D’Aversa deve far segnare gli attaccanti, Verona avversario in formissima

Arriva il rampante Verona e gli occhi dei tifosi doriani saranno rivolti, speranzosi, verso quei tre che, a giudicare dalla carriera e dalla classe pura, dovrebbero mitragliare di palloni i portieri avversari. Quagliarella, Caputo e Gabbiadini – elencati in stretto ordine anagrafico – rappresentano nomi prestigiosi, autentici lussi per una squadra che – classifica alla mano – pascola non lontanissima dal burrone. Sinora, questo trio non ha fatto sfracelli in fase di realizzazione: tre le reti realizzate da Caputo (due delle quali nella festosa rimpatriata ad Empoli), una dal capitano (dagli undici metri), zero da Gabbia (reduce però da lunga sosta per infortunio). Il bilancio offensivo, per fortuna, stato raddrizzato in particolare dall’incredibile Candreva (mai così determinante per precisione e continuità), dal tuttofare Thorsby e dal fludificante Yoshida, che nel sangue non hanno certamente il gol.

Mister D’Aversa ha il compito di far convivere attaccanti che, sulla carta, non sono perfettamente compatibili: in specie i due che sinora hanno indossato costantemente una maglia da titolare. È l’ora di un risveglio generale in area avversaria, visto che buttarla nel sacco è il compito loro e i bomber adattati non possono avere vita lunghissima. Dalla loro resurrezione forse non passa la salvezza della Samp ma di sicuro un futuro più tranquillo e meno sofferto: ergo, un piazzamento tra il decimo e il tredicesimo posto, che resta alla portata di una compagine sinora al di sotto delle attese e delle potenzialità. Fa comunque benissimo l’allenatore ad affermare che non basta aver espugnato il terreno di Salerno per rasserenare completamente l’ambiente: occorre pur sempre una riprova contro un undici meno arrendevole di quello granata.

Hellas Verona in gran forma

I “putei” di Tudor dovrebbero rispondere a questi requisiti. Nel posticipo di lunedì hanno piegato in extremis ma con pieno merito un diligente Empoli, confermando un’elevata caratura complessiva. Neppure gli scaligeri valgono una poltrona europea, ma a centroclassifica arriveranno certamente. Il tecnico croato, rilievo dello sconclusionato Di Francesco, ha rispolverato gioco e prerogative appartenenti al Verona di Juric: gioco corto, organizzazione, una discreta dose di classe. Forse, resta qualche lieve carenza sotto l’aspetto difensivo, ma nulla di così favorevole agli avanti rivali. Si pensava inizialmente a qualche problema in attacco, ma la presenza saltuaria del volpone Kalinic, la forma scoppiettante del figlio d’arte Simeone e la vivacità di un ex doriano, Caprari sono sinora bastati a creare più di un mal di pancia agli antagonisti.

Si annuncia un match equilibrato, che i blucerchiati dovranno cercare di vincere senza riversarsi nella metà campo gialloblù. Dopo tutto, con il pieno di punti centrato a Salerno, vincere non è più una questione di vita o di morte. Guai a non provarci, ma se al triplice fischio il punteggio fosse ancora in equilibrio, nessun dramma.

Intanto D’Aversa, dopo mesi di incompletezza, può bearsi di una certa abbondanza. In difesa chiede giustamente spazio il ristabilito Yoshida, ma Ferrari si è guadagnato domenica un bel po’ di attenzione. A centrocampo torna da squalifica Adrien Silva, ma un Ekdal in chiaro progresso offre superiori garanzie nelle due fasi. Non è da escludersi – ma appare improbabile – una riproposizione del 4-3-3, ma il 4-4-2 riscuote maggiore credito: stavolta, però, l’omologo di Candreva a destra potrebbe essere Gabbiadini (con Verre semplice alternativa), scalpitante e a caccia di personale riscatto.

PIERLUIGI GAMBINO

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