Salerno snodo della stagione blucerchiata, ma D’Aversa potrebbe restare comunque

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Il golfo di Salerno parrebbe rappresentare l’ultima spiaggia per Roberto D’Aversa, ma sarà davvero così? La mancata sostituzione del tecnico abruzzese dopo il ko interno col Bologna ha moltiplicato le perplessità in seno ai tifosi doriani, che iniziano ad avvertire, sempre più forte, una sensazione non gradevolissima: che la conferma dello status quo derivi solo dalla mancanza delle risorse economiche necessarie per accollarsi un altro staff tecnico. Di sicuro i conti blucerchiati presentano un colore rosso fuoco e le incertezze sul futuro del club, legato in primis alle vicende extracalcistiche del patron Ferrero, rendono ulteriormente nebuloso lo stato dell’arte, ma sarebbe pericoloso viaggiare di conserva solo per non peggiorare ulteriormente il bilancio.

Gli scenari in caso di esonero di D’Aversa

In casa della matricola granata D’Aversa si gioca un’altra fetta del proprio destino e la logica direbbe che un malaugurato passo falso significherebbe esonero automatico. È altresì ovvio che un successo rafforzerebbe la posizione dell’allenatore, ma cosa succederebbe in caso di equo verdetto, sulla carta il più probabile epilogo? Impossibile capirne di più. Secondo le voci più diffuse, il d.s. Faggiano non sarebbe più così convinto di dover mantenere in sella D’Aversa, preferendogli Iachini, che a sua volta non sarebbe proprio nelle grazie del presidente, orientato – se le cose precipitassero – a compiere una doppia mossa alquanto ardita: l’ingaggio di un altro illustre cavallo di ritorno, Marco Giampaolo, e il reintegro come responsabile dell’area tecnico di Carlo Osti, di recente cacciato con codazzo di causa di lavoro.

Salernitana penultima, Cenerentola guerrigliera del campionato

Insomma in casa Samp regna il caos, e c’è solo una strada per diradarlo prontamente: vincere all’Arechi, che per ragioni ambientali (i supporters granata allo stadio sono caldissimi e numerosi) e politiche (non si dimentichi che il plenipotenziario del club campano resta il potentissimo Claudio Lotito) non costituisce l’approdo più comodo. Ma nel calcio, fino a prova contraria, sono i calciatori a determinare in gran parte gli esiti di una partita, ed è fuor di dubbio che la caratura tecnica complessiva di un Samp anche rimaneggiata sia di gran lunga superiore rispetto a quella del manipolo di Colantuono.

La Salernitana sinora ha trionfato solo a spese del peggior Genoa stagionale (a parte quello d’esordio a San Siro) e raramente ha proposto una qualità di gioco degna della massima serie. La sua difesa è ballerina, l’attacco scarsamente prolifico (pur con qualche recente segno di risveglio) e il centrocampo è imbottito esclusivamente di pedatori abbastanza dinamici e disposti al sacrificio, ma tecnicamente modesti. Il solo elemento in grado di catalizzare le attenzioni e le speranze del pubblico campano è un certo Franck Ribery, che nelle file del Bayern Monaco e della Nazionale transalpina ha vinto tutto. I suoi 38 anni e mezzo tuttavia ne riducono di parecchio l’autonomia fisica, ormai inferiore alla mezza gara: sarà dunque basilare per i blucerchiati circoscriverne il raggio di azione durante il suo periodo di freschezza.

Le carte in mano a D’Aversa, le ragioni della crisi

A Ekdal e C. tocca imporsi nella sfida più spinosa: quella contro l’insicurezza e la scarsa convinzione nei propri mezzi. Il fattore psicologico, infatti, resta in testa all’elenco delle motivazioni di una crisi imprevista e lunga. Dopo lo 0-4 di Napoli sono repentinamente riaffiorati quei limiti caratteriali che la Samp aveva già manifestato prima dell’avvento di Claudio Ranieri, il cui sostituto, D’Aversa, non è evidentemente riuscito a ottenere un certo equilibrio tattico e un rendimento decente da troppi giocatori, incapaci di assimilare anche il minimo cambio di mansioni tattiche.

Il mister non guazza nell’abbondanza anche se par aver recuperato Askildsen, tornato dagli impegni in Nazionale con qualche acciacco, e Verre, finalmente disponibile dopo un’assenza prolungata e pronto a lasciare la panca a gara in corso per rendersi utile. Il 4-3-3, ormai collaudato, è il solo sentiero percorribile, stante l’assenza per squalifica di Adrien Silva. Candreva salirà sulla linea d’attacco spostandosi però a sinistra per lasciare spazio a destra a Gabbiadini, meno duttile di lui. In mezzo dovrebbe spuntarla ancora Caputo nel ballottaggio con l’amico-rivale Quagliarella, che se non altro ha smaltito i problemucci fisici accusati due domeniche fa e si candida per un impiego part-time. Di sicuro, le punte dovranno lanciare al tecnico qualche messaggio incoraggiante e, se possibile, scrivere il proprio nome nel tabellino dei marcatori. Sarebbe impresa proibitiva, infatti, risalire la corrente affidandosi solo alle estemporanee prodezze di Thorsby e di qualche difensore, i cui compiti primari sono ben altri.

PIERLUIGI GAMBINO

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