualche sussulto di orgoglio, ma all’appello sono mancati quasi tutti i pedatori scesi in campo: segno che il disagio era generale. Vedremo stavota, con lo svedese e Augello disponibili al rientro, se i blucerchiati torneranno vicini al livello elevatissimo toccato nella ripresa contro il Verona o se esprimeranno ulteriori insicurezze.

Una Lazio con dei singoli importanti ma che non ha ancora capito i meccanismi di Sarri

Arriva la Lazio, che nei valori assoluti non si discosta troppo dalla formazione viola, pur attraversando un periodo globalmente peggiore. L’avversario resta di livello, con campioni del calibro di Immobile e Milinkovic Savic ed una lunga serie di individualità di rilievo. Un osso reso ancor più ostico dal rocambolesco 4-4 imposto ai biancazzurri da una pimpante Udinese, in grado di rimontare al minuto 98. I laziali hanno contestato la punizione del pari conclusivo e mille altri fischi dell’arbitro di turno, venendo graziati sotto l’aspetto disciplinare. Il pericolo è che quelle urla reiterate all’indirizzo del direttore di gara si trasformino in decisioni favorevoli al Ferraris.

Di sicuro quella attuale è una Lazietta, che non ha mai assimilato il gioco di Sarri, particolarmente ostico, e si mantiene a galla solo grazie agli spunti di qualche singolo più che al collettivo. Gli schiaffoni rimediati nelle ultime due gare, poi, segnalano lacune difensive marchiane, che i sampdoriani sono caldamente pregati di sfruttare. Mancherà pure Patric, squalificato, ed è un altro vantaggio, ma è chiaro che disponendo di centrocampisti un po’ usurati ma di classe cristallina e di un trio d’attacco esperto e veloce, la formazione del presidente Lotito merita rispetto ed attenzione ai massimi livelli.

D’Aversa, in attesa di capire se i suoi scenderanno in campo col piede propizio o con quello sbagliato, deve lamentare l’assenza di Colley, sotto squalifica. I potenziali sostituti Yoshida, Chabot e Dragusin (scritti in rigido ordine di probabilità d’impiego) non sono sprovveduti, ma le loro caratteristiche mal si adatta per la presa in cura di attaccanti temibili in campo aperto e nei dribbling. Chiaramente, la difesa tutta – compresi gli esterni, non certo punti di forza – sarà sottoposta ad un impegno strenuo: guai se Ekdal e Thorsby, ma anche Candreva e Verre, non li coadiuvassero nella fase di filtro.

Nei pressi del portiere ospite Reina, invece, si respirerà una frenetica attesa di rivedere un gol di Quagliarella o di Caputo, due bomber da troppo tempo con le polveri bagnate. D’altronde, pensare di poter continuare a vivacchiare sulle prodezze offensive di centrocampisti e difensori sarebbe una forzatura inaccettabile.

PIERLUIGI GAMBINO

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