La Samp con l’Hellas ha confermato di essere squadra ben superiore alla lotta salvezza

Sei punti in due partite, da sbattere in faccia agli scettici blu (cerchiati), convintissimi che la Samp avrebbe dovuto combattere sino alla fine per la sopravvivenza. Bene fa mister D’Aversa a tenere distinti l’entusiasmo (sentimento utilissimo) e l’euforia (pericolosissima), ma non serve un super intenditore di calcio per capire che i ragazzi del Viperetta rimarranno lontanissimi dal baratro e nel prosieguo di campionato si metteranno alle spalle un altro gruppetto di antagoniste.

La Samp attuale, intendiamoci, non vale più la colonna a sinistra della graduatoria, ma un Dodicseimo posto, o giù di lì, è senz’altro nelle sue corde. Occorreva soltanto tornare al passato: al 4-4-2 di Ranierana memoria, che non appagherà forse il desiderio di modernità di mister Roberto, ma piace un sacco a parecchi giocatori, in primis i senatori, assai influenti. Il rientro di Verre ha completato l’opera: ora tutti i singoli operano nelle zone di campo predilette, e il risultato si avvertono.

La Samp contro il Verona ha ancora patito per mezza gara qualche defaillance psicologica, acuita dal vantaggio ospite, non poco fortunato: come se l’impresa di Salerno non fosse bastata a restituire l’antica fiducia. Stavolta, a metà contesa, i calciatori si sono reciprocamente lanciati un messaggio positivo, quello targato fiducia, e per i gialloblù si è fatta notte. Il caporione della rivolta non poteva che essere il fantastico Candreva di questo campionato. Eccolo prendere per mano i compagni e condurli alla riscossa con i fatti e non solo con le parole. Suo il pareggio con un diagonale chirurgico, suo il traversone sfruttato da Ekdal per ribaltare il punteggio. La rete finale di Murru è stata solo la ciliegina in una torta già fragrante.

L’altra chiave della resurrezione doriana è il ritorno a livelli elevatissimi dell’uomo di regìa, Ekdal, finalmente non condizionato dai vecchi acciacchi. Non ce ne voglia Adrien Silva se scriviamo che l’apporto al gioco garantito dal suo pari ruolo è di ben superiore consistenza.

Adesso all’appello mancano solo gli attaccanti. Sì, perché la Samp è rientrata in linea di galleggiamento anche senza il contributo realizzativo dei suoi bomber, surrogati alla grandissima da Candreva e, a turno, da centrocampisti e difensori abili anche in area avversaria. Passi il digiuno di Gabbiadini, ancora lontanissimo da una forma accettabile, ma i due centravanti non stanno rispondendo alle aspettative. E se Caputo si è perlomeno reso utile nell’azione del primo gol, Quagliarella è rimasto in ombra dal primo minuto sino al momento di una sostituzione non certo scandalosa. L’arbitro gli ha probabilmente negato due falli, ma il suo nervosismo resta ugualmente esagerato.

Col morale alle stelle, la Samp è pronta a rendere dura la vita alla Fiorentina, reduce dalla beffarda sconfitta di Empoli. Una squadra forte di un campione come Vlahovic, di un rimpianto ex doriano come Torreira e di una lunga serie di ottimi calciatori merita il massimo rispetto, tantopiù che recupererà un altro pezzo da novanta come l’argentino Gonzalez, ma i blucerchiati hanno una gran voglia di combinare ai viola uno scherzaccio. Il solo handicap risiede nella squalifica del “faro” Ekdal (scontato il rilancio di Adrien Silva), ma anche lo stop a Ferrari, che si era guadagnato un posto al sole come sostituto di Yoshida, non ci voleva proprio. La ritrovata tranquillità – di chi può giocarsi il match senza l’assillo di non perdere – potrebbe essere un alleato prezioso per la banda di D’Aversa.

PIERLUIGI GAMBINO

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