Nessuna speranza per lo Spezia contro l’Inter, 2-0 secco

È stato un meticoloso tiro al bersaglio quello dell’Inter ai danni dello Spezia, un continuo aggiustamento di mira sino a cogliere il risultato della sicurezza, il 2-0 che previene gli effetti di miracoli e accidenti dell’ultimo minuto. Thiago Motta non ha praticamente potuto fare nulla per scalfire la sua ex squadra, troppo superiore sotto i punti di vista. Di fronte a una tale corazzata lo Spezia però non si è sciolto sino ad affondare. Se da un lato poteva finire in goleada, dall’altro ha provato a tenere il campo al meglio delle proprie possibilità con una certa determinazione, o perlomeno senza mai rassegnarsi.

Entrambe le compagini fanno un po’ di turn over, e così il tecnico italo-brasiliano esclude Bastoni, Maggiore dall’undici titolare, Antiste, Strelec e Nzola dall’undici titolare, in avanti giocano Gyasi e Salcedo con Manaj, Reca viene disposto mezz’ala e Kiwior terzino sinistro. Completano l’inedito 5-3-2 Amian, Erlic, Hristov in retroguardia, Kovalenko e Sala tra mediana e trequarti.

L’avvio di gara più che uno schizzo del match ne è già il quadro completo: Spezia schiacciato a ridosso della propria area, meneghini che li assediano con pazienza cercando la breccia giusta per passare.

Ci prova Correa col tiro a giro già all’9’, poi una serie di tiri rimpallati in un modo o nell’altro dagli ospiti sino al break di Sala, che subito dopo aver rubato il pallone a Brozovic batte a rete dalla distanza ma non riesce a soprendere Brozovic.

Ci sono quasi 5 minuti di fugace e illusorio ribaltamento delle parti, con lo Spezia che con un certo coraggio alza il baricentro e costringe i lombardi a ripiegare, ma tale ribellione al fato decretato dai pronostici viene repressa nel sangue: 3 occasioni dal limite poco prima della mezz’ora, con Correa, Lautaro, e Dumfries, due neutralizzate da Provedel, la prima e l’ultima, e con quella del Toro che finisce a lato di pochissimo. Quindi al 36’ il gol: un brillante tacco ancora di Lautaro Martinez smarca alla perfezione Gagliardini, che di fatto realizza un rigore in movimento.

Al 40’ uno scatenato Correa si libera di due uomini e molla la bordata, Kiwior in scivolata impedisce che che si diriga in porta.

Al 46’, giusto un attimo prima che si torni negli spogliatoi, lo Spezia sfiora il colpaccio che avrebbe rialimentato le speranze in vista della ripresa: su calcio d’angolo Amian svetta e incoccia di testa, Handanovic ci arriva con in riflesso.

Thiago Motta nella ripresa immette Bastoni e Ferrer per Reca e Amian, nel tentativo di giocarsela con un modulo più consuetudinario, ma non c’è verso di cambiare l’indirizzo del match. Anzi, l’Inter riprende ad attaccare con ancora più impeto. È un crescendo: imbucata di Correa per D’Ambrosio che non aggancia, tiro da fuori di Lautaro, traversa del Tucu, Calhanoglu con una sassata da una respinta della difesa su cui balza Provedel. E al 56’ arriva la chiusura del match: sull’ennesima cannonata, stavolta di Lautaro, Kiwior prende di mano ed è penalty. Batte proprio il Toro, 2-0.

Al 61’ Provedel con un mezzo miracolo recupera di pugno una conclusione insidiosa ed elegante di Calhanoglu, poi si placa il furore nerazzurro.

Per venti minuti i padroni di casa si limitano a controllare il match invece che cercare insistentemente la goleada, anche se sornioni Perisic e Gagliardini di testa cercano il tris.

Lo Spezia più con la determinazione di chi non ha nulla da perdere che con la convinzione di farcela negli ultimi 10 dei regolamentari prova a riaprirla con una conclusione a sorpresa di Manaj e un’incursione di Gyasi, quindi all’ultimissimo minuto è Vidal con un tiro da fuori a regalare l’estremo sussulto.

Federico Burlando

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