Infortuni, terribili ex, rosa impreparata…con Genoa-Roma un debutto da grifoni per Sheva

“Tra qualche anno, vedrete, i tifosi mi benediranno”. Enrico Preziosi allude ovviamente alla cessione del Genoa ai facoltosi americani, ma ora come ora il sentimento di avversione nei suoi confronti resta forte e generalizzato, constatando la situazione di classifica, invero disperata, e la caratura complessiva di una rosa costruita secondo criteri insostenibili. Agli yankees, e ad Andrji Shevchenko, il generale da loro designato, toccherà scongiurare il peggior destino nel prosieguo di quest’ennesima travagliatissima stagione.

Alberto Zangrillo, genoano sino al midollo, sta già dispensando sorrisi a trentadue denti coi quali accompagna la fresca ascesa al soglio di Villa Rostan, ma non potrà essere lui a togliere le castagne dal fuoco. In attesa di conoscere il nome del nuovo uomo-mercato (il ruolo di gran lunga più delicato nell’intera struttura societaria), il mondo Grifone si aggrappa agli inguaribili, incrollabili ventimila, convocati a Marassi per spingere i resti della squadra rossoblù ad un’impresa (ma ne basterebbe mezza, cioè il pareggio) a danno della Roma.

Neppure i giallorossi nuotano nel mare della serenità. Provengono da una serie di batoste e il loro ammiraglio, Josè Mourinho, fa di tutto per spezzare l’armonia dell’equipaggio e agitare l’ambiente. Se la prende con qualche giocatore, con gli arbitri, con il destino autoemendandosi da qualsiasi critica e sfruttando la scia di un consenso pubblico che non potrà essere eterno.

Caicedo e Criscito infortuni che pesano ma non mancano le alternative per il 3-5-2

Certo, se sui piatti della bilancia si posano i giocatori delle due squadre, emerge una notevole differenza di caratura: la stessa che caratterizzava la sfida recente tra la matricola Venezia e la Lupa, tornata spelacchiata dalla laguna. Questo precedente aiuta a confidare nel miracolo, che si auspica favorito dal nuovo corso genoano. Se non altro, i giocatori ingaggiati da Preziosi (con o senza l’avallo di Ballardini?) saranno spinti anche dal desiderio di mettersi in luce agli occhi del loro nuovo comandante, il quale, appena accelerato il ritmo della preparazione atletica, ha perso per strada due pilastri come Caicedo (recidivo a livello muscolare) e Criscito. Con l’organico pletorico di cui dispone, l’ucraino non avrà problemi a trovarne undici sani, ma a livello di qualità qualche smorfia è inevitabile. Di sicuro il 4-3-3, che rientra nelle sue idee forti, sarà accantonato per mancanza di degni interpreti, e la soluzione di riserva, già da lui collaudata nelle ultime apparizioni della Nazionale gialloblù agli Europei, non può che essere il prudente e conservativo 3-5-2.

La morìa di difensori rende obbligate le scelte in terza linea: dentro Biraschi, Vasquez e Masiello, non certo strutturati nel gioco aereo ma se non altro sufficientemente veloci per arginare i contropiedi degli avanti giallorossi, veloci e forti in progressione.

Anche a centrocampo relative opzioni, in specie sulle fasce, dove dovrebbero piazzarsi Cambiaso a sinistra e Ghiglione a destra. In mediana Sheva è orientato a riconfermare sia Badelj, sia Rovella, che perlomeno offrono garanzie nel tocco di palla, ma resta da individuare il terzo elemento in un lotto nutrito di candidati: Sturaro (che sarebbe il preferito del presidente uscente Preziosi ma ha nelle gambe non più di mezza gara), Touré (giocatore che il mister deve provare a riportare ai livelli toccati in Francia), Behrami (più idoneo come subentrante) e il favorito Galdames, in grado di assicurare dinamismo e piedi decenti, oltre a poter agire anche come schermo per Veretout, il regista giallorosso.

Inedita la coppia offensiva, condizionata dalle pesanti defezioni di Destro, Caicedo e dello stesso Kallon, acciaccato. Spazio, come prima punta, a Bianchi, che ad Empoli ha scongiurato la sconfitta confermando un certo fiuto del gol, ma chi lo supporterà? La tentazione è di schierare Pandev, in ossequio all’antico ragionamento secondo cui, per salvarsi, ci si deve affidare ai veterani, tantopiù quando sono assai più conosciuti rispetto a compagni più acerbi. Neppure il macedone ha autonomia superiore ai 45 minuti, sicché il tecnico ha messo in guardia sia Ekuban – dotato di forza atletica ma ahinoi poverissimo di qualità – sia il diciottenne Buksa, altro individuo da risollevare.

Non si esclude neppure un’altra strada tattica: il sunnominato Galdames finto attaccante alle spalle di Bianchi, con Sturaro a centrocampo, così da rinforzare ulteriormente la cerniera sin quando il risultato parziale arriderà.

Roma in difficoltà, scalpitano Shomurodov ed El Shaarawy

Neppure vulcanico Mou ha tutta la rosa disponibile, visto che Smalling, Vina e Calafiori (oltre al lungodegente Spinazzola) sono in infermeria e capitan Pellegrini continua ad essere in dubbio. Il modulo è deciso, 3-4-1-2, ma riguardo ai nomi resta qualche nodo da sciogliere. Il recupero in extremis di Kumbulla eviterebbe un arretramento in terza linea di Cristante, confermato a centrocampo, mentre Zaniolo si gioca il posto di rifinitore con il capitano.

In campo sono annunciati due ex genoani avvolti nel rimpianto della Nord: Shomurodov ed El Shaarawy. Il primo dovrebbe essere preferito a Mkhitharyan come “spalla” di Abraham, mentre il savonese è destinato a coprire l’intera fascia sinistra: mansione tattica piuttosto forzata (Stephan è carente in copertura), che il Genoa potrebbe sfruttare.

Di sicuro attorno a questo posticipo in notturna monta un’attesa spasmodica nell’ambiente genoano, curioso di capire quali variazioni avrà apportato ad una squadra sinora ricca di lacune. Ci si aspetta una riverniciata a carico di qualche elemento sinora in ombra ed anche un progresso in fatto di dinamismo: il Genoa ballardiniano, infatti, correva pochissimo e a ritmi dopolavoristici.

PIERLUIGI GAMBINO

 

 

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